In numerosi articoli, precedentemente, abbiamo messo in evidenza come l’Italia sia un Paese unico nel suo genere, colmo di autentiche meraviglie artistiche e naturali. Ciò che appare strana, per non dire assurda, è la constatazione di come questo stato di fatto sia ben noto all’estero, ma poco avvertito in patria.
Ovviamente, anche i meno accorti sono consapevoli delle meraviglie di cui è ricco il Belpaese, ma la maggioranza, ivi compresi coloro che, per passione o per solide basi culturali, sono abituati a visitare questa splendida Nazione, ignorano sovente le mille piccole meravigliose sorprese che molti angoli d’Italia, magari non lontani dalle mete dal punto di vista turistico più conosciute per prestigio, possono offrirsi al viaggiatore.
Un esempio di questa miopia tutta italica ce lo ha offerto recentemente una splendida realtà a due passi dalle note mete turistiche di Verona e del Garda: i monti Lessini, i rilievi sopra la città scaligera, che ne incorniciano albe e tramonti, donando al Capoluogo veneto e al lago scorci suggestivi, ma poco noti, se non per qualche fugace visita agli impianti sciistici di Malga San Giorgio, presso Borgo Chiesanuova. E’ una catena montana che meriterebbe maggiori attenzioni, offrendo al turista splendide attrattive naturali e radiosi scorci panoramici.
La Lessinia, oltre a godere delle visioni montane dolci e suggestive dei suoi bucolici pascoli, esibisce, incombente sul Garda, il Monte Baldo e la sottostante Val d’Adige (ai piedi di Sant’Anna d’Alfaedo-Fosse) e il Gruppo del Carega (zona Bosco Chiesanuova-Malga S.Giorgio) e si presenta come una delle maggiori miniere della storia geologica. Il Museo di Bolca e quello paleontologico di S. Anna d’Alfaedo (il quale contiene reperti fossili di altissimo valore e che ha meritato vaste citazioni per la validità del suo contenuto) sono tra i maggiori esempi delle testimonianze nella zona dell’uomo preistorico (Neanderthal e Sapiens). Degna di particolare nota è la Grotta di Fumane, il luogo dove è stata rinvenuta la più antica pittura rupestre di un uomo (presumibilmente uno sciamano) ora esposta al Museo di Sant’Anna d’Alfaedo.
Una citazione la merita il Ponte di Veia, splendido esempio di carsismo, dove sono state trovate tracce degli uomini delle caverne, visibili durante le passeggiate, fino al fantastico ponte di roccia naturale, unico al mondo.
Altri percorsi immersi nella natura li troviamo nel parco delle Cascate di Molina o nelle tante vie (da percorrere a piedi, in bici o a cavallo) che, partendo da Fosse, consentono di visitare autentici luoghi d’incanto, come Rocca Pia, Fontana Fredda e le tante contrade caratterizzate dalla pietra della Lessinia (suggestiva quella di Vaona con i suoi angoli dal sapore antico o la contrada della Grola, con le sue teste in pietra che incorniciano i tetti) e i sentieri che portano a Corno Mozzo (la patria delle stelle alpine e meta dei deltaplanisti). Da rimarcare ancora il solitario Corno d’Aquila, con le sue malghe “giassare” e l’impressionante Spluga delle Preta, la più profonda voragine d’Europa, con un primo salto di ben 131 metri e gallerie che scendono per quasi 900 metri e che sono un autentico paradiso per gli speleologi. E’ questa una realtà territoriale talmente ricca di queste e di mille altre presenze, che meriterebbero una maggiore attenzione da parte delle istituzioni turistiche preposte.
Quest’anno, parlando con i locali, siamo venuti a conoscenza che nella zona si è verificato un notevole aumento delle presenze turistiche. La crisi economica ha infatti portato molte famiglie a rinunciare alle mete abituali più costose (come le montagne dolomitiche del Trentino e Alto Adige) favorendo la soluzione più economica della Lessinia, che offre prezzi di assoluta convenienza. Ci siamo chiesti il motivo per cui non sia presente in loco il desiderio di un maggiore investimento sul turismo in una zona che avrebbe tutte le carte in regola per “sfondare”. L’unica spiegazione apparsa plausibile può essere il timore che un forte impegno economico sul turismo potrebbe nuocere all’industria del marmo rosso di Verona, importante realtà finanziaria.
I conseguenti vincoli paesaggistici causati da una “virata” verso l’industria turistica (e che già sono una realtà in quelle parti sotto la tutela del Parco Regionale della Lessinia) potrebbe forse creare problemi a chi ha investito in questa attività, che garantisce lavoro e molto denaro.
Ritengo però che un’oculata gestione da parte delle Amministrazioni locali, provinciale e regionale possa permettere di far coincidere, senza problemi di rilievo, queste realtà economiche e non lasciare incolta una così importante risorsa come è il turismo. Sarà nostra cura, in successivi articoli, di analizzare e descrivere, con maggiore attenzione e dettaglio, alcune delle realtà sopra descritte e che ci hanno colpito.
Sarà così un ideale percorso mensile, che spero aiuterà molti lettori a scoprire una splendida, ma poco nota, parte di quello scrigno di meravigliosi gioielli che si chiama Italia.
 

Roberto Granati
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