Ritenevamo che anche i microcefali si rendessero conto che il turismo sia sinonomo di ricchezza per le nazioni e che pertanto le Istituzioni Governative degli Stati a vocazione turistica come il nostro facessero del loro meglio per facilitare l’ingresso in Italia ai viaggiatori esteri.
Errore! L’Italia è evidentemente ritenuta da qualche pseudo saggio un Paese ricchissimo di materie prime, ma poverissimo di ricchezze naturali e di tesori artitici e storici, e pertanto può fare a meno del turismo.
Abbiamo recentemente letto le dichiarazioni del Professore Giancarlo Dall’Ara, Docente di Marketing del Turismo, su alcune “perle” (sarebbe meglio parlare di “forche caudine”) create per regolamentare l’accesso in Italia dei turisti di un piccolo popolo, quello cinese (in fondo si tratta di una nazione abitata solamente da un miliardo e mezzo di persone) le quali, dopo aver dovuto stringere la cinghia per tanti anni, hanno finalmente la possibilità di varcare i loro confini come turisti.
Da notare in particolare il fatto che sembra che l’Italia sia per loro un miraggio che ne attrae i desideri e allora, considerando che se anche un cinese su 1.000 venisse in Italia in vacanza contemporaneamente, si tratterebbe di un numero di persone che con il loro peso potrebbe far affondare la nostra Penisola; per evitare tale sventura, la nostra solerte burocrazia ha posto ogni possibile freno a tale nefasta invasione.
Noi sappiamo, anche perché spesso perseguiti in corpore vili, di quanto siano abili alcuni (per fortuna solo una parte di loro) nostri burocrati, ma riteniamo che i più illuminati di loro siano stati reclutati quali diga per frenare al massimo la pacifica , ma evidentemente ritenuta perniciosa, invasione cinese.
Il Professore Dell’Ara spega il meccanismo per salvarci da tale orrenda sciagura: “un cinese, per venire in Italia, deve scegliere se attendere 2 mesi per ottenere un visto collettivo rivolgendosi a un tour operator, oppure chiedere un visto individuale, che di norma viene concesso dal nostro Consolato dopo circa tre mesi di faticoso e stressante lavoro da parte del personale addetto. Però,chi vuole evitare questa perdita di tempo, può chiedere il visto al Consolato Tedesco dove lo ottiene in breve tempo. Poi, se è deciso a venire in Italia, in base al trattato di Schengen,è autorizzato a varcare il nostro confine.”
Ovviamente , tale sistema, anche se è più veloce, è maggiormente costoso e la conseguenza è che molti Cinesi, infastiditi da tante pastoie, finiscano per optare per altre Nazioni europee!
A questo punto sorge spontanea una domanda: “perché la burocrazia tedesca (e di molte altre Nazioni europee) è così sollecita e la nostra tanto oculata? Perchè da parte nostra sono necessarie lungaggini burocratiche inesistenti in altri Stati europei?
Vi è qualcuno in grado di rispondere a tali semplici quesiti?
E’ da ritenere che noi italiani saremmo ben lieti (specialmente in questi periodi di “magra”) di accogliere i turisti che da ogni parte del mondo ambiscono di poter visitare la nostra meravigliosa Italia, in modo da potersi godere gli splendori che la natura e i nostri progenitori ci hanno donato.
Non è pertanto giusto, se quanto autorevolmente afferma il Professor Dall’Ara corrisponde alla realtà, che per colpa di una burocrazia ancora legata a schemi arcaici, genti che che provengono da regioni a noi lontane e desiderose di visitare l’Italia, si trovino a essere disincentivate a venirci a causa delle pastoie imposte da qualche personaggio, per pigrizia sua o perché costretto a osservare stantie e anacronistiche disposizioni a suo tempo vergate con la penna d’oca.
Noi auspichiamo di cuore di aver travisato le parole del chiarissimo Professore Dall’Ara, ma nel contempo ci auguriamo che i nostri Responsabili (a tutti i livelli) del settore turistico sburocratizzassero l’iter per la pacifica (e remunerativa per le finanze italiane) invasione di visitatori provenienti da tutti gli Stati della nostra Terra.
Come diceva Nino Manfredi: “Fusse che fusse la vorta bona”.

Luciana, Roberto e Umberto Granati
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