Da qualche anno, finalmente potremmo dire, è nata una bella competizione internazionale tra Università per portare il tema della sostenibilità edilizia sul piano stimolante della ricerca applicata.
Sebbene queste soluzioni moderne affondino le loro radici culturali in lontani periodi storici dove l’assenza di tecnologie costringeva ad aguzzare l’ingegno, tuttavia va sottolineato come oggi, ci si stia orientando spontaneamente verso un sano e ambientalmente corretto modo di progettare, e dunque di costruire, mentre il livello qualitativo medio del nostro sistema progettuale-costruttivo proceda imperterrito proponendo edifici realizzati “business as usual” ovvero con modalità totalmente inadeguate e carenti dal punto di vista della sostenibilità.

A riprova che l’obiettivo di un’edilizia completamente sostenibile e perfettamente capace di mantenere, se non migliorare, i livelli di comfort ai quali siamo abituati è possibile, guardiamo cosa sono riusciti a fare i nostri predecessori in assenza di tecnologie amiche dell’ambiente come quelle di cui possiamo godere in questo momento.

Il primo riferimento storico significativo è la Villa di Adriano a Tivoli, che contiene principi di bioarchitettura ante litteram con l’orientamento delle stanze legato alle diverse esigenze estive e invernali, oppure i Trulli di Alberobello, che creano ventilazione bioclimatica interna attraverso un foro sul tetto attraverso il quale passa aria surriscaldata dalla pietra di colore scuro del tetto insieme con un rilevante spessore delle pareti tinteggiate di bianco con scopo termoriflettente, similmente ai damnusi di Pantelleria che possiedono un alto spessore dei muri perimetrali.
Ma la ventilazione era ben conosciuta e sfruttata anche nelle Ville di Castozza dove erano stati creati condotti che prelevavano l’aria fresca da caverne sotterranee, i covoli, situati nelle colline vicine.Senza contare l’utilizzo della geotermia naturale.

Ciò premesso, è senz’altro piacevole osservare quanto nulla di questo sapere sia andato perduto, nonostante periodi sorici di frenesia costruttiva di scarsa qualità. Tant’è che in tempi moderni troviamo una manifestazione internazionale, il Solar Decathlon, curata dal Dipartimento dell’energia solare degli Stati Uniti che annualmente mette in competizione i progetti più innovativi sul tema dell’ecosostenibilità in edilizia, e che quest’anno ha attivato anche un concorso europeo, il Solar Decathlon Europe, e per la prima volta vi parteciperà l’Italia.

L’ultima competizione, nel 2011 è stata vinta dalla Maryland’s Innovative University con il progetto WaterShed House, nel quale è stata data particolare evidenza all’elemento acqua e al suo uso più sostenibile, attraverso per esempio la forma particolare del tetto, a farfalla, dove l’acqua è raccolta, filtrata e depurata per essere riutilizzata dagli abitanti per tutti gli usi non potabili. Anche il tetto in questo processo assume particolare rilevanza, si tratta infatti di un tetto verde che oltre ad agevolare il trattamento menzionato delle acque piovane, influisce sul raffrescamento dell’edificio e sul clima esterno abbattendo le temperature superficiali della copertura sotto il sole.
Completa il tutto l’inserimento di pannelli solari termici per l’acqua calda e fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.
Con queste premesse, quando potremo vedere anche l’Italia sul podio dei premiati ?

Olivia Carone