Abbiamo appena ricevuto la lettera di Lea, una bambina di Verona alla quale la madre ha parlato di uno scritto apparso nel lontano 1989 sul periodico “Lo Scaligero” un quindicinale allora pubblicato a Verona e che parlava di un Collie di nome Lea. La bambina, saputo che allora scrivevamo anche su quel giornale, ci ha pregato di rieditare la storia di questo cane che l’aveva commossa. L’accontentiamo volentieri riportando fedelmente l’articolo.

ERA UN CANE
Rovistando tra le vecchie carte ammassate nelle soffitte di tutte le case, abbiamo trovato, in mezzo a una raccolta di documenti, una busta con un semplice indirizzo: “A Lea”. Il nome ci era caro e la grafia nota. Aperto l’involucro, ne abbiamo letto uno scritto dimenticato, dimostrazione di sentimenti che non avremmo mai ritenuti usuali nell’autore. Proviamo un certo ritegno nel pubblicarla, non per riguardo nei confronti di chi l’ha scritto, ma per l’oggetto della lettera: ERA UN CANE. Noi possiamo giurare sull’autenticità dell’episodio.
2 aprile 19.. Mia carissima Lea, sono passati pochi giorni da quella triste sera in cui ti misi per l’ultima volta il guinzaglio. Stavi male, povera piccola bestiola e ricordo con angoscia la fatica con cui scendesti le scale, con il rimorso di non avertela alleviata prendendoti in braccio. Ambedue sentivamo che era l’ultima volta che stavamo assieme. In macchina, accoccolata accanto a me, mi hai sempre guardato e non potrò mai dimenticare quando, mentre ti carezzavo, mi hai leccato per l’ultima volta la mano. So che sei morta felice, perché poi sei spirata tra le braccia del Tuo padrone, l’essere che hai adorato per 13 lunghi anni. Quando mi sono reso conto che il Tuo povero, vecchio cuore malandato non batteva più, dagli occhi di questo coriaceo uomo sono scese le lacrime che Ti hanno accompagnato nell’ultimo istante della Tua vita. Ho pensato in quel momento a tutto l’’affetto che ci hai dato, fedele compagna dei momenti felici e tristi di questo scorcio della nostra vita. Perché Tu, con il Tuo immenso amore, la Tua dolcezza, la Tua pazienza, eri entrata a far parte integrante della nostra famiglia. Hai lasciato un gran vuoto in noi! Queste poche, povere parole, le scrivo per Te, dolcissima Lea. Esse saranno un legame tra noi finché vivrò. Poi le lascerò ai miei figli, forse unica eredità di una vita sacrificata al culto dell’onestà, perché si ricordino che Tu eri un cane, ma proprio perciò un essere meravigliosamente buono e generoso. Sono un Credente e non sembri una bestemmia ciò che dico: “il giorno in cui verrà la mia ora, se nel varcare i confini terreni vedrò venirmi incontro Te scodinzolando, avrò la certezza di essere approdato in Paradiso”. Addio Lea. Il Tuo Padrone.

P. C. Umberto Granati
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