Qui sotto riportiamo un’accalorata lettera aperta del nostro Presidente Onorario David Messina al Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, già pubblicata da La Repubblica nelle pagine dedicate alla città di Palermo.

Carissimo LEOLUCA,
Io ricordo ancora con sincera ammirazione un Leoluca Orlando Sindaco e promotore di una risplendente “Primavera di Palermo”, negli ormai lontani anni 90 del secolo scorso. Adesso che siamo ormai negli anni 3000, di quella mitica “Primavera ”, di quell’entusiastica atmosfera che permeava città e cittadini tuttavia non ho ritrovato proprio nulla. Io sono nato a Palermo, e tu lo sai, mi sono laureato come Te in quell’Università e in quella facoltà di Giurisprudenza palermitane di cui tuo padre era uno dei docenti più eminenti, ho cominciato a fare ed ho fatto il giornalista a tempo pieno in quel mitico Giornale L’Ora di cui era Direttore Vittorio Nisticò. Poi mi sono trasferito a Milano in un giornale nazionale a grande tiratura. Sono tornato a Palermo una settimana prima di Ferragosto e, con il tipico orgoglio del palermitano autentico, ho cercato di far scoprire alla carissima amica milanese che mi accompagnava, le strabilianti bellezze della nostra amata città.
Primo obiettivo: Monreale! Ho chiesto con quale mezzo potessi raggiungere il “CRISTO” tutto in oro zecchino che impreziosisce la Cattedrale. Ho aspettato per circa un quarto d’ora l’autobus che mi ha portato nella grande piazza dalla quale avrebbe dovuto transitare l’altro autobus che avrebbe dovuto condurmi a destinazione. Nella grande piazza e alla fermata giusta ho trovato un gruppetto di palermitani che brontolavano perché aspettavano invano da più di un quarto d’ora l’autobus diretto a Monreale. Io e la mia amica abbiamo sorriso ma dopo un altro quarto d’ora circa, abbiamo cominciato a brontolare anche noi. Cercò di consolarci un signore, dicendo: “Abbia pazienza, l’autobus per Monreale passa ogni ora e spesso è in ritardo ma… oggi è quasi Ferragosto e l’autobus potrebbe esser passato in anticipo. Quindi ci toccherà aspettare un’altra ora!“
Caro Leoluca, lascio a Te la gioia di interpretare con quali inedite lamentazioni ho ricominciato a brontolare a mia volta! Ma….,come si suol dire, la fortuna (talvolta) arride ai brontoloni. E a me arrise… D’improvviso mi piombò dinnanzi, proprio nello spazio della fermata, una mitragliante Vespa non a due ma a tre ruote e con una specie di divanetto agganciato dietro al guidatore che: “ Volete andare a Monreale? L’autobus è passato in anticipo, vi tocca aspettare almeno altri tre quarti d’ora. Se volete vi porto io!”
Ovviamente, mi sarei quasi tuffato in quel baldacchino ma azzardai: “ E quanto costa?”
“ Venticinque euro! “
Volli capire quanto fosse salda e incrollabile quella richiesta: “ Facciamo venti?”
“ No, venticinque. Io dopo debbo tornare a Palermo…”
“Eh va bene……”
Montammo di corsa sul trabiccolo e non mi ero ancora neppure seduto che la Vespa alzò le ali e scattò cannoneggiando come quei piccoli ma grintosissimi aerei da caccia Savoia Marchetti che usavano decollare, in tempi di guerra, dal piccolo aeroporto di Boccadifalco, poco più lontano. Quanti brividi, quanti obiettivi quasi abbattuti dalle ruote rutilanti di quella vespa che il pilota senza casco spingeva in picchiate e cabrate arditissime tra auto vere,camion, carretti, carrozze, motorini e mezzi di trasporto vari! Ma alla fine, a Monreale ci arrivammo! E incolumi!
Che bellezza la piazza, il duomo,il fantastico Chiostro … Tutto stupendo ma … poiché stavano già per scoccare le due, o meglio le 14, tutto era chiuso! Allora, unica oasi di pace un asinello di cartone multicolore attaccato a un carrettino siciliano che faceva da “butta dentro” un ristorantino all’aperto. Lì, al Monreale, proprietari e
personale cordialissimi, piatti tipici da leccarsi i baffi. Complimenti ! Ma le sgradevoli sorprese purtroppo erano tutt’altro che finite. Tornati sul luminosissimo sagrato del Duomo, un tuffo tra le navate. Incredibile! Non si riusciva a veder nulla, men che meno il Cristo in oro zecchino che era immerso in un buio quasi totale. Non riuscì a trattenermi, visto un tipo che aveva tutte le arie di un sacrestano lo apostrofai: “ Ma come, qui vengono da tutto il mondo per ammirare questo capolavoro unico e straordinario e le luci sono spente? Non si vede il Cristo, non si vedono le absidi, non si vede nulla!”
E il Sacrestano: “ Bisogna dirlo al Parroco.”
“E dov’è il Parroco? Mi faccia parlar subito con lui.”
“ Non c’è”
Uscii infuriato e mi diressi subito verso il vicinissimo Chiostro che, come tu sai Leoluca, è un altro capolavoro artistico eccezionale. Altra botta in testa, era domenica: portone chiuso e un cartelletto avvertiva: ”Chiostro di MONREALE. LUNEDI, DOMENICA E FESTIVI DALLA 9 ALLE 13,30. Ultimo ingresso 13. DA MARTEDI AL SABATO DALLE 9 -19, ultimo ingresso 18,30”
E sotto un altro cartello: “REGIONE SICILIANA, MINISTERO DEI BENI CULTURALI ED
AMBIENTALI E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, SERVIZI PER I BENI CULTURALI E MONUMENTALI DI PALERMO. COMPLESSO MONUMENTALE DI S. M A R I A L A NUO V A: C H I O S T R O D E I B E N E D E T T I N I”
A quel punto, dedussi ovviamente che di tanto sfascio non è complice soltanto il Comune di Palermo. Complici sono anche o soprattutto la Regione Sicilia ed i suoi pretenziosi ministeri, ovvero la Regione che ha il maggior numero di dipendenti tra tutte le Regioni del nostro Paese e che, come il Giornale di Sicilia ha opportunamente denunciato in prima pagina giovedì 9 agosto, paga ogni anno oltre 9 milioni di euro a un esercito di consulenti che, in gran parte pare non facciano neppure una consulenza scritta.! E allora mi chiesi: ma tutti quei dipendenti e consulenti regionali cosa fanno in realtà ? E soprattutto quel consulente nominato “ per uno studio sulle esigenze e quantificazioni del trasporto pubblico locale?” Continuano a fare i maestri di sci o a svolgere incarichi analoghi anche quando il sole picchia a quaranta gradi? Perché non usarne qualcuno nella gestione dei monumenti della nostra fantastica isola e soprattutto nel controllo e nella progettazione dei mezzi di trasporto che possono raggiungere quei monumenti? (Faccio un esempio, Erice è collegata a Trapani da una splendida seggiovia ed è visitata ogni giorno da migliaia di turisti. Perche non installare una seggiovia anche tra le falde di Monte Pellegrino e il Castello Hootveggio? E ancora: chiudere o tenere al buio il Duomo di Monreale e chiudere anche lo straordinario Chiostro il lunedì , la domenica e i giorni festivi alle 13,00 non è autolesionistico? Io sono sicuro che la maggioranza dei siciliani e persino molti palermitani non hanno mai visitato il Duomo e il Chiostro di Monreale, anche perché lavorano tutti i giorni della settimana e potrebbero utilizzare solo il sabato pomeriggio o la domenica per visitare i nostri più bei monumenti. Alcuni di quei dipendenti o consulenti regionali dunque o di giovani studenti disoccupati potrebbero fare da guide, da accompagnatori e illustrare la storia dei nostri monumenti più belli. Come tu sai, Leoluca, il Duomo di Milano, per esempio, è illuminato giorno e notte e ad ognuna delle sue colonne interne è attaccato un piccolo registratore con telefonino che racconta ai numerosissimi visitatori l’intera storia della fabbrica del Duomo, nelle lingue inglese, francese e tedesco. Ma torno al racconto della sempre più avventurosa mia caccia ai monumenti unici, superbi e pur nascosti di Palermo. E per questo, sinceramente addolorato,pensai che a quel punto, la cosa migliore da fare fosse quella di lasciare sconsolatissimo Monreale e di fare un altro suggestivo giro tra le bellezze palermitane, cercando un autobus che mi portasse da Palermo a Monte Pellegrino, Santuario di Santa Rosalia, e poi scendesse dalla panoramica strada opposta sulle rive di quel mare e di quella splendida spiaggia che lambiscono Mondello. Che follia! Ancora una volta non avevo fatto i conti con l’oste, o meglio, con gli avveniristici mezzi pubblici di trasporto di Palermo. Ci pensai qualche istante e, immantinentemente, decisi di rinviare al giorno dopo il progetto Santa Rosalia. Però, nel frattempo, mi rimaneva aperto un problema mica da poco. Dovevo tornare a Palermo e la mitica vespa dell’andata era già decollata per Boccadifalco da tempo. Chiesi a un signore: ” Scusi, dov’è la fermata dell’autobus per Palermo?”
Risposta: “ In fondo alla piazza, a destra.”
Raggiunsi la piazza e, a destra, vidi parcheggiato un bel pullman multicolore in attesa di passeggeri. Lo raggiunsi e aspettai che partisse: a occhio e croce, un altro quarto d’ora d’attesa, finché una elegante signorina di chissà quale agenzia turistica mi chiese: “ Scusi, ma Lei viene con noi o aspetta l’autobus di linea?”
“L’autobus di linea, ovvio, ma non è questo?”
“No, questo è riservato ai turisti convenzionati, l’autobus di linea passa e fa la fermata laggiù a sinistra, in fondo alla discesa.”
Porcaccia di tutte le miserie! Ma dove è scritto che l’autobus passa non dalla piazza principale ma da una discesa a un chilometro di distanza? Non esiste alcun avviso né sui muri né sui monumenti! Comunque, grazie signorina. E giù a capofitto lungo la discesa ma, appena superata la curva, che vedo? L’autobus di linea che si ferma proprio a 200 metri di distanza! Per fortuna, vedo anche quattro o cinque signori e signore che corrono come matti per raggiungere l’autobus prima che riparta. I signori erano un centinaio di metri davanti a noi, quindi mi si accese la speranza che prima che i corridori aspiranti passeggeri che ci precedevano arrivassero al fatidico predellino d’ingresso dell’autobus , anche io e la mia amica saremmo arrivati a 100 metri di distanza e avremmo indirettamente toccato le corde altruistiche dell’autista che, per questo, avrebbe potuto aspettare anche noi. Ma intanto bisognava correre e, alla mia tenera età, ho scoperto di avere ancora risorse da duecentista quasi analoghe a quelle dell’olimpionico e coetaneo Berruti. Sinceramente, mi preoccupavano le doti da scattista dell’amica milanese che arrancava dietro di me.
Ma per fortuna, l’autista di quel mezzo tanto agognato, vide la scena, evidentemente si intenerì e ci attese anche se cominciammo a percorrere gli ultimi cinquanta metri di discesa con la lingua fuori dalle labbra e quasi a passo d’uomo.
Uffa, che sollievo! L’autobus era pieno zeppo come un uovo , c’era perfino qualche turista seduto per terra che occupava lo spazio di tre passeggeri e costringeva altri viaggiatori a lui vicini, me compreso, a piegarsi in diagonale per afferrare le maniglie di sostegno che calavano dal tetto e reggersi in piedi.
E finalmente ci trovammo a Palermo nella piazza del magnifico Palazzo dei Normanni. Avremmo dovuto aspettare un altro autobus per raggiungere l’albergo in via Libertà, ma scorsi poco lontano un posteggio taxi che accese le mie speranze . “ Hotel di via Libertà….” gridai al taxista che apriva la colonna.
E quello:” No, il primo taxi a partire non è il mio ma è quello parcheggiato sul marciapiede qui di fronte”. E mentre il taxista indicava il taxi di fronte, quel mezzo che mi parve semovente,attraversò la piazza e venne a fermarsi davanti a noi con uno sportello posteriore già spalancato. La mia amica ed io ci tuffammo subito dentro, ripetei l’indirizzo del nostro albergo, e via, partiti. Finalmente,ma….. anche stavolta qualcosa mi insospettì:” scusi, ma il tassametro non funziona?
“ Non c’è bisogno che funzioni …”
“ Ma! Come farò a sapere quanti soldi dovrò darle una volta a destinazione?”
“ Non si preoccupi, mi darà quello che vuole, mi va bene qualunque somma!”
Ci guardammo esterrefatti, che fare? Nulla. Lasciammo fare al destino e all’autista così fiducioso nella Provvidenza. Arrivati a destinazione tirai fuori un biglietto da 10 euro. L’autista mi guardò enigmatico, non riuscii a capire se fosse grato o incazzato. E, nel dubbio, gli ammollai altri 5 euro.
“ Grazie, grazie, grazie”, con queste tre parole l’enigmatico autista concluse il suo eloquente silenzio!

Lunedì 13 agosto. Dalle nostre parti il 13 porta fortuna ed io, pregustando una giornata fortunatissima,lunedì 13 Agosto 2012 mi lanciai, sorridente e fiducioso, alla scoperta del Santuario di S. Rosalia e dell’avvincente panorama che si può ammirare dalle alture di Monte Pellegrino. Ed eccomi in via Imperatore Federico alla fermata del 603. Un gruppo di bellissime ragazze, con borse ,zaini e tende da campeggio in spalla attendevano già da tempo e poco meno di una decina di ragazzi con moto, motorini ed automobili stazionavano davanti alla fermata per rendere più piacevole l’attesa delle ospiti. Un po’ discosta una gentile anziana signora che confida alla mia amica ”Sa, ci vedo poco. Me lo dice lei quando arriva il 603?”
In realtà, tanto per cambiare, anche il 603 continuava a latitare e, proprio quando fummo al colmo dell’impazienza, arriva non l’autobus ma un macchinone che si arresta proprio davanti alla fermata, come fosse proprio lui l’autobus tanto atteso. Finestrino anteriore sinistro abbassato, gomito sporgente e al volante un signore di mezza età con tanto di baffi e chioma al vento. Ammirava anche lui le ragazze con le tende?
Mi viene subito un sospetto: ma se arriva l’autobus, riesce a vederci? Dove si ferma? Non l’avessi mai pensato! Noi la Signora anziana eravamo lì da oltre 40 minuti ed ecco infatti arrivare l’autobus che prima rallenta poi supera il macchinone e prosegue il suo itinerario. Scatto dal sedile della fermata come il Berruti di Monreale, agito le braccia come un forsennato ed urlo ”ferma, ferma!”. L’autobus si ferma 50 metri otre la fermata e a scattare dietro di me ci provano anche la mia scandalizzatissima amica milanese e la signora anziana. L’autista confermerà dopo che aveva visto il macchinone fermo davanti alla fermata ma non gli aspiranti passeggeri seduti sul sedile, ragione per cui pensava che non ci fosse nessuno ad aspettare il suo autobus. Io, furibondo, mi lascio sorpassare dalla mia amica milanese dalla signora anziana e dalle giovani turiste con la tenda sulle spalle e torno indietro di una ventina di metri per urlare all’autista del macchinone con il braccio fuori dal finestrino: ” Imbecille! Ma proprio davanti alla fermata ti dovevi fermare…?” Avrei voluto mollargli pure un cazzottone a quel burbanzoso autista troglodita ma, fulminato come Alberto da Giussano, mi sovvenne che era il 13 agosto , che il 13 è un giorno fortunato e che avrei fatto meglio a prevenire la reazione dell’autista troglodita, riparando in tutta fretta su quell’autobus che avrebbe potuto ripartire con la mia amica milanese e senza di me.
Probabilmente fui davvero fortunato ad evitare le reazioni di quell’autista scellerato.
Ma la fortuna non continuò ad assistermi a lungo, dall’autobus 603 scesi in via Ammiraglio Rizzo per raggiungere l’adiacente via Monte pellegrino da dove avrebbe dovuto transitare l’autobus per il Santuario di S. Rosalia. Grossomodo, un altro quarto d’ora di attesa poi alcuni avventori del bar retrostante la fermata, gentilmente mi avvertirono:” Guardi che l’autobus per monte Pellegrino è passato 5 minuti prima che arrivaste voi. L’altro autobus quindi arriverà non prima di un’altra ora.”
Rrrr!!! Ehmbe! Che facciamo? Divento un uomo decisionista al massimo, prendo per il braccio la mia accompagnatrice, ritorniamo sui nostri passi per 100 metri e all’incrocio con via Ammiraglio Rizzo trovo un gruppetto di 4 o 5 signori gentilissimi:” Scusate, ma per il Santuario di S. Rosalia c’è solo l’autobus 812 ?”
“ Si , e quando va bene passa ogni ora. Ma spesso è in ritardo, molto in ritardo.”
“ Scusatemi ancora ma proprio li di fronte c’è un’insegna con scritto in grande, molto in grande taxi, c’è un taxi che mi porti a Monte Pellegrino?”
“ No, mi dispiace, quell’insegna l’hanno messa quando c’era la Fiera del Mediterraneo. Adesso la Fiera non c’è più, l’hanno abolita e quindi non ci sono più neppure i taxi.”
“ Ma esiste un numero di telefono al quale poter ricorrere per avere un taxi?”
“ Forse si , ma noi non lo conosciamo , bisognerebbe consultare l’elenco telefonico. Salvo che….io ho un lontano nipote che fa il taxista, provo chiamarlo”
E il gentile signore prova a chiamare il nipote mentre io raggiungo una vicina tabaccheria per comprare qualche giornale e chiedere se qualcuno conoscesse il numero telefonico dei taxi. Nessuno lo conosceva ,neppure il proprietario. Torno quindi speranzoso dallo zio del taxista e quello mi raggela: ”Niente da fare, mio nipote è all’aeroporto e non può tornare fino a qui per raggiungere Monte Pellegrino.”

Braccia abbandonate lungo i fianchi , camice inzuppate , morale sotto i tacchi. Finalmente un piccolo lampo! Arriva un autobus con scritto a chiare lettere sopra il parabrezza ” VILLA IGEA ! “ Che fortuna ! E poi dicono che il 13 non funziona! A Villa Igea un Paradiso : saloni stupendi, arazzi fantastici ,quadri, dipinti e un luminoso, fulgido ritratto di Donna Franca Florio che occupa un’intera parete. Quel ritratto della bellissima moglie del più munifico industriale e mecenate della Palermo degli inizi del novecento merita già da solo una visita a questo Grand Hotel amato dagli uomini di cultura, dai politici e dai divi dello spettacolo.
Mai aperitivo fu più dolce, gustoso e, incredibile, a prezzo modestissimo rispetto a quelli di moltissimi altri alberghi molto meno belli e prestigiosi.
La visita a Monte Pellegrino e al Santuario di S. Rosalia la rinviammo al giorno dopo.
E il giorno dopo un’altra sosta in via Imperatore Federico per aspettare il 603 che, questa volta si fece attendere per appena …20 minuti. Che gioia! Montammo giulivi e felici e ci sedemmo sugli unici due posti liberi vicini. Ma poteva mancare una volta di più il brivido dell’inatteso,del thrilling o meglio ancora dell’imprevisto schoccante?
Appena un minuto dopo mi alzai di scatto dal mio sedile e raggiunsi l’autista poco più avanti. Gli gridai inviperito: “Rivolga i miei complimenti al Presidente e ai Dirigenti della vostra Azienda di trasporti. Io sono un giornalista, ho girato tutto il mondo ma non ho mai trovato un autobus urbano dotato di doccia e “bidet ! “ L’autista proruppe in una risata irrefrenabile e, tra un scoppio di risa e l’altro, cercò di spiegarmi: “ Vede, l’impianto dell’aria condizionata non funziona molto bene e c’è un tubo che perde acqua a intermittenza. Io non posso chiudere l’aria condizionata se no io e i passeggeri moriamo di caldo. Quindi qualche sedile e qualche passeggero si bagnano…ha,ha, ha.”
Vi risparmio le mie ulteriori escandescenze ma rimase il fatto che io mi ritrovai inzuppato dalla testa al fondo schiena e la mia premurosa amica milanese mi diede un prezioso consiglio:” Senti, così non puoi andare in giro, torniamo alla vicina Villa Igea e li ti asciugherai.”
E così non so se, più arrabbiato o sconsolato, rinunciai definitivamente all’agognata visita alla Santa Patrona di Palermo e dei palermitani meno uno.( scusami Santa Rosalia). Appena arrivato sulla splendida terrazza a mare di Villa Igea adocchiai una vicina sedia a sdraio con l’imbottitura molto alta e sprofondai in quella, in attesa che un cameriere mi consentisse di asciugare ed affogare umido e amarezza nei fumi di un aperitivo ad alta gradazione alcolica.
Il giorno dopo mi venne una gran voglia di raccontare le mie amare disavventure alle adamitiche statue che arrichiscono la piazza Pretoria e le propiziano il pudico soprannome di “Piazza della Vergogna”. La raggiunsi e lì , con mio grande stupore, scorsi finalmente un Vigile , anzi un Capo dei Vigili Urbani. Non avevo mai incontrato un vigile neppure ai crocicchi più intasati di traffico o nei pressi dei monumenti più prestigiosi e visitati. Mai, manco uno!
“Buongiorno- quasi urlo al grande capo- non ho mai provato un piacere così intenso ad incontrare finalmente un vigile urbano. Vorrei salutare il Sindaco ma Immagino che proprio qui , nella grande sede del Comune , in questi giorni di vacanze non ci sia neppure lui. Posso lasciarle un mio biglietto da visita per Leoluca Orlando?”
“ Certo, certo. In questi giorni il Sindaco non c’è ma speriamo che torni presto. Lui è lo stesso Sindaco della famosa Primavera di Palermo e, se lo lasciassero fare, forse riuscirebbe a far tornare la Primavera. Ma è molto difficile. Purtroppo qui va tutto male. Io spero solo di andare al più presto in pensione e magari di lasciare la Sicilia. Non se ne può più.” E ciò detto, lo sconsolato Graduato dei Vigili Urbani cercò riparo oltre l’unico piccolo uscio che era rimasto aperto di Palazzo delle Aquile.
PALAZZO DELLE AQUILE ? Così si chiama il Palazzo sede storica e maestosa del Comune di Palermo. Ma,a pensarci bene, se tutto quello che è accaduto a me fosse accaduto a qualche altro giornalista, magari torinese e a nome, per esempio, Giampaolo Pansa, come avrebbe reagito costui? Come avrebbe commentato la pomposa definizione di “Palazzo delle Aquile?” L’avrebbe accettata o l’avrebbe modificata in… “Palazzo dei… Piccioni?”
Suvvia Leoluca intervieni, datti da fare! Palermo e la Sicilia non hanno bisogno di miracoli, ma solo di sfruttare con intelligenza, spirito pratico e lungimiranza le immense, originali e fantastiche loro potenzialità turistiche, economiche, culturali, geopolitiche, come lo stesso Giornale di Sicilia ti ha indirettamente ricordato anche il 13 Agosto con un eloquente “ reportage” della cronaca di Palermo intitolato:
“ LA CITTA’ VOLTA LE SPALLE AI TURISTI”
“ Cancelli chiusi, bagni vietati e sporcizia ovunque: l’estate nera di musei e monumenti”.

David Messina

P.S. Immagino già, caro Leoluca, quanti lettori mi staranno compatendo e rimproverando : “Ma questo Messina è proprio un tirchio, un micragnoso. Invece di inseguire gli autobus per tutto il tempo del suo soggiorno a Palermo non poteva noleggiare una macchina qualsiasi?”
E io rispondo: no, caro lettore, il micragnoso non sono io! Io a noleggiare una automobile ho cominciato a pensarci già durante il viaggio d’andata mentre, seduto su una comoda poltrona del mio aereo della WindJET ( ti dice qualcosa il nome della compagnia Low Cost su cui viaggiavo,dopo aver pagato due biglietti di andata e di un ritorno non onorato perché la WindJet ha chiuso i battenti prima che io ripartissi e ha lasciato a terra migliaia di passeggeri, tra cui noi ?), leggevo proprio sul retro del sedile a me antistante un bell’avviso pubblicitario: ” NOME IN MAIUSCOLO di una ditta nazionale affitta auto e, più o meno, la dizione:” In aeroporto noleggia una nostra automobile e godrai di uno sconto speciale”. Bene, in aeroporto sono andato allo sportello della ditta in questione: non c’era un auto neanche a comperarla in contanti ed a prezzo doppio. Le auto di quella pur grande ditta erano già tutte straaffittate ed esaurite. Ho chiesto anche al personale dell’ albergo di trovarmene una ma anche le auto di tutte le altre ditte del ramo erano stranoleggiate e volatilizzate!

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