Nella rassegna stampa di qualche giorno fa, mi sono imbattuta in un articolo su l’Espresso dei giornalisti Michele Sasso e Francesca Sironi che parla di mala accoglienza ai profughi.
In Italia, il tema dell’accoglienza e dell’assistenza per queste sfortunate persone, è un argomento che ha fatto, e continua a fare, molto discutere.
I giornalisti hanno asserito che i profughi, che per motivi politici sono stati costretti ad abbandonare la loro terra natia, qui in Italia hanno ricevuto una cattiva accoglienza. A questi due giornalisti dico di andare ad accertarsi personalmente in tutti i centri di assistenza, che non devono prendere ad esempio solo qualcuna di queste strutture che, sfortunatamente, non hanno atteso a un’idonea accoglienza. Effettivamente, degli episodi di mala accoglienza ce ne sono stati ma, questa circoscritta realtà negativa non deve far dimenticare che ci sono strutture d’eccellenza che fanno egregiamente il loro lavoro.
Per cercare di rispondere a quest’articolo, in questi giorni ho visitato parecchie strutture e, fra queste, anche il Centro di Pronto Intervento di Porto Valtravaglia (VA). Ho notato come il personale di questo centro addetto all’accoglienza dei profughi cerca di adoperarsi nel migliore dei modi per rendere loro il soggiorno meno traumatico possibile.
I due giornalisti de l’Espresso affermano che l’assistenza a questo popolo senza patria sia stata gestita nel caos, dando vita a una serie di raggiri e truffe, senza che siano state fatte le relative e giuste verifiche per le condizioni in cui versano, ma non riportano la realtà di tutte le strutture esistenti. D’altronde, l’improvviso e continuo flusso di persone provenienti dall’Africa ha fatto scattare l’allarme emergenza, pertanto, la Protezione Civile si è dovuta occupare, nel più breve tempo possibile, di sistemarli in varie strutture-accoglienza, nella fretta costretta a scegliere anche qualcuna di queste non perfettamente idonea. Comunque, pur ammettendo che alcuni pseudo Centri di Accoglienza o alberghi dove i profughi sono stati sistemati provvisoriamente, hanno tratto dei vantaggi economici, questo non deve far pensare che sia di fatto la maggioranza dei casi.
Per doverosa informazione, prendo ad esempio il Centro di Pronto Intervento di Porto Valtravaglia (VA) gestito dalla Fondazione “Asilo Mariuccia” che ha egregiamente organizzato l’accoglienza ai venti profughi arrivati principalmente dall’Africa Subsahariana, provvedendo ai loro bisogni sia per quanto riguarda la sistemazione logistica, sia curando l’educazione e l’istruzione e, ove possibile, favorendone l’integrazione e l’occupazione.
Quindi, gli atteggiamenti tenuti nei loro confronti sono stati completamente diversi da quelli citati o sottintesi nell’articolo dei due giornalisti de l’Espresso. Dobbiamo tener conto che, nell’emergenza, i dirigenti e istruttori di questo Centro sono partiti da zero o dalla cosa più banale: avere qualche certezza in più sulla loro correttezza anagrafica, consegnando loro un tesserino con foto e dati anagrafici. Hanno fornito servizi di assistenza alla persona consistente in mediazione linguistica e specifici corsi di italiano, servizio di informazione sulla normativa concernente l’immigrazione, i diritti, i doveri e la condizione dello straniero, hanno approntato, distribuito, conservato e controllato i pasti, hanno fornito servizi di lavanderia, servizi di assistenza generica alla persona di volta in volta individuati come necessari durante la permanenza, assistenza sanitaria consistente in accompagnamento dei pazienti negli ambulatori ASL e Ospedalieri al fine di effettuare le prime misure di profilassi, assistenza sanitaria, visite preliminari e specialistiche ed eventuali trasferimenti presso le strutture ospedaliere, anche in regime di day-ospital! A tutto ciò sono seguite le fasi di gestione degli appuntamenti medici e gestione della cronologia degli stessi. E tutto viene fatto sempre in accompagnamento ed aiuto del profugo, garantendo servizi di pulizia ed igiene ambientale con accurate pulizie dei locali diurni e notturni, disinfezione e disinfestazioni, raccolta rifiuti e cura delle aree di uso, biancheria da letto, prodotti per l’igiene personale, vestiario e generi di conforto, compresa una quota di "argent de poche" settimanale da utilizzare a seconda delle necessità del profugo. Inoltre, hanno garantito, ove possibile, i contatti telefonici con i loro paesi di origine.
Il Centro di Accoglienza di Porto Valtravaglia e il personale addetto all’accoglienza sono orgogliosi per essere riusciti a organizzare un percorso di formazione/lavoro per una gran parte dei profughi, che hanno così visto realizzato anche un modesto riconoscimento economico (200/300 euro mensili) erogato direttamente dagli enti o dalle imprese che li hanno formati e fatti lavorare. Ricordiamo che gran parte di loro ha nel paese d’origine una famiglia che attende denaro per vivere (sopravvivere) e quanto guadagnato e stato spesso girato tale e quale alle loro famiglie in Burkina Faso, Nigeria, etc..
Inoltre, questo prestigioso Centro di Accoglienza di Porto Valtravaglia ha anche provveduto ad una integrazione sociale e lavorativa, occupandosi, nel contempo, alla redazione di un Piano per garantire assistenza sul territorio italiano.
Queste sono accoglienze temporanee e a gennaio il Governo, insieme alla Comunità Europea, dovrà trovare una soluzione affinché i profughi non siano abbandonati a loro stessi. Il finanziamento è un aspetto importante per l’assistenza ai profughi perché essa ha un notevole costo! Dobbiamo essere realisti, i 40 o 45 euro al giorno che viene erogato all’Ente che li ospita, servono effettivamente esclusivamente per sopperire alle spese. La struttura di un Ente o di un Albergo costa mantenerlo, il personale assegnato all’ospitalità ha anche un costo, quindi, quei soldi non servono solo al piatto di minestra. Un’inversione di rotta molto altruistica sarebbe quella di non mostrare solo ciò che si vede in negativo, ma dobbiamo assumerci la responsabilità di fare un’equilibrata campagna d’integrazione. Seppur nella difficoltà che il nostro Paese sta attraversando, è riuscita a far fronte a un’emergenza di tale portata, la quale, se unita a tante altre riguardanti l’accoglienza di un recente passato, sarà la normalità che caratterizzerà la nostra Nazione, pertanto, si deve instaurare un dialogo costante con chi, per motivi politici inspiegabili, decide di raggiungere una terra straniera senza essere in connessione con questi luoghi, e non aizzarli contro di noi.
Quelli che stiamo attraversando, sono anni incredibili di vita in cui, in tutto il mondo, è successo di tutto, dove abbiamo conosciuto esaltazioni e dolori sotto l’insegna della guerra. La vita scorre giorno dopo giorno, le nostre idee crescono, si confrontano con quelle del Mondo in un flusso di coscienza collettiva senza censure, totalmente libero. Un fatto è certo, dobbiamo essere responsabili dei profughi, della loro vita e della loro libertà, affascinati da un ideale buono. La libertà è un capolavoro, per me è una passione militante e sempre viva, alla ricerca costante del giusto e della giustizia, perciò, non posso permettere a questi due giornalisti che possano infangare delle strutture che, nella maggior parte, si attengono scrupolosamente per far fronte alla situazione.
E’ giusto, pertanto, che le strutture che operano nella legalità come quella di Porto Valtravaglia, che sono la maggior parte, siano da encomiare.
Suggerisco, pertanto, al Sindaco del Comune di Porto Valtravaglia di donare una targa al Centro di Accoglienza di Porto Valtravaglia e un attestato di benemerenza per il dott. Camillo de Milato, Generale di Divisione e Presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, che si occupa attivamente per il buon andamento di questa struttura d’eccellenza.

Principia Bruna Rosco

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