Le case moderne abbondano di sostanze chimiche che impregnano gli elementi costruttivi, i mobili, i tappeti, gli oggetti di uso comune. Quotidianamente li tocchiamo e ne respiriamo le emissioni e molte di esse possono influire negativamente sulla salute, soprattutto per i bambini o i soggetti particolarmente sensibili o allergici. Si tratta per esempio di:
– materiali da costruzione di cemento o tufo che possono contenere scorie d’altoforno o scarti di lavorazione industriale o elementi radiottivi anche naturali ma in quantità non consigliabile;
– legnami non certificati, impregnati con biocidi, olii, solventi, formaldeide, etc.;
– pitture contenenti solventi, olii, impregnanti, etc.;
Possiamo aggiungere all’elenco anche tutti i materiali destinati a migliorare l’isolamento termico e che sempre più usiamo nelle coibentazioni degli edifici: gli stiroli (polistirolo), gli stireni, (polistirene, XPS, EPS), il poliuretano (PUR) di derivazione chimica petrolifera e le fibre di roccia e di vetro (resine, fibre).
Ne deriva che l’abitazione, l’ufficio, e paradossalmente anche gli edifici di cura, sono impregnati di sostanze tendenzialmente dannose se assorbite per lungo tempo, come già segnalato anche dall’OMS. Fortunatamente esistono delle alternative, una delle più interessanti è costituita da un materiale naturale dalle straordinarie qualità, utilizzato dall’uomo sin dall’antichità e privo di qualsiasi tipo di tossicità se non addittivato, al punto che si utilizza a diretto contatto di alimenti per uso quotidiano: quanti non conoscono il tappo di sughero ?

Questo materiale è prodotto da una pianta, la sughera o Quercus Suber, quercia da sughero, molto diffusa attorno al bacino del Mediterraneo perché ne predilige il clima e le caratteristiche del terreno.
L’estrazione del sughero avviene la prima volta a circa venticinque anni di vita della pianta che raggiunge circa i trecento anni, mentre i successivi raccolti, di qualità migliore, avvengono a intervalli di dieci anni. Dopo l’estrazione, il sughero viene portato in centri di raccolta e separato dalle impurità, in seguito suddiviso secondo la qualità e avviato alle varie lavorazioni o alla stagionatura.
Le sue caratteristiche più interessanti sono l’assoluta naturalità alla pari del legno, essendo parte della corteccia della pianta, la leggerezza e la porosità che lo rendono traspirante, inoltre è imputrescibile, impermeabile a liquidi e gas, elastico, possiede ottime capacità di resistenza al fuoco e in caso d’incendio non emana vapori nocivi.
E’ inodore, insapore, atossico, asettico, anallergico, antistatico, resiste bene all’usura e all’attacco di roditori e insetti, a condizione naturalmente che sia un lavorato di provata qualità. Possiede insomma tutte le caratteristiche ottimali per essere un materiale isolante e di rivestimento contro il caldo e il freddo, e contro il rumore di eccellente qualità.
In particolare la sua traspirabilità tende a ostacolare la creazione di condensa sulla superficie, un problema che spesso troviamo legato alla mancanza o insufficienza d’isolamento nei nostri edifici, e ciò migliora le capacità termiche che la presenza di acqua ridurrebbe. Possiamo usarlo a piene mani in tutte le costruzioni e ristrutturazioni nelle intercapedini murarie, nei sottotetti come isolante, nei massetti per i pavimenti, come isolante e assorbente acustico nei controsoffitti, come feltro nei sottopavimenti e sottomurature, come elemento di protezione antivibrante per impianti, in taluni casi come elemento sottotegola. Di conseguenza in tutti i casi d’isolamento anche nel “sistema a cappotto” per la protezione termica degli edifici oltre che come pavimentazione e rivestimento di pareti interne e materiale per la realizzazione di mobilio di design.
Tra le motivazioni della scelta non bisogna assolutamente dimenticare che si tratta di un materiale riciclabile, talvolta riciclato, e che il suo utilizzo contribuisce a migliorare il benessere dei fruitori degli edifici, a salvaguardare le sugherete mediterranee quali importanti habitat ecologici per la biodiversità e, last but not least, il suo utilizzo aiuta a contenere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera poiché, come sappiamo, le piante hanno un sensibile “effetto carbon sink” sull’ambiente.

Olivia Carone

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