Come abbiamo spesso ripetuto, in tema energetico e ambientale l’Europa ha intrapreso un percorso dal quale non intende retrocedere. Anzi.
Per avanzare più speditamente realizza e mette in campo strumenti sempre più perfezionati e finalizzati agli obiettivi che, ricordiamolo, consistono nell’attuazione del Programma 202020, in altre parole la riduzione del 20% nell’emissione di gas climalteranti, l’aumento dell’efficienza energetica per ridurre i consumi del 20% e l’aumento al 20% della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. Uno dei più incisivi strumenti messo in atto è un programma ampio sul territorio e di lunga portata, Il patto dei Sindaci. Nato nel 2008, il Patto (Covenant of Mayors) costituisce un’iniziativa fortemente “Europea”, coinvolge, infatti, tutti i Sindaci in un percorso verso la sostenibilità energetica e ambientale. In cosa consiste? In un cammino rivolto all’attuazione di azioni di sostenibilità sul territorio, da progettare e monitorare pragmaticamente, che possiamo schematizzare in tre fasi.
La prima è costituita dalla firma del Patto, ovvero dall’accettazione pubblica del programma. Non si tratta soltanto di un atto formale ma di entrare in una comunità attiva e responsabile che condivide esperienze, regole operative e informazioni utili alla realizzazione delle azioni sul territorio, accomunate dall’impegno di riduzione delle emissioni di CO2 del 20% entro il 2020 attraverso efficienza energetica ed energia rinnovabile. Sino a oggi hanno aderito 366 amministrazioni in Lombardia, 1526 in Italia.
La seconda prevede la preparazione di un Inventario di Base delle Emissioni ovvero la quantificazione di CO2 rilasciata per effetto del consumo energetico nel territorio dell’Amministrazione firmataria durante l’anno di riferimento. Si tratta di identificare puntualmente le fonti di emissione e i rispettivi potenziali di riduzione nei dodici mesi successivi alla firma del Patto.
La terza fase richiede di Presentare un Piano d’azione per l’energia sostenibile (PAES) che affronta gli aspetti operativi entrando nel merito di scelte, obiettivi, tempi e responsabilità. E’ il cuore del progetto che unisce l’Europa dei sindaci tratteggiando le modalità con le quali intendono raggiungere gli obiettivi di riduzione, e che deve essere approvato dal Consiglio comunale. Prevede la pubblicazione biennale dei Rapporti di Attuazione che monitorano costantemente lo stato di avanzamento dei progetti sul territorio e i risultati ottenuti.
A tutto ciò deve essere aggiunto l’impegno per il comune di garantire il coinvolgimento dei cittadini per suscitare quel cambiamento culturale necessario a rendere il progetto definitivo nel tempo attraverso informazione, comunicazione e sensibilizzazione: un ottimo esempio è costituito dall’organizzazione delle Giornate locali per l’energia.
Naturalmente non è tutto così semplice. L’affrontare problemi non tradizionali richiede strumenti non tradizionali, pertanto si rende necessaria anche la formazione di strutture amministrative che devono essere adeguate inserendovi settori, competenze, risorse e strumenti idonei all’applicazione del PAES, coscienti che si tratta di procedure da coordinare, interdisciplinari e complesse. Tenuto conto che siamo in Italia, uno sforzo non indifferente.
Interessante notare come questa sia una concezione tipicamente europea di azioni che provengono “dal basso” e che permeano la cultura del cives, del cittadino, sin nei più banali gesti quotidiani per giungere a compiere quella rivoluzione culturale basata su nuovi paradigmi di sostenibilità che ci potrà consentire di superare senza troppi scossoni quest’epoca minacciata da problemi di riassetto socio-ambientale nell’equilibrio universale, come il Global Warming o l’esaurimento delle risorse.

Olivia Carone