Esiste una sostanziale differenza tra un tetto isolato ed un tetto energeticamente efficiente e non sempre è compresa dai più, vediamo in cosa consiste. Innanzi tutto occorre tener presente che dal tetto fuoriesce più del 20% del calore che noi immettiamo in casa, pagandolo, attraverso la caldaia indipendentemente dal fatto che si tratti di un impianto autonomo (caldaietta) o collettivo (impianto centralizzato).
L’ Eurima (European Mineral Wool Manufacturers Association) ci comunica che la media italiana dell’isolante posto sul tetto, quando è presente mediamente non supera i 5 cm. il che ci porta al secondo posto tra i paesi UE con il minimo isolamento in copertura e maggiormente emettitori di Co2. Infatti l’aria calda che provenendo dall’abitazione disperdiamo dal tetto è prodotta utilizzando all’origine per lo più fonti energetiche non rinnovabili come il gasolio ed il metano.
Questo fatto va impedito.
Per ottenere questo risultato occorre comprendere bene quali debbano essere i requisiti di un buon tetto.
Il tetto è quella parte di edificio che serve a proteggere la costruzione dagli eventi atmosferici, può essere piano, inclinato o molto inclinato, a una o più falde, con copertura in tegole, in pietra, in cemento, in metallo,in legno, a verde, in vetro, può comprendere impianti solari, piantumazioni verdi, aperture, botole o serramenti, camminamenti, etc.
Deve essere costruito in modo da impedire infiltrazioni di acqua o di altri elementi atmosferici evitando fenomeni di condensa e proteggere dal vento e dall’infiltrazione di polveri ed insetti nocivi oltre che di animali (piccoli uccelli o roditori).
Deve permettere la ventilazione per consentire l’asciugatura delle parti soggette agli eventi atmosferici e smaltire il calore che si accumula sul manto di copertura, la parte più esterna, dove in estate si raggiungono temperature molto elevate a seconda del tipo di materiale utilizzato.
Infine deve isolare, ovvero essere realizzato interponendo uno strato di materiale isolante in modo tale che il risultato finale sia duplice: di mantenere il calore all’interno in inverno e di impedirne l’ingresso in estate. Questo risultato lo si ottiene posando l’isolamento non solo sulla copertura sotto le tegole ma anche in tutte le parti del sottotetto soggette ad escursione termica alla pari del tetto, secondo la conformazione del tetto.
Ne consegue che azioni frettolose di posa, spesso con materiali non certificati e non adatti al doppio lavori di protezione caldo/freddo, non producono quei risultati che ci si aspetterebbe ed erroneamente si incolpa il principio dell’isolamento, ma sappiamo non essere così. Occorre sempre chiedere un progetto preliminare che indichi almeno :
1. Forma e dimensione del tetto al momento del rilevamento
2. Proposta di materiale da utilizzare e sistema di posa
3. Valore della trasmittanza (U) iniziale e finale del solaio del tetto dall’intradosso all’estradosso
4. Valore dello sfasamento termico prima e dopo la posa dell’isolante scelto.

I valori di trasmittanza e sfasamento sono molto importanti e vanno considerati con attenzione, il primo deve tendere ad essere sempre più piccolo e generalmente inferiore a U=0.50, indica la capacità della somma degli strati di materiale che compongono il tetto di resistere al passaggio del calore, ovvero l’efficienza dell’isolamento; il secondo dovrebbe essere pari a 10 ore o valori maggiori, indica la capacità che hanno quei materiali posati in quella sequenza di non consentire al caldo di entrare, mantenendo il tetto fresco d’estate.

Olivia Carone