Poco più di una decina di anni fa al Politecnico di Zurigo si sono posti il problema degli sprechi energetici prodotti dal modello di sviluppo occidentale, considerando in modo lungimirante l’impossibilità da parte delle risorse planetarie, immense certamente, ma non infinite, di sostenere una crescita tendenzialmente infinita da parte del genere umano: siamo già arrivati a 7.080.016.614 di abitanti (al momento della scrittura dell’articolo) e viaggiamo rapidamente verso i dieci miliardi, una quantità di bocche da sfamare incompatibile con le risorse naturali terrestri, secondo il nostro modello di sviluppo.
Infatti, come sappiamo bene, possiamo già intravvedendo l’inizio del declino delle risorse fossili dato che la produzione mondiale di petrolio non aumenta, il surriscaldamento globale ci ha portato a 395 ppm di Co2 in atmosfera galoppando verso un aumento di temperatura media terrestre che si teme, supererà i 2°C ritenuti sino a oggi il limite invalicabile oltre il quale le mutazioni climatiche sarebbero irreversibili. I governi non mostrano lungimiranza mentre i paesi in via di sviluppo rincorrono il nostro modello poco efficiente di crescita. Occorre indiscutibilmente fare qualcosa.
Approfondendo il tema risulta che mediamente, sommando tutte le fonti energetiche, un occidentale utilizza 6000 Watt di potenza energetica continua per mantenere il proprio standard di vita che comprende molti sprechi inutili e spesso sconosciuti.
Ma dalle analisi emerge come sia indiscutibilmente possibile mantenere il nostro elevato tenore di vita con un terzo dell’energia : ne scaturisce il progetto sostenuto dal Governo Federale svizzero di una Società a 2000 Watt.
Per avviarla occorre rimuovere i frammenti non efficienti dalla nostra way-of-life passando all’utilizzo prevalente di energie rinnovabili ad eccezione di soli 500 watt, sostanzialmente attraverso azioni pianificate rivolte allo sviluppo di tecnologie avanzate, oltre che per mezzo di azioni individuali del cittadino che, informato e aiutato, possa operare riducendo coscientemente i propri consumi. Il progetto prevede di toccare i settori delle abitazioni, della mobilità, dell’alimentazione, delle infrastrutture e dei consumi.
Per avviare questo scenario, concreto e intelligente, occorre tuttavia una politica illuminata che sia in grado non solo di comprenderne il profondo significato in un contesto mondiale sempre più incerto sui temi energetici, ma che se ne assuma la responsabilità attraverso una pianificazione a lungo termine e sovvenzioni alla ricerca. Mi auguro vivamente che sia possibile poter contare anche qui, nella nostra bella Italia, su figure di valore che arrivino a stabilire cooperazioni oltralpi per dare inizio a questo cammino indubbiamente sostenibile prima di esservi costretti da sfavorevoli sviluppi internazionali. Nel frattempo i nostri vicini procedono con i primi esperimenti applicativi intraprendendo la realizzazione di ecoquartieri. Ad esempio a Basilea, che si è proposta come regione pilota, si è progettato in modo “partecipato”un ecoquartiere, Gundeldinger Feld, con la trasformazione di una fabbrica dismessa in una zona che comprende, tra l’altro residenze e attività artigianali, di svago, teatro, e aree verdi, ristoranti, un ostello della gioventù, un centro di formazione arrampicata su roccia, una biblioteca pubblica con l’intento di promuovere le attività locali e alzare la qualità di vita degli abitanti della zona rendendo portando i consumi a 2000 Watt e smorzando l’impatto complessivo dell’impronta ecologica del quartiere.
La sfida è lanciata: riuscire a coniugare l’idea di un progresso sano, ecologico, qualitativo, al principio di riduzione degli sprechi e degli impatti. Sapremo coglierla?

Olivia Carone