Ultimamente, mi sono pervenute alcune lettere nelle quali mi si contestava una preconcetta avversione verso il Sud e la conseguente attribuzione di una mia origine nordica. Partiamo da questa: sono nato nella Regione più centrale dell’Italia (l’Umbria) e nei miei scritti ho sempre dichiarato che il Sud della nostra penisola dispone delle maggiori possibilità turistiche, in particolare nella stagione estiva. Premesso ciò, mi sono riservato il diritto di critica (ovviamente non preconcetta) di quanto era, a mio parere, errato. Tra gli altri, il Signor Gilberto D. mi ha scritto da Napoli affermando che l’articolo “Vedi Napoli e poi fuggi” sarebbe da querela. Perché? No, Signor Gilberto, legga il primo e il secondo capitolo, dove, a nostro parere, affermavamo che Napoli fosse stata, un tempo, una delle più gettonate del turismo internazionale. Successivamente, però, è stata letteralmente soffocata dal pattume! Noi lo abbiamo scritto certo non per offendere questa splendida città, ma per diritto/dovere di cronaca, che è stato presente anche nell’articolo “Ahi serva Italia di dolore ostello”, un grido di dolore per l’incuria verso Pompei. Oppure non avremmo dovuto pubblicare la denuncia di un Suo conterraneo pubblicata con il titolo “Un costoso rudere……”? Caro Signor Gilberto (e assieme a Lei gli altri che ci hanno scritto in maniera analoga) non è saggio nascondere la testa sotto la sabbia. Il turismo è una cosa seria. E’ il nostro petrolio (oltretutto non è inquinante) ma dovrebbe essere curato come una cosa rara e preziosa. L’Italia per mezzo secolo ha avuto la dabbenaggine di cancellare il Dicastero del Turismo e ancora oggi lo consideriamo di serie “B” e non fondamentale per la nostra economia. L’Italia è il giardino del mondo e il mondo desidera poter ammirare le sue immense ricchezze naturali e il frutto di millenni di altissima civiltà. Vi sono popolazioni, sino a ora chiuse nei loro confini, interessate a visitare la nostra terra. Citiamo ad esempio la Cina. Se solo un cinese su mille decidesse di venire a visitare la nostra Italia in un solo anno, avremmo un milione di ospiti cinesi.
Non è utopia, ma una possibile realtà.
Sarebbe da stolti farci trovare impreparati!

Umberto Granati
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