3282_4_0029 Come la maggior parte degli esseri umani, anche io, nel mio intimo, custodivo un sogno: rientrare, per un giorno, nei luoghi della mia lontana giovinezza, nella “mia” Accademia, quella che aveva trasformato un ragazzo in un uomo, in un soldato, in un comandante. Vi ero tornato varie volte, in occasione dei raduni che accolgono periodicamente gli ex Allievi dell’Istituto, ma in tali visite siamo sempre entrati con il grado raggiunto. Fra noi eravamo solo gli Allievi del 6° Corso, ma, per i Cadetti del momento, eravamo dei Superiori. E qui viene il mio sogno: tornare nell’Accademia come Allievo semplice e, come tale, trascorrevi una giornata cercando di celare i segni dell’età, nascondendo l’alto Grado immeritatamente raggiunto e mimetizzandomi , malgrado i segni dell’età, tra gli attuali Allievi. Era un sogno e lo espressi all’attuale Comandante dell’Accademia, pregandolo, qualora accettasse la proposta, di permette a un Allievo, con più di quattro quinti di secolo sulle spalle, di rivivere una giornata da Accademista, per poi poterla descrivere quale cronista. Il Generale Tota ha acconsentito e allora, accompagnato da un baldo Tenente dei Carristi e sostenuto dal più giovane dei miei figli, ho fatto il mio ingresso nella mia Accademia. Per accordo preso, un Ingresso in sordina, come fossi stato un Allievo precocemente invecchiato. Ho però subito approfittato della mia particolare situazione per chiedere d’iniziare la visita al Sacrario sito nell’ingresso del Palazzo Ducale, dove, sotto la scritta “PREPARO ALLE GLORIE D’ITALIA I NUOVI EROI”, vi erano i nomi degli Allievi dell’Accademia Caduti per la PATRIA. Quella scritta, tante volte letta e conservata nel più profondo del cuore, mi ha ora come annichilito; fortunatamente mio figlio, resosi conto del mio travaglio umano, mi ha consegnato il vecchio basco amaranto, calzato il quale ho potuto salutare, da Soldato, i Soldati Caduti. Sono uscito frastornato dal Sacrario , quasi vergognandomi di essere vivo e senza l’onore di avere il mio nome su quei marmi. Posso dire ben poco del resto della giornata. Ho rivisto locali dei quali riaffiorava il ricordo; vedevo Allievi salutare Il giovane Tenente che mi accompagnava, chiedendosi chi fossero quei due borghesi in giro per la loro Accademia. Ho visitato lo splendido Museo, il Cortile d’Onore, i Saloni del Palazzo, i locali dove pulsava la laboriosa attività dell’Istituto; sono stato ospite alla mensa Allievi, avendo il privilegio di avere al mio fianco l’Allievo Capocorso, ma gli occhi della mia mente erano sempre lì, nel Sacrario, dove avevo avuto ancora una volta l’onore di salutare, da Soldato, gli Allievi dell’Accademia Caduti per la Patria. Ho poi lasciato la mia Accademia come in sogno, però un bellissimo sogno, grato a chi mi ha consentito di realizzarlo; vorrei solo che gli Allievi che mi hanno visto circolare per i locali della loro Accademia, sapessero che quel vecchio signore che a volte vacillava per l’emozione, era uno di loro, un Allievo di molti anni or sono, orgoglioso non tanto del Grado raggiunto, quanto fiero di aver avuto l’onore di servire la mia Bandiera , la mia Terra, che amo chiamare Patria. Alla mia memoria, tutto il resto della mia vita militare è da considerare solo un corollario di questi meravigliosi ricordi, grazie ai quali posso affermare di non essere vissuto invano. Sono memorie integrate nel mio essere, così profondamente radicate da portarmi costantemente, ossessivamente , a ricordarle nelle parole e negli scritti allo scopo di evitare che se ne cancelli la memoria . E questo è quanto ho provato nella radiosa giornata di dicembre del 2012, questa è l’eredità morale che lascio ai miei figli, ai quali ho sempre ricordato che l’uomo. almeno nel concetto del “vir” latino, si distingue dagli altri animali proprio perché nel proprio cuore sa racchiudere i sentimenti di dignità, onore, onestà, senza i quali noi saremmo solo dei bipedi, anche se i più evoluti .
Allievo del 6° Corso dell’Accademia Militare Umberto Granati

Umberto Granati
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