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Uno strepitoso successo, così possiamo definire il musical “la febbre del sabato sera”, una produzione di STAGE ENTERTAINMENT ITALY che, dall’ottobre scorso ha visto accogliere presso il Teatro Nazionale di Milano oltre centomila spettatori,  e che si sta avviando ormai verso la parte finale della stagione prevista per fine gennaio.
La trama è una fedele rivisitazione teatrale dell’omonimo film del 1977 diretto da John Badham , colonna sonora dei Bee Gees, dove il figlio di una famiglia di emigrati italiani, Tony Manero e la sua stravagante banda di amici, chiamati i Baroni, vivono a crescono a Brooklyn sognando di fare il grande passo e  trasferirsi a Manhattan, che vedono come irraggiungibile proprio dall’altra parte del fiume.
Per sfuggire alla dura realtà quotidiana, dove la speranza di  trovare un lavoro è un’impresa impossibile, (ahimè quanti riferimenti ai giorni nostri) i ragazzi  si trascinano stancamente sino al sabato sera dove, invece, il ballo e il sentirsi qualcuno sulle piste della discoteca Odissey 2001, determina  la voglia di vivere e di evasione  dimenticando, almeno per poco, quel pessimismo che ha pervaso tutta una generazione multirazziale americana.
Alla fine, dopo varie vicissitudini vissute da Manero e dai suoi amici, lo stesso, pervaso da voglia di crescere e lasciarsi alle spalle tutta quella superficialità che lo ha accompagnato nella monotona quotidianità, e con l’aiuto della più matura Stephanie, decidono di  fare il passo verso la non più irraggiungibile Manhattan.
Un musical entusiasmante per come l’abbiamo vissuto, una scenografia fatta di continui e repentini cambi, una cura nella costruzione di ambienti e poi, quanti ricordi per chi ha vissuto quegli anni, gli introvabili pantaloni a zampa di elefante e le sgargianti camicie fiorate dai colli larghi che oggi sono identificate come “tamarrate” ma sono state il simbolo di una generazione ormai con i capelli bianchi.
Protagonisti nei panni di Tony Manero e Staphanie Mangano, due promettenti ragazzi nel campo artistico, Gabrio Gentilini e Marina Maniglio, ma coadiuvati da due co-protagonisti davvero unici nei ruoli di Dj Monti e Annette, Filippo Strocchi e Laura Panzeri, oltre a tutto un cast, compresa Martina Colombari, che ha reso lo spettacolo molto coinvolgente e integrato con una forte partecipazione emotiva del pubblico che, alla fine, si è trovato in piedi a ballare con i ragazzi del palco.
Musica rigorosamente dal vivo, un’orchestra magistralmente diretta da Simone Manfredini che ha riproposto, con una impressionante velocità di esecuzione, tutti quei successi che hanno fatto la storia sì dei Bee Gees ma anche della disco music degli anni 70, quella musica che veniva proposta come avanguardia nel mitico Studio 54 di New York. Vocalist, il cast tutto, che ha saputo abbinare la diretta voce al ballo sfrenato, dimostrando non solo padronanza nell’interpretazione dei singoli personaggi, ma un amalgama tale frutto di una perfetta integrazione del gruppo nelle coreografie su di loro costruite.
Cosa ha determinato un così plateale successo, con continui applausi a scena aperta di spettatori eterogenei che hanno riconosciuto ai meritevoli ragazzi del cast un’autentica ovazione finale? Certamente una capacità d’interpretazione tagliata su misura sui singoli elementi sfruttando al meglio le loro qualità sia vocali sia di danza, una colonna sonora che ha riportato alla mente nostalgici anni, per chi li ha vissuti, ma anche voglia di conoscenza di “vecchi” gusti musicali per quei ragazzi che, in quegli anni, non erano nemmeno nati, e una voglia comune di lasciare fuori dalla porta, del teatro, problemi e situazioni quotidiane che per certi versi abbiamo rivisto nel musical.
Garanzia di successo la produzione, Stage Entertainment, presente in tutti i principali teatri sia Europei che Americani, non è certo nuova a questo genere di spettacoli, ricordiamo tra i tanti le presentazioni di opere quale La bella e la bestia, il re leone, high school music, mamma mia, in un modello aziendale che vede per propria filosofia, e come è orgoglioso precisare il proprio management: “tutto è curato nei minimi dettagli per far vivere al nostro pubblico una serata perfetta”.
 
Massimo Passera

 

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