violenzadonne_0

Prendiamo atto di quanto pubblicato da tutte le testate giornalistiche, e rimbalzato con forte impeto dai media proprio per lo stupore di affermazioni così forti del magistrato di Bergamo Dr. Francesco Dettori, sull’ennesimo atto di violenza perpetrato nei confronti di una donna, brutalmente stuprata in stato di gravidanza.
Abbiamo chiesto alla nostra socia e collaboratrice Dr.ssa Paola Nicolini, rappresentante fra l’altro dell’associazione "l’altra metà del cielo -telefono donna" un approfondimento ed un parere su un tema di triste attualità, ma anche un pensiero su come una donna possa sentirsi leggendo queste dichiarazioni.
Riteniamo evidente che queste frasi, che danno adito a parecchie interpretazioni, non tendono certo a smorzare i toni di una tragedia che ormai quotidianamente viene consumata davanti ai nostri occhi, anzi alimentare un clima di sfiducia proprio nelle istituzioni incapaci di gestire anche comunicativamente il problema e dare adeguata sicurezza alla popolazione più indifesa, le donne.

lascio la parola alla dr.ssa Nicolini.

In qualità di responsabile del servizio psicologico dell’Associazione “L’altra metà del cielo-Telefono Donna” di Merate, ma ancor prima come donna, ringrazio gsamasternews nel darmi la possibilità di esprimere pubblicamente alcune mie riflessioni in merito alle forti affermazioni del magistrato Dettori, un uomo che rappresenta l’istituzione.
Non nascondo la mia irritazione nel cogliere, ancora nel 2013, la presenza di pregiudizi legati all’identità di genere, ovvero nel ritenere la donna il sesso debole, ma soprattutto nel svalorizzare la sua unicità e bellezza considerandola un “anello debole della società”.
La donna riveste in realtà un ruolo molto importante nella società. L’emancipazione femminile, le conquiste legislative come primi movimenti verso l’indipendenza, la lotta per ottenere parità nei diritti in tutto il mondo, i cambiamenti sociali che ne sono derivati, nomi di donne che hanno lasciato un segno nella storia dell’umanità, quali Madre Teresa di Calcutta, Rita Levi Montalcini, Dacia Maraini, sono solo alcuni esempi che confermano la forza , il coraggio e la capacità di evolversi culturalmente e socialmente della donna stessa.
L’anello debole della società è il pregiudizio sessuale, che proviene sì da una non conoscenza e quindi da un’ignoranza, ma spesso sebbene ci sia consapevolezza in tal senso, volutamente non la si vuole colmare. Pensare di poter evitare o ridimensionare il fenomeno della violenza di genere sollecitando la donna ad assumere comportamenti che limitano la sua libertà, mi sembra un approccio che paradossalmente può solo incrementare il fenomeno, fomentando il pregiudizio e la paura, la quale spesso mina l’autonomia limitando il comportamento e l’autostima personale.
Vorrei inoltre mettere in luce come uno dei meccanismi che si attivano proprio con il maltrattamento sia la dipendenza: come si può pensare di ridurre tale dolorosa realtà suggerendo la messa in atto di un comportamento che risulta essere una sua diretta conseguenza e che porta all’isolamento?
Troppo spesso sento le storie traumatiche di donne violentate, nell’anima e nel corpo e, sebbene siano passati ormai dieci anni da quando ho iniziato ad occuparmi della violenza di genere, ogni volta sento il loro dolore, la loro fragilità, una fragilità che è stata creata dalla violenza e dal non rispetto, che potrebbe avere e manifestare tranquillamente anche un uomo nelle stesse condizioni: la debolezza non è caratteristica dell’essere donna!
Sebbene con fatica, le Associazioni che si occupano di maltrattamento, svolgono e continuano nell’intento di attivare nuovi corsi di formazione rivolti anche alle figure istituzionali, per permettere interventi efficaci ed efficienti.
Le istituzioni e i professionisti che lavorano in questo campo infatti dovrebbero sempre collaborare positivamente e promuovere insieme interventi e campagne di sensibilizzazione sulla popolazione, al fine di rendere consapevole e responsabile ciascun cittadino. Spesso la protezione del singolo arriva dalla conoscenza sociale in quanto porta ad un senso di responsabilità collettiva.

Dr.ssa Paola Nicolini

Caporedattore gsamasternews: Massimo Passera