stalking
Una donna uccisa in Brianza dall’ex-compagno:
un altro caso di STALKING finito in tragedia
 
Il termine “stalking” deriva dall’inglese “to stalk” che indica l’attività del cacciatore che “fa la posta” o insegue la preda.
Nel maltrattamento di genere, spesso tale comportamento persecutorio viene messo in atto quando l’individuo cerca di allontanarsi da una relazione violenta. Il maltrattante perseguita l’ex-partner seguendolo negli spostamenti, aspettandolo sotto casa, al lavoro, telefonandogli continuamente a casa, in ufficio, sul telefonino.
Lo stalking è una serie continua di azioni volte a invadere la sfera sociale, professionale e personale di una vittima. E’ una forma di aggressione costante al mondo della vittima affinchè essa si senta “intrappola”, minata nella sua autonomia e indipendenza.
Purtroppo l’ultimo caso di cronaca nera della donna italiana di 47 anni uccisa nella sua abitazione a Bernareggio (Monza e Brianza) dal suo ex convivente di nazionalità marocchina di 45 anni, che ha confessato il delitto poco dopo, è il triste epilogo di uno stalking perdurato nel tempo.
La vittima Stanghellini, come molte altre donne in condizioni analoghe, aveva già sporto denuncia ben tre volte, sebbene successivamente ritirate. Il motivo è riconducibile ad una fragilità e insicurezza interiore indotta dall’aver subito forme di maltrattamento da lungo tempo, dal timore di una reazione da parte dello stalker, dalla paura di “non farcela a reggere quello che potrebbe comportare”.
Soprattutto per quest’ultima ragione, ritengo fondamentale dare alcuni riferimenti legislativi.
Con il decreto legislativo del 23 febbraio 2009 n. 11   (convertito con modifiche dalla  l. 23 aprile 2009 n. 38), “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori” , viene introdotto nel codice penale all’art. 612 – bis, titolo XII, il delitto di “ATTI PERSECUTORI”,  formula con il quale il legislatore ha inteso tradurre la complessa ed articolata fenomelogia meglio nota come stalking.
Il reato è inserito nel codice penale nel capo III, Dei delitti contro la libertà individuale, parte II, del titolo XII, nella sezione relativa ai delitti contro la libertà morale. Anche alla luce di questa collocazione nel codice penale possiamo dire che il bene protetto dall’art.612 bis c.p. è la libertà, la libertà di ognuno di autodeterminarsi, libertà da intendersi nella sua accezione positiva, come libertà di agire, e nella sua accezione negativa di non essere costretti a subire le condotte altrui, sino a comprendere l’ulteriore bene giuridico dell’incolumità individuale, allorquando la condotta molesta provochi un perdurante e grave stato di ansia o di paura. Lo stalking è un reato di danno e di evento.
Deve sussistere un nesso di causalità fra le reiterate condotte di minaccia o molestia e le tre possibili conseguenze, ognuna delle quali sufficiente a delineare il delitto in parola:
1-cagionare un perdurante e grave stato di ansia e di paura;
2-ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di persona legata alla vittima da relazione affettiva;
3-costringere la vittima ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.
Con l’art. 642 bis c.p. lo stalking viene punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
E’ inoltre aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n.104 ovvero con armi o da persona travisata (…).
Purtroppo non esistono delle regole di comportamento da parte di chi subisce lo stalking che possano assicurare un lieto fine ma, dopo anni di esperienza nel settore, mi permetto di suggerire alcune modalità che aiutano senz’altro al non perpetuarsi dell’evento o, ancor peggio, a fomentare il fenomeno.
La vittima deve cercare di spiegare una sola volta allo stalker che non vuole avere più alcun rapporto con lui e non deve mai rispondere alle sue chiamate o messaggi, né rispedire eventuali regali. Tali gesti potrebbero essere interpretati dallo stalker come richieste di contatto o diventare dei pretesti per proseguire nel molestarla. Inoltre, da evitare i luoghi frequentati dallo stalker, conservare le prove di ogni contatto avuto con lui (lettere, e-mail, bigliettini, etc.) , procurarsi un secondo numero telefonico solo per la familiari e gli amici stretti , lasciando  il vecchio numero collegato ad una segreteria telefonica per registrare i messaggi. Queste modalità a volte sono da supporto ad eventuali indagini o processi contro il persecutore. Fondamentale inoltre tenere informate le persone a loro care e vicine, chiedendo aiuto alle agenzie di aiuto, quali le associazioni che si occupano di maltrattamento, la polizia locale, gli avvocati etc.
 

 Paola Nicolini