La TV e la Stampa hanno appena comunicato la triste notizia del crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei, Museo vivente all’aria aperte che illustra al mondo come si viveva 2 millenni or sono.

Pompei e la vicina Ercolano vengono visitate da milioni di persone, numero che potrebbe triplicare se fossero meglio attrezzate nelle strutture ricettive e valorizzate da una capace e sapiente opera di recupero e conservazione.
Subito dopo aver appreso la notizia, mi è capitato per caso un articolo datato 20 febbraio 2009, con oggetto l’apertura della BIT dello scorso anno e la considerazione amara del – 6% dei fatturati turistici nel 2008 e la perdita di 40.000 posti di lavoro nel settore. Per l’autore, le prospettive per il 2010 tendevano alla ripresa. Tra l’altro, il pubblico alla BIT ha dichiarato che la città italiana preferita è Roma, che la palma tra le Regioni tocca alla Toscana e che infine il viaggio più desiderato è quello in Sicilia. Ciò a gennaio 2009.
Quest’anno sembra che le cose vadano meglio e la stima è un recupero del 2%; non è molto, ma è già segno positivo.
E’ però il caso di analizzare la situazione. Sono le città d’arte a guidare la rimonta e ciò è logico, trattandosi di una forma di turismo non stagionale. In questo siamo agevolati dall’eccezionale quantità e qualità dei nostri Centri urbani. L’Italia è un immenso museo e frequentemente gli stessi italiani ne individuano ben poco le potenzialità.
Tutto il mondo civile conosce Roma, Firenze, Venezia, Napoli, che guidano la classifica rispettivamente con 464, 223, 144 e 194 tra musei e monumenti insigni, ma quanti sanno (o fingono d’ignorare) che oltre alle città più note, ve ne siano tante altre piccole, a volte minuscoli paesi autentici scrigni di capolavori. Una rapida scorsa alla nostra Guida ai Musei e Monumenti d’Italia ci ha resi immediatamente edotti che oltre 20 piccoli centri abitati hanno nel loro interno più di 15 (e spesso più di 20 capolavori). Nella nostra Guida sono annotate 16.884 opere d’arte e ogni giorno ne troviamo altre.
E qui viene spontanea un’ulteriore considerazione appena accennata sopra. Il turismo considerato classico, quello familiare, è fatalmente stagionale prevede normalmente periodi più o meno lunghi, mentre quello dedicato all’arte può essere distribuito nel corso di tutto l’anno e inoltre essere complementare all’altro.

Però vi è un altro fattore, determinante: la sua promozione non può essere lasciata all’iniziativa della pletora di Personaggi ed Enti locali, spesso abituata ad appoggiarsi ai Pubblicitari, i quali, ovviamente, sono portati a far premio sul rientro economico della loro, pur necessaria, attività
A chi dovessero sorgere dubbi in merito, consiglio una visita alla B.I.T. o ad una delle tante Mostre sul turismo: Stand spesso faraonici, splendide standiste, una montagna di eccellenti pieghevoli che indicano prevalentemente alberghi, ristoranti, campeggi, eccetera e qualche scarna notizia delle altre possibilità. Per quanto riguarda il nostro gruppo, ogni qualvolta abbiamo chiesto altre notizie, abbiamo ottenuto in cambio solo altri depliand!
Ecco perché, sulla base dell’esperienza maturata negli oltre 28 anni che professo il giornalismo turistico, ho maturato la convinzione che la promozione turistica, almeno quella indirizzata all’estero, debba essere guidata dal Ministero del Turismo, visto che finalmente ce lo hanno restituito!
Sono perfettamente consapevole di aver detto cose che risulteranno sgradite a molti, ma per la mia età (81 anni) offro il destro a chi mi è contrario di considerarmi rimbambito.

Umberto Granati
redazione.edivega@libero.it

Categories: Viaggi e turismo