L’(in)efficienza energetica italiana

efficienza energetica Ci risiamo. E’ notizia di qualche giorno fa che la Commissione Europea il 24 gennaio 2013 ha inviato pareri motivati, anticamera di procedure sanzionatorie ad alcuni paesi, tra i quali l’Italia, “ .. chiedendo loro di notificarle le loro misure di attuazione in relazione al disposto della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia.
La direttiva 2010/31/UE doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 9 luglio 2012.
A norma di questa direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi e quelli esistenti, assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l’ispezione regolare dei sistemi di riscaldamento e di condizionamento.
La direttiva fa obbligo inoltre agli Stati membri di assicurare che, entro il 2021, tutti i nuovi edifici rientrino nella categoria dei cosiddetti "edifici a energia quasi zero". Se i quattro Stati membri non ottempereranno al loro obbligo legale entro due mesi la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di Giustizia”.

Significa che, ancora una volta l’Italia, che si dichiara ambientalista e sensibile ai temi della sostenibilità, che ne parla continuamente su tutte le riviste, crea dibattiti, conferenze e disquisisce continuamente su siti internet, in realtà non applica quelle normative concrete che abbatterebbero in misura sensibile l’emissione di Co2 derivante dalla climatizzazione degli edifici.

In sostanza cosa dice questa nuova normativa, la Direttiva Europea 2010/31/CE ? Semplicemente aggiorna i dati ed i parametri già inseriti in quella precedente, vecchia di 10 anni: la 2002/91/CE, che costituiva il primo passo per istituire un quadro giuridico omogeneo volto a limitare l’aumento del consumo di energia nel settore edilizio e conteneva le basi per l’istituzione di un quadro generale per un metodo comune di calcolo integrato del rendimento energetico degli edifici. In sostanza ci indicava l’obbligo di certificare energeticamente i nostri edifici riscaldati, come farlo, con quali criteri e tempi.
Ora siamo in presenza di un secondo passo, più avanzato: gli edifici ZEB, Zero Energy Building, o edifici a energia zero o “quasi zero”, e in Italia nessuno sembra saperne granché, a tal punto che rischiamo, dopo le sanzioni avute per il recepimento non corretto della precedente direttiva, anche quelle su quest’ultima !
Un caso disperato.
Eppure la Direttiva europea 2010/31/CE sulla prestazione energetica nell’edilizia (rifusione) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea del 18 giugno 2010 ed è entrata in vigore il 9 luglio 2010, abrogando la precedente dal 1º febbraio 2012, ed abbiamo avuto due anni per familiarizzare con i nuovi parametri.
Saremo costretti, come al solito, a rivolgerci oltreconfine per ottemperare alle indicazioni europee?

Olivia Carone

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