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HANDICAP E SESSUALITA’
RIFLESSIONI SUL’INTERVISTA DEL Tgcom24 A MAX ULIVIERI, Fondatore del sito www.diversamenteagibile.it

Ho letto con molta attenzione l’intervista del Tgcom24 a Max Ulivieri, 42enne toscano, affetto da distrofia muscolare, ideatore della petizione per l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente sessuale.
Viviamo in una realtà socio-culturale impregnata ancora da molti tabù e pregiudizi sia verso i “diversamente abili”, sia verso la complessità della sessualità, sovente ritenuta erroneamente sinonimo di genitalità.
Vorrei fare alcune riflessioni a voce alta, per portare i lettori ad un momento di ascolto e comprensione di se stessi e dell’altro. La sessualità è un aspetto integrante della personalità umana e caratterizza ognuno nei gesti quotidiani, nei comportamenti, nelle espressioni e relazioni di ogni genere sostenute da sentimenti, emozioni, valori, giudizi, stereotipi e pregiudizi, costumi, norme culturali e giuridiche concernenti la relazione tra individui. Proprio per questo motivo sia l’OMS, ma soprattutto l’Associazione Mondiale di Sessuologia(WAS), parlano di diritto alla salute sessuale. In particolare, questa ultima ha stabilito ben 11 diritti fondamentali in merito, tra i quali quello sull’uguaglianza sessuale, il diritto al piacere e all’espressione delle emozioni sessuali e ad una educazione sessuale integrale.
Bisognerebbe però distinguere le varie forme di handicap e affrontarle in modo differente, in quanto la sessualità di un ragazzo tetraplegico a seguito di un incidente stradale probabilmente sarà sentita e conosciuta diversamente da un ragazzo nato con un handicap fisico importante, o da un ragazzo portatore di disagio psichico come la schizofrenia! Come sempre, è molto difficile anche se spesso comoda la generalizzazione, ma quando si affronta la salute dell’uomo si dovrebbe avere un’attenzione particolare! Comuni possono essere alcune difficoltà nel sentire e vivere la propria sessualità, riconducibili alla “ignoranza”, come dice Ulivieri, ma anche ai timori della gente nel confrontarsi con una realtà non conosciuta. La diversità spesso fa paura e pertanto viene rifiutata e allontanata. In realtà il confronto con tutto ciò che è differente da noi può portare solo ad un arricchimento e crescita della persona stessa, permettendo una maggior consapevolezza dei propri limiti e risorse.
La proposta di un assistente sessuale, figura professionale già esistente in vari Paesi, come la Svizzera, Germania, Olanda e Scandinavia, apre una finestra sul tabù dell’amore, fisico e sentimentale, che accompagna l’esistenza dei disabili. Ritengo che in Italia si debba fare ancora molta strada in merito. Potenziare e promuovere corsi di educazione sessuale nelle scuole, conferenze aperte alla cittadinanza, tavole rotonde per professionisti del settore, quali medici, psichiatri, ginecologi, andrologi, psicoterapeuti e sessuologi, sarebbe senz’altro di aiuto in tal senso. Non solo per questa delicata e complessa duplice realtà (handicap e sessualità), ma purtroppo anche in altre situazioni sanitarie, si assiste a volte all’assenza o ad un inappropriato lavoro di equipè multidisciplinare. Personalmente sono una sostenitrice del lavoro “a più braccia”, in quanto il confronto è sempre un arricchimento e, in un clima di collaborazione, porta ad un arricchimento per il singolo professionista ed una migliore prestazione sanitaria .
Ulivieri, con sua moglie Enza, lancia la sua battaglia per ottenere l’assistenza sessuale. Non mi ha sorpreso, ma vorrei sottolineare come l’intervista verta soprattutto non su questa, bensì su un professionista dell’equipè, ovvero l’assistente sessuale. Mi domando se, qualora non fosse stata inclusa tale figura, la proposta avrebbe suscitato altrettanto scalpore e audience!!
E’ altrettanto vero che le persone spesso faticano a capire la distinzione tra psichiatra e psicologo, così come la serietà della figura del sessuologo clinico, spesso non per colpa loro, ma proprio per impossibilità di poter essere informati in modo adeguato e completo. La riluttanza ad accogliere favorevolmente la figura di un assistente sessuale risulta comprensibile. Ma non si deve confondere una realtà professionale sanitaria finalizzata alla salute dell’individuo con la ricerca di un mero momento di piacere legato al sesso e non alla sessualità, ovvero escludendo una delle sue funzioni fondamentali: la relazione e l’affettività! Per un diversamente abile, ma per qualsiasi individuo, la possibilità di sentirsi, imparando a conoscere i propri confini, limiti, risorse e risposte del proprio corpo, le emozioni sensoriali personali , entrando in intimità con se stesso, potrebbe offrire la possibilità di vivere una vita più sana e completa.

Paola Nicolini