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FISCO (N. 4, febbraio 2013)

Anche in questi periodi di transizione non vogliamo far mancare ai nostri lettori la nostra voce di commento e stimolo per una migliore convivenza anche fiscale, con suggerimenti e note a volte critiche.
Questa volta con una nota sommessa di tipo "quaresimale" sottolineiamo taluni aspetti forse minori.

IVA e esportatori abituali ­ sembra una retromarcia
Lo status di esportatore abituale, che consente di effettuare acquisti senza corrispondere l¹IVA a monte in quanto l¹IVA non è dovuta sulle esportazioni deve essere valutato sull’ammontare delle operazioni "nazionali" fatturate e registrate nel periodo d¹imposta.
Tale affermazione sarebbe ovvia e lapalissiana se non rischiasse di confliggere con l¹innovazione portata dalla nuova normativa documentale IVA che impone di fatturare e registrare anche tutte le operazioni prive del requisito di territorialità (nostra circolare n. 1/13).
La nuova normativa impone di considerare le operazioni prive del requisito di territorialità nel volume di affari annuo, e quindi si rischiava un conflitto con le norme sulla qualificazione di esportatore abituale che richiedono la valutazione della percentuale di esportazioni sul volume di affari.
Con una modifica all’art.1 del D.L. 746/1983 è stato precisato che per la quantificazione della percentuale rilevante delle esportazioni per la qualifica di esportatore abituale deve aversi riguardo al ³volume di affari rettificato² che esclude, quindi, le fatturazioni e registrazioni di operazioni non territorialmente significative, e cioè quelle per le quali è stato appena introdotto l¹obbligo documentale.
Siamo sempre dubbiosi del fatto che spesso anche all¹Agenzia delle Entrate la mano destra non sa che cosa fa la sinistra, e sia pure per questa parte della documentazione formale dell¹economia si potrebbe citare il titolo di Shakespeare: ³Molto rumore per nulla!²

Redditometro 2.0
Questa indicazione moderna della nuova versione dello strumento accertativo cerca di far sembrare meno pesante la revisione 2013 del redditometro inteso come elemento di ausilio, attraverso una presunzione semplice, all¹accertamento sintetico del reddito IRPEF.
Nell¹incontro con la stampa in occasione dell¹appuntamento c.d. "Telefisco" è stato ribadito che la nuova versione del redditometro sarà applicabile per gli accertamenti a partire dell¹anno 2009, escludendo ogni retroattività.
I commentatori ministeriali sembrano dimenticare che l¹art.3, secondo comma, del D.Lgs 472/97 (disposizioni generali sulle sanzioni) recita:" Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzione per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile"
Questo vuole dire, quanto meno, che la nuova versione del redditometro può rappresentare l¹esimente da sanzioni se più favorevole per il contribuente!
Data la nostra specializzazione in materia di contenzioso tributario sarà bene valutare sempre la praticabilità del ricorso in caso di accertamento con adesione, almeno per escludere le sanzioni.

Verso la semplificazione
Dal 1° dicembre 2012 si è data attuazione ad una sorta di semplificazione forale anche nella pubblica amministrazione, operando la fusione per incorporazione della Agenzia del Territorio (detta anche semplicemente Catasto) nella Agenzia delle Entrate.
Un paio di mesi dopo l¹Agenzia delle Entrate si è accorta che questa fusione era avvenuta e con risoluzione 11 del 13/02/2013 è stato affermato che alle dichiarazioni di successione (che si presentano all¹Agenzia delle Entrate) non debbono essere allegati i certificati catastali degli immobili che cadono in successione, dato che i riferimenti di questi erano già, anche a seguito della fusione, in possesso della stessa Agenzia.
Il principio che la pubblica amministrazione non deve richiedere documenti che altrimenti ha già nella propria disponibilità trova finalmente una attuazione, del valore simbolico più che reale, ma significativo.
Le semplificazioni vogliono dire anche semplificare adempimenti e formalità, e quindi tutto quello che muove in quella direzione è, e deve essere benvenuto.

IRAP ­ imposta estranea al lavoro professionale non organizzato.
Più volte nelle circolari passate abbiamo ricordato come l¹IRAP sia una imposta che tipicamente dovrebbe colpire solo l¹attività d¹impresa organizzata. (circolari n. 4/2009 e 11/2010).
Abbiamo condotto con una alta percentuale di successi battaglie contro l¹iscrizione a ruolo di tale imposta ­ o per ottenere il rimborso di versamenti diretti ­ quando venivano colpiti lavoratori autonomi senza organizzazione e siamo pronti a proseguire in detta competizione.
Ci sopporta anche la recentissima ordinanza della Suprema Corte di Cassazione (2123 del 29 gennaio 2013) che ha ribadito che la misura dei compensi, sia incassati che pagati per consulenze, non può essere un elemento di assoggettamento ad IRAP, dato che questa imposta colpisce solo il reddito derivante da una struttura organizzata.
Viene quindi confermato che solo l¹esistenza di una organizzazione, con rapporti di lavoro dipendente, può rappresentare un elemento di assoggettamento.
Ricordiamo che per i versamenti diretti è possibile chiede il rimborso di quelli eseguiti nel 2009 ed anni successivi, mentre per il ricorso contro le cartelle di pagamento valgono i termini ordinari di impugnativa.

La storia si ripete ­ Boston Tea Party anno 2013
La storia insegna che il motivo palese dell¹opposizione degli americani (allora colonia britannica) al governo di Sua Maestà, nel 1773, fu la pretesa di una imposta sull¹importazione del the, che buttato a mare nel porto di Boston per protesta causò quello scontro denominato Boston Tea Party.
Dopo quasi due secoli e mezzo di nuovo una colonia britannica, Turks and Caicos, si oppongono alla politica fiscale della madrepatria britannica rifiutando l¹introduzione dell¹IVA e minacciando la secessione.
Davide contro Golia, uno stato di 45mila abitanti contro il Regno Unito e chissà che i pesci del mar dei Caraibi si vedano servito una nuova tazza di the!
Si deve riconoscere che qualche paradiso fiscale rimane ancora sulla breccia, nonostante molte defezioni (circolare n. 19/12).

Il ricavo da attività abusiva è reddito
Molto spesso i giornali riportano la notizia che sono stati scoperti luoghi dove veniva abusivamente esercitata una attività professionale, in genere di dentista, da parte di soggetti non abilitati.
La sentenza 2894 del 7 febbraio 2013 della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che in questi casi, essendo in presenza di un soggetto che esercita una attività di lavoro autonomo ma senza avere posto in essere i necessari adempimenti contabili e formali si può accertare il reddito sulla base dei semplici movimenti bancari, per cui tutti i versamenti sono ricavi, evidentemente non fatturati, e tutti i prelievi sono costi in nero in quanto tali spese non risultano registrate in contabilità ( che ovviamente non esiste).
Il tutti genera una quantità di imposte e sanzioni da far rimpiangere all¹abusivo di non avere trascorso un tempo sufficiente sui banche di scuola per conseguire il famoso Š.pezzo di carta!

Documento valutazione rischi
Come ricordato nella nostra precedente circolare n 2 entro fine giugno deve essere valutato e redatto il documento riguardante la potenziale situazione di rischio in relazione alla presenza di dipendenti.
Questo documento può consistere in una autocertificazione che però deve essere redatta e approvata entro il 31 maggio 2013.
Si tratta quindi di una anticipazione rispetto alla scadenza già comunicata.
Ricordiamo anche l¹opportunità di rivolgersi ad un organismo professionale specializzato per i necessari adempimenti.

(Alberto Arrigoni)

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