bit_milano Il nostro articolo sulla B.I.T. è stato accolto con favore da molti lettori, ma anche criticato da altri. Ringraziati doverosamente i primi, veniamo ai secondi. Alcuni hanno giudicato ingiusto evidenziare il tono dimesso della B.I.T. 2013, essendo ciò la inevitabile conseguenza della depressione mondiale. Valida osservazione, ma non abbiamo criticato la diminuzione di presenze e nemmeno evidenziato il calo generalizzato delle economie, fatto lapalissiano. Abbiamo invece stigmatizzato la chiara carenza di valorizzazione delle splendide possibilità turistiche dell’ Italia da parte delle nostre Autorità politiche e amministrative, coinvolgendo anche le Ambasciate e i Consolati che dovrebbero essere gli araldi della Nazione. L’Italia è un autentico scrigno di bellezze artistiche, archeologiche e naturali, tale da non avere rivali al mondo, ma, secondo una classifica redatta dall’UNTWO, è solo il 5° Stato al mondo per numero di visitatori. Eravamo il “Giardino d’Europa “ e ora siamo relegati al 5° posto! Perché questo calo di preferenze? Non compete a noi, modesti cronisti del Turismo, elencare le cause del declino del desiderio nel mondo di visitare la nostra Terra. Abbiamo frequentemente criticato, anche aspramente, le nostre lacune, denunciando il disordine di molte splendide città, spesso svilite dalla sporcizia e dal disordine,dalla stolta “furbizia” di alcuni operatori che non si peritano di ricorrere a raggiri nei confronti dei visitatori stranieri o nostrani, certi che alla fine la faranno franca, dalle carenze nel le comunicazioni, in particolare quelle stradali, dalle carenze linguistiche, dallo stato di disordine, di abbandono e calo di decoro nei nostri splendidi centri e monumenti. Lo diciamolo chiaramente e senza perifrasi: abbiamo un patrimonio ineguagliabile e non sappiamo propagandarlo quando è esente da pecche. Siamo rimasti in arretrato nei confronti di concorrenti assai meno dotati di noi; rispetto ai tempi nei quali l’Italia (per alcuni l’Italietta) era “il giardino d’Europa” e i viaggi erano praticati solo da un’elite privilegiata. Ora il turismo è un fenomeno di massa che interessa centinaia di milioni di persone. Prima il turismo era un’organizzazione artigianale, ora è un’industria che necessita di una complessa organizzazione e noi, a fronte di ciò, avevamo abolito il suo Ministero, cioè l’Organo che dovrebbe dirigere e sostenere la nostra maggiore ricchezza! Però questa ricchezza deve essere diretta e sostenuta in tutti i propri molteplici aspetti: richiede professionalità e non può essere lasciata nelle mani di persone incapaci di farla fruttare. Non siamo portati per il verticismo , ma vorremmo che l’enorme ricchezza di cui la nostra Italia ha il vanto, possa essere ben amministrata e diretta da persone capaci e preparate che siano in grado di mantenere e valorizzare questo tesoro.

 

In poche parole, la nostra maggiore ricchezza per oltre mezzo secolo è rimasta priva di una guida a livello governativo, l’unico in grado di poter avere un’autorevole possibilità di governare e dirigere un’attività complessa come è tale macrocosmo che vede al suo interno gli aspetti artistici (nei loro molteplici settori) e quelli relativi all’ambiente, alle comunicazioni, all’ordine pubblico, alla disciplina unitaria delle molteplici strutture logistiche e, non ultimo per importanza, poter propagandare in tutto il mondo questa nostra immane ricchezza, grazie alle Ambasciate e i Consolati. Noi per troppo tempo abbiamo lasciato la nostra maggiore industria (perché il turismo dovrebbe essere considerare tale) nelle mani di Regioni, Province, Comuni, Enti nella maggior parte dei casi privi delle competenze specifiche, che non hanno saputo rappresentare all’estero le enormi possibilità offerte dall’Italia. Altre nazioni, meno dotate, hanno ovviamente preso la palla al balzo per sorpassarci. Tutto qui. Non abbiamo criticato la B.I.T. , che ha dimostrato, come al solito, la validità dell’organizzazione, ma il sistema con il quale il problema turismo viene affrontato in Italia. Sarebbe ora di svegliarsi!

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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