Turismo I precedenti articoli riguardanti la politica turistica italiana hanno provocato reazioni da parte dei lettori, la maggior parte dei quali hanno espresso giudizi favorevoli, ma alcuni ci hanno accusato di un, almeno per loro, ingiustificato catastrofismo, perché, affermano, la situazione mondiale è in crisi ovunque e, come ci dice il Signor Giancarlo L. di Bologna, quando il denaro è scarso si pensa al pane e non alle vacanze. Il ragionamento non fa una grinza, preso in assoluto. Anche noi siamo consapevoli che in periodo di crisi il pane quotidiano fa premio sulla vacanza. Nei nostri articoli (compreso l’ultimo) abbiamo però sempre sostenuto che l’Italia dall’immediato dopoguerra ha affrontato il problema turismo in modo che noi riteniamo sciagurato; questo per varie ragioni, la prima delle quali è stata la soppressione del Ministero del Turismo, ossia dell’Organo che aveva il compito di coordinare la dinamica dell’Azienda turistica nazionale. Ciò va riferito al coordinamento legislativo e funzionale interno e per l’azione promozionale del “prodotto turistico” nei confronti delle altre nazioni. Tali compiti sono stati delegati a Regioni e Comuni, che hanno, almeno a nostro parere, operato in modo campanilistico e non coordinato, affidando ad agenti pubblicitari la gestione dell’azione normativa e promozionale con intenti campanilistici, spesso rivolti più ai vicini di casa, che all’estero. Ciò lo abbiamo sostenuto ripetutamente da tempo anche su altre Testate sulle quali scrivevamo, denunciando chiaramente quanto ritenevamo errato, come ad esempio lo sfarzo faraonico nelle Fiere degli stand di alcune Regioni, colmi di personale, che spesso era solo in grado di distribuire depliant, ma non di rispondere a semplici quesiti che venivano loro (lo confesso, a volte capziosamente) posti, oppure il caso, avvenuto molti anni or sono, di una Regione che fece stampare una miriade di splendidi (e costosi) manifesti con i quali tappezzò le strutture della Regione stessa! Peccati veniali, dirà qualcuno, ma dispendiosamente inutili, mentre l’azione promozionale all’estero difettava. Coloro che scrivono sono sempre stati ostili alla pubblicità non veritiera, che riteniamo controproducente, ma il turismo italiano non ha certamente necessità di ricorre alla pubblicità ingannevole per attirare i turisti. Noi abbiamo tutto per primeggiare, perché la sorte è stata benigna nei confronti della nostra terra e i nostri progenitori ci hanno lasciato un patrimonio culturale che nessun’altra Nazione possiede. Questi tesori vanno valorizzati e debitamente propagandati; a ciò deve essere aggiunta la professionalità degli addetti al turismo. Confermiamo il nostro parere che il Ministero del Turismo debba essere in stretto contatto con quello dei Beni Culturali, dell’Interno e degli Esteri, in maniera da coordinare le modalità per incentivare l’azione di valorizzazione delle ricchezze sia naturali, che ereditate dei nostri antenati.

Non è concepibile che il Bel Paese per antonomasia sia relegato al quinto posto nel mondo, tallonato da altre Nazioni molto meno dotate! Non siamo patiti del centralismo, essendo consapevoli dei suoi difetti intrinseci, ma riteniamo che non si possa disperdere in migliaia di rivoli (tra Regioni e Comuni) l’enorme ricchezza che solo il turismo può produrre grazie a una politica unitaria. Lasciamo il campanilismo al folclore e ragioniamo sulla base non utopistica della finanza. Il turismo è la nostra ricchezza, un’enorme ricchezza, che chiede solo di essere custodita e valorizzata come merita. La mano pubblica deve solo agire per coadiuvarne le immense possibilità, ma dovrebbe essere sempre pronta a intervenire per fornirgli il supporto necessario, intervenendo solo per poterlo agevolare e propagandarlo adeguatamente senza inutili campanilismi. Poi noi, eredi dei Geni che ci hanno lasciato una tale eredità, avremo solo l’onere di rispettare i doni lasciatici da Dio e dei nostri antenati.

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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