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 Quando il controllo delle emozioni tracima, inonda il cuore. I battiti  aumentano, diventano irregolari. Ma  non è soltanto il motore del sistema circolatorio ad andare in crisi. In realtà il primo ad aver registrato la situazione è il cervello nel quale la valanga emotiva ha immediatamente creato scompiglio. La sua reazione è devastante: altera gli equilibri ormonali, comanda al cortisolo, l’ormone dello stress, un rapido aumento della sua produzione ben oltre i limiti accettabili. Il conseguente e scomposto incremento del battito cardiaco viene alimentato dal sentimento d’indignazione per il torto di cui la persona ritiene di essere vittima. La mente innesca comportamenti rabbiosi, suggerisce reazioni violente, il soggetto digrigna i denti, stringe i pugni, incentiva le pulsazioni del cuore. In concomitanza si registrano importanti rialzi pressori. Risultato:  in quei momenti viene incrementato di ben 9 volte il rischio-cuore e l’evento di rottura di placche aterosclerotiche già “in bilico”. Lo affermano gli specialisti della comunità scientifica internazionale riuniti a Bologna al decimo meeting  su fibrillazione atriale e infarto. Dai risultati delle loro più aggiornate ricerche, supportate dall’illustrazione di casi concreti, emergono evidenze finora relegate a semplici sensazioni o ponderate supposizioni.

Dunque, stando ai risultati di questi lavori scientifici, la classifica dei pericoli per il cuore pone in primo piano le reazioni negative. I guai cardiaci vengono provocati in 1 caso su 2  da elementi emotivi che hanno fatto precipitare la situazione diventando causa, addirittura in 1 caso su 6,  di  devastanti aritmie e infarti.
Ma, scendendo nei casi concreti, gli specialisti hanno registrato situazioni di tracimazione della collera non soltanto a causa di giustificate reazioni a gravi soprusi: in molti casi a rischio sono stati gli sfegatati tifosi davanti al tracollo della loro amata squadra di calcio al punto che si è registrata la probabilità di aritmie quattro volte superiore a causa dello stress durante una partita. Anche un rapporto sessuale portato alla massima intensità, coinvolgimento emotivo e azione prolungata,  può far accelerare i battiti fino a provocare problemi cardiaci.  Ma anche la vischiosità nei rapporti di lavoro, le invidie e maldicenze tra colleghi possono trasformarsi in eventi scatenanti.  Ha spiegato il professor Alessandro Cappucci, presidente del Congresso di Bologna e docente di malattie vascolari all’Università politecnica di  Ancona, che “eventi inattesi e particolarmente intensi provocano squilibri che il sistema cardiovascolare non riesce a compensare. Anche se può sembrare paradossale, lo stress quotidiano che tutti siamo in un certo senso costretti a sopportare, rientra nella normalità  comportamentale, fa sicuramente meno male: il cuore riesce infatti ad attutirne gli effetti negativi  perché è preparato a subirne gli effetti e il cervello, che li ha registrati nel tempo, si è ‘abituato’ a riconoscerli e sopportarli. Anche l’attività fisica, lo sforzo rapido  e intenso esercitato da una persona non particolarmente allenata e un po’ avanti con gli anni (una palla persa, in gioco a tennis o su un campo di calcio, per esempio) può diventate a rischio”.
Non basta: stando agli specialisti, i pericoli aumentano in mancanza di adeguato riposo adeguato, se la persona non dorme abbastanza non consente al cuore di ridurre pressione e frequenza cardiaca. E ancora: se si verificano apnee notturne ostruttive, frequenti in chi russa. 
Quando si trattiene il respiro per qualche secondo (aumentano le catecolamine) la pressione sale fino a crisi ipertensive.
 Anche pranzi e cene molto abbondanti, che spostano il sangue verso la zona digestiva,  diminuiscono l’afflusso alle coronarie, possono scatenare aritmie e infarti.
                                                 DESCRIZIONE DEI MECCANISMI D’AZIONE :
– il sangue che non viene pompato correttamente resta in parte nel cuore e ristagna;
– il sangue che ristagna tende a formare dei grumi (coaguli);
– a volte, questi  grumi si staccano, si muovono lungo il flusso sanguigno e possono arrivare al cervello;
– arrivati al cervello possono chiudere un vaso sanguigno,  così alcune cellule cerebrali  non ricevono l’ossigeno indispensabile per rimanere in vita;
–  il cervello perde il rifornimento di ossigeno, subendo danni che possono portare a disabilità o provocare la morte: ovvero un’ ictus.
Ogni anno fino a tre milioni di persone  sono colpite da ictus a causa della fibrillazione atriale.
Ecco perché è importante a tutte le eta’ fare controlli al cuore ed evitare la rabbia
                                                                                                  
 Luisa Poluzzi

farmacistarisponde@gmail.com

 

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