2013_03_28_12_43_44 Pochi giorni fa, scorrendo le notizie da un giornalino di quartiere milanese, mi è caduto l’occhio su un articolo che mi ha lasciato senza parole.
Nell’articolo si descrive l’eccellente azione di ristrutturazione e isolamento compiuto su ampie proprietà immobiliari in un quartiere periferico milanese che per questo motivo, e per l’allacciamento al sistema di teleriscaldamento, non necessita di altri meccanismi di controllo per la riduzione dei consumi energetici per il riscaldamento, nello specifico di valvole termostatiche.
Sono ammutolita.
Il teleriscaldamento, un sistema evoluto di produzione e distribuzione energetica consiste nella distribuzione del calore in aree urbanizzate collegate a grandi impianti di produzione di calore, può essere utilizzato per riscaldare, raffrescare o produrre acqua calda sanitaria, portandola direttamente all’utente come una sorta di “riscaldamento a distanza”.
Questo sistema assomma una serie di qualità ed efficienze elevato, e maggiore nel complesso rispetto alla media dei sistemi di generazione calore tradizionali presenti nei condomini milanesi. Si tratta di una rete di distribuzione che collega una o più centrali di produzione che possono essere costituite da impianti di cogenerazione (ovvero produzione di calore ed energia elettrica) ad alta efficienza a gas oppure a biomassa (legno), o da termovalorizzatori per la combusitione dei rifiuti e può utilizzare anche tecnologie derivanti da fonti rinnovabili. A Milano questo sistema costituirà, un volta completamente realizzato una specie di “anello” di distribuzione di energia per la città che coprirà la maggior parte delle utenze cittadine, e verrà distribuita attraverso tubazioni fortemente coibentate posate in trincee nel terreno che giungono alla sottocentrale predisposta e specifica per ciascun condominio.

L’aspetto interessante consiste nel fatto che questo grande sistema cittadino è costituito prevalentemente da pompe di calore geotermiche a gas, ovvero che sfruttano in massima parte il calore del sottosuolo che, com’è noto, è energia rinnovabile. L’efficienza raggiunta da macchine di questa dimensione concentrate in centrali fortemente controllate è elevata e consente ampi risparmi nell’utilizzo di gas metano e di conseguenza nell’emissione in atmosfera di gas climalteranti, prima tra tutti l’anidride carbonica o Co2 dato che sostituisce migliaia di caldaie e riduce i costi di gestione dei singoli impianti.
Dunque applica concretamente azioni di efficienza energetica.
Ne deriva un’ottimo investimento per l’aria della città e naturalmente per il portafoglio, essendo una strada già ampiamente percorsa in europa con buoni risultati.
Ora, sappiamo anche che l’applicazione della valvola termostatica può far risparmiare oltre il 20% dell’energia utilizzata per il riscaldamento, e consentire un buon equilibrio termico delle diverse zone dell’edificio, massimizzando il comfort interno.
Com’è possibile dunque leggere che lo straordinario vantaggio dell’allacciamento di un quartiere alla rete di teleriscaldamento ha consentito al quartire di derogare all’istallazione, obbligatoria in Regione, di apparecchiature di contabilizzazione e termoregolarizzazione ?
Come mai ci si limita ad un’efficienza energetica minima dovuta all’impianto di teleriscaldamento, e non si somma quella procurabile con le termostaatiche ? Forse la somma di due risparmi non sono meglio di uno ?

Olivia Carone