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In occasione della ormai prossima Giornata mondiale degli animali da laboratorio, che si celebrerà in tutto il mondo il 24 aprile, sabato 20 aprile 2013 cinque attivisti per i diritti degli animali hanno occupato uno stabulario dell’istituto di farmacologia dell’università degli studi di Milano.
in quella giornata era previsto un corteo cittadino contro la vivisezione, ma la folla di manifestanti ha preferito recarsi sul posto per dare un contributo di solidarieta ed informazione, centinaia di animalisti hanno cosi presidiato l’istituto ininterrottamente per dieci ore, dando un sostegno compartecipativo agli attivisti nella struttura.
Questi ultimi hanno poi evidenziato la situazione all’interno dello stabulario e comunicato i dati dei registri riguardanti gli esperimenti: animali ridotti a meri numeri, o meglio oggetti su cui sperimentare, senza tenere conto delle loro esigenze biologiche e del loro diritto fondamentale alla vita.
I registri riportavano anche le quantità di “materiale” da smaltire, inteso come numero di kg di animali morti in seguito a dolorosi e talvolta tossici esperimenti, emerse anche le modalità di uccisione di questi animali definiti cavie: strangolati senza alcun tipo di anestetico (cosa che peraltro non veniva somministrato nemmeno durante gli esperimenti stessi).
Man mano che veniva esplorata la struttura, emergevano nuove scoperte: la più agghiacciante è stata il ritrovamento di una stanza con migliaia di topi transgenici, vale a dire topi modificati geneticamente in laboratorio con lo scopo di creare un modello biologico simile al modello umano: il fatto che i vivisettori hanno bisogno di creare animali somiglianti all’uomo, indica come in realtà la natura animale sia completamente diversa da quella umana e di conseguenza un modello animale non potrà mai essere adatto a quello umano a causa di differenze genetiche e biologiche fondamentali.
Quel migliaio di topi doveva servire a sviluppare il cancro, in modo da sperimentarli per trovarne una cura, ma alla luce dei fatti bisognerebbe farsi qualche domanda, come chiedersi il motivo per cui, dopo centinaia di anni di vivisezione, le cure trovate seguendo modelli animali siano solamente una piccolissima percentuale rispetto a quelle sviluppate sperimentando metodi alternativi o direttamente sul modello umano: dopo decenni di ricerche per sconfiggere il cancro non è ancora stata trovata una cura proprio a causa dell’inadattabilità e della pericolosità del modello animale.
 I rappresentanti dell’ateneo hanno gestito la situazione in modo approssimativo, partendo dal presupposto che ormai era stato contaminato l’ambiente asettico dello stabulario, e gli esperimenti di conseguenza non potevano essere continuati, hanno fatto una serie di proposte agli attivisti, proposte all’inizio indecenti, come quella di evacuare un animale a a testa mentre i rimanenti sarebbero stati soppressi all’interno della struttura. Ma questo compromesso non è stato avallato e, dopo dieci ore di occupazione e presidio, e stato raggiunto un definitivo accordo: portare all’esterno il maggior numero di animali con mezzi propri (quindi scatoloni ma nessun oggetto che appartenesse all’ateneo) e la negazione di usare mezzi fisici appartenenti all’università, tra cui l’ascensore, che avrebbe facilitato il trasporto di animali anche pesanti tra cui i conigli) mentre gli altri animali sarebbero stati affidati alle associazioni animaliste nei giorni seguenti.
Questa esperienza, per i partecipanti, ha portato alla luce la conferma di una dura e infernale realtà: la vivisezione in luoghi in cui si dovrebbe pensare al benessere umano, e non ad una falsa ricerca basata sullo sfruttamento animale, e gli evidenti interessi economici legati alle lobby delle case farmaceutiche.
 
Clara Passera

 

 

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