Mi viene frequentemente contestata una preconcetta avversione nei confronti del Sud, a causa delle mia presunta origine nordica. Partiamo da questa: sono nato nella centralissima Umbria e nei miei scritti ho costantemente dichiarato che il Meridione della nostra Penisola dispone delle maggiori possibilità per quanto attiene al turismo, specialmente in estate. Premesso ciò, ci tengo a conservare il mio diritto di cronaca e di critica – ovvio che non sia preconcetta – per quanto ritenga, a mio parere, errato e perfezionabile. Tra coloro che mi hanno contattato in merito, cito il Signor Gilberto D. il quale mi ha scritto da Napoli (se non mi tradisce la memoria per la seconda volta) e che afferma che tali miei articoli riguardanti il Meridione d’Italia sono da querela, citando i nostri “Vedi Napoli e poi fuggi” e “Un costoso rudere in bella posizione”. Li legga bene, Signor Gilberto, questi scritti (e altri sullo stesso genere) che sono la derivazione da un sentimento di profonda ammirazione per le bellezze della sua Napoli e di dispetto constatando che una splendida città che custodisce un immenso patrimonio di bellezze naturali e artistiche, venga svilita dall’incuria. Quanto abbiamo scritto non era certamente per offendere Napoli, ma è stato dettato dal desiderio di poter vedere la Sua Città e la Sua Regione rifiorire anche sotto l’aspetto turistico, avendo tutte le possibilità di emergere al livello mondiale. Non è da persone sagge nascondere la testa sotto la sabbia. Il turismo è un aspetto determinante specialmente per una Nazione come la nostra, povera di materie prime, ma ricchissima di storia, di arte, di civiltà e di bellezze naturali; specialmente per quest’ultime, la Sua Regione primeggia nella Penisola. Il turismo, lo ripetiamo continuamente, è una cosa seria, un tesoro di prima grandezza, è il nostro petrolio, che ha anche il vantaggio di non essere inquinante. L’Italia è il giardino del mondo e il mondo desidera di poter ammirare le sue immense ricchezze naturali e il frutto del genio dei suoi figli. Noi per oltre mezzo secolo abbiamo avuto la dabbenaggine di abolire tout court il Ministero del Turismo; ora lo abbiamo riattivato, ma a nostro parere, sembra da alcuni ritenuto un Dicastero di Serie B e non fondamentale per la nostra economia. L’Italia è il giardino del mondo e il mondo desidera di poter ammirare le sue immense ricchezze, sia naturali, che quelle frutto di millenni di civiltà. Lo abbiamo già scritto: vi sono popolazioni, sinora chiuse nei loro confini, interessate a visitare la nostra terra; se un Cinese su mille decidesse di visitare la nostra Terra, in un solo anno avremmo milioni di ospiti di quella Nazione. Non è un discorso utopistico, ma una possibile realtà. Non crede che sarebbe da stolti farci trovare impreparati?

Umberto Granati
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