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LIFE COACH- Che STRESS, SI PARLA SEMPRE DI STRESS !!!

Il concetto di  stress è stato da anni alla ribalta dei rotocalchi, inserito spesso tra gli argomenti riguardanti la salute psico-fisica della persona ma rischia, ad oggi, di “uscire di moda” per la sensazione che, oltre la descrizione del fenomeno, non vengano proposte vere e proprie soluzioni al problema. Il suo uso, diffuso nel linguaggio comune, indica in forma generalizzata e sommaria,  qualsiasi disturbo che procura una pressione, un fastidio, un’eccessiva stanchezza fisica e mentale. Chi di noi non vive condizioni di stress, quotidiano o esistenziale ? Casa, famiglia, lavoro, appaiono come i luoghi delle fatiche e delle maggiori corse contro il tempo.  Siamo, così, in grado di concentrare una molteplicità di fattori problematici in una sola parola che esprime emozioni sgradevoli provocate dalle nostre stesse azioni quotidiane, per esempio lo “stress” dei ritmi giornalieri, lo “stress” dei soldi, lo “stress” negli ambienti di lavoro, lo “stress”  di una serata trascorsa in una riunione condominiale.  Riusciamo addirittura a comunicare a un nostro parente o ad altra persona un valutazione del nostro sentire nei loro confronti con una semplice espressione: “…non ti sopporto più..sei uno stress! “.

Credo che la specificità celata nel concetto di stress meriti un approfondimento per non rischiare di    assuefarsi passivamente a condizioni di vita che non corrispondono alle nostre reali esigenze ed incorrere, in tal modo, nel rischio di non riuscire più a desiderare e a non riconoscere cosa ci farebbe stare bene.

Dicendo “stress” usiamo la comune parola inglese che significa sforzo, sollecitazione e le attribuiamo un significato peggiorativo, in quanto la trasformiamo nella sua generica accezione medica di “condizione di elevata pressione ad uno stato di equilibrio psico-fisico. ”

La comunità scientifica, solo di recente, l’ha inserita nella nomenclatura dei disturbi clinici. Il dottor Hans Selye, medico e ricercatore viennese, nel suo scritto The stress of life (1956) riconosce un primo livello di stress  e lo descrive come :

“… uno stato di tensione aspecifica della materia vivente che si manifesta mediante trasformazioni morfologiche tangibili in vari organi, e particolarmente nelle ghiandole endocrine, che stanno sotto il controllo dell’ipofisi anteriore

L’ipotesi scientifica del medico Selye attribuisce un valore fisiologico allo stress causato da fattori di stimolazione, detti stressor, che sollecitano l’organismo ad attivare risposte adattive alla realtà esterna, denominata Sindrome Generale di Adattamento. La sua evoluzione patologica si verifica quando il livello di pressioni è tale da causare uno sforzo eccessivo e incontrollato dell’intero sistema umano, alterandone il suo equilibrio o omeostasi.

Il sistema omeostatico del nostro organismo, fondamentale per garantire i livelli di sicurezza del suo funzionamento (alias: per evitare di ammalarci), produce una variegata molteplicità di risposte, fisiche e psicologiche.

Stressor

Le più frequenti degenerazioni, tipiche a livello psicologico, sono gli stati d’ansia che sviluppano, se non adeguatamente  curati, diverse forme delle cosiddette “fobie”, cioè le paure incontrollabili di cui parleremo in un prossimo articolo.

A livello fisico, invece,  vengono implicate tutta la serie dei disturbi psico-somatici che riguardano prevalentemente il sistema neuro-vegetativo, pensate ai giramenti di testa,  l’eccessiva sudorazione o la tachicardia, e ancora coliche, difficoltà di concentrazione e disturbi della memoria o del sonno. Il panorama dei possibili disturbi appare vasto e complesso nella sua descrizione sintomatologica, tanto da richiedere uno intervento medico specialistico per essere diagnosticato e successivamente curato.

Ma nel nostro piccolo, nella frenetica vita di ogni giorno, cosa possiamo fare per fronteggiare il rischio di venir sopraffatti dagli stimoli negativi, “nemici” della nostra tranquillità ?

Già, il porsi la domanda è un primo per affrontare il problema.

Vorrei dunque proporre in proposito una prima riflessione, dalla quale svilupperemo i percorsi successivi, vista la complessità dell’argomento che non è esauribile in un solo articolo.

Da un’attenta osservazione ci possiamo rendere conto come molto spesso gli stimoli, non siano pericolosi in quanto tali, non godono di spirito e corpo, non possiedono una capacità intenzionale e una mente criminale a nostro svantaggio (i soldi ad esempio). Tali oggetti si trasformano in “stressor” a contatto con la nostra sensibilità e interpretazione; è il nostro modo di dar loro significato e valore a renderli dannosi e “potenti” su di noi.

Ecco quindi, trasformarsi nella nostra mente, una parte della realtà esterna in “nemico pericoloso”, costruendo, ciascuno, una visione personale e convincente di una realtà avversaria, al punto di crederci e pensare che il cattivo sia “al di fuori di noi e sempre in agguato!”.

Il filosofo Cicerone, precursore del concetto di stress correlato alla semantica della vita quotidiana, scriveva: “l’uomo è il peggior nemico di se stesso”, offrendo una visione dell’uomo inteso come artefice della propria vita e non fruitore passivo degli eventi.

E’ nella soggettività dei motivi scatenanti lo stress, che si basa la difficoltà a trovare soluzioni standard e valide per tutti. L’approccio efficace per la risoluzione dei problemi correlati allo stress prende avvio da un atteggiamento di ricerca introspettiva in cui riportare se stessi al centro  della riflessione per ritornare ad essere i protagonisti principali della realtà in cui si sta vivendo. Sottolineo questo concetto perché il lasciarsi sopraffare dagli eventi negativi è il primo passo verso la fine del principio del piacere e del ben-essere.

Svilupperemo nel corso dei successivi articoli proposte, suggerimenti e ancora riflessioni sulla natura umana e le sue complessità, mantenendo presente il fine di LIFE COACH, quello di ritrovare senso e modalità perché la vita sia vissuta… come vorremmo che sia!

e la storia continua…

 

Daniela Testa

Categories: Life Coach