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2 LIFE COACH-  KARATE: ARTE NON SPORT

L’Arte marziale Giapponese denominata Karate, tradotto “mano vuota” , ha origini così lontane da rendere impossibile collocarla nel tempo anche a causa della quasi totale assenza di scritti che aiutino allo scopo. Ciò che è chiaro è che, così come tutte le Arti Marziali, prende spunto dalla divulgazione della ginnastica dei Monaci Cinesi, denominata Quanfa, che, confrontandosi con le lotte indigene Giapponesi  e la cultura dei Samurai,  ha dato corpo ad una forma di combattimento a mani nude. In Giappone si generano diverse scuole di karate identificate come Stili, ognuna di esse con le peculiarità dettate dal maestro capo scuola, su tutte il concetto condiviso che l’influenza del Quanfà  fa dell’Arte Marziale una disciplina dalle caratteristiche benefiche per il corpo, la mente e la personalità dell’individuo.

Negli anni ’20 un Maestro, Gikin Funakoshi, proveniente dall’ isola di Okinawa, ha sentito la necessità di accumunare le caratteristiche di ogni singola scuola in un unico Stile denominato Shotokan . Ai tempi nostri  il karate in forma tradizionale si pratica mantenendo inalterati gli obiettivi originali ben chiari anche nello Shotokan, pertanto alla prestazione fisica si sostituisce la formazione della persona, alla ricerca della vittoria si sostituisce la volontà di non perdere (NANA KAROBI YAOKI = SE SETTE VOLTE CADI OTTO VOLTE RIALZATI) , all’attacco  si sostituisce la difesa (KARATE NI SENTE NASHI = IL KARATE INIZIA SEMPRE CON UNA TECNICA DI DIFESA) .

Nel tempo, incontrandosi  nell’ opera di divulgazione con la cultura Occidentale, i Maestri Giapponesi dell’Arte hanno intrapreso la via della competizione violando le origini e gli obiettivi che  hanno alimentato il karate . Non è infatti possibile generare un combattimento tra due praticanti che hanno come formazione di base la difesa poiché manca il presupposto di base della competizione, cioé l’attacco.. Inizia così una fase di modificazione dell’Arte marziale in attività  Sportiva.

Vi sono Organizzazioni che si oppongono fermamente a questa trasformazione continuando a praticare nei loro Dojo l’Arte secondo i suoi principi fondamentali seppur  nella ricerca continua dei segreti che la stessa contiene mentre, l’altra parte del Karate , quella che lo vorrebbe Sport, è impegnata ad organizzare innumerevoli campionati nazionali ed internazionali generando così molteplici “Campioni” della medesima categoria ed età,  oltre che illudendo gli ignari atleti di essere arrivati sul tetto del mondo. Ma quale Mondo ? Quello virtuale che gli organizzatori hanno sapientemente introdotto.

Da quando si è attivato questo perverso meccanismo negli ambienti del karate ogni qualvolta che il C.I.O. decide le nuove  discipline che faranno parte delle Olimpiadi, si genera la speranza che sia la volta buona. Anche per l’ edizione del 2020, in occasione della perentoria scelta del C.I.O. di non includere il karate alle Olimpiadi del 2020, le ambizioni sono disattese e l’ennesimo diniego è una vera e propria occasione per poter confermare  che karate è arte e non competizione . Una grande soddisfazione per i cultori dell’Arte Marziale, che hanno difeso con rigore e costanza, negli anni, il prezioso valore artistico del karate e hanno respinto l’uso strumentale di tale disciplina per scopi sportivi e per fini utilitaristici ed economici.

Walter Sorosina

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