3235414704 Un vecchio amico, incontrato molti anni or sono e successivamente diventato nostro affezionato lettore, ci ha scritto chiedendoci se ancora proseguiamo nella lunga serie di articoli che celiavano sulle stranezze turistiche incontrate nei nostri viaggi in Italia e nel resto d’Europa (circa un milione di chilometri percorsi prevalentemente in camper) e se avevamo ancora altre “perle” da aggiungere a tale collezione.
L’amico alludeva alle amenità incontrate nella serie “IL PAESE DEI CAMPANACCI” e da noi descritte su varie testate dove abbiamo annotate molte stranezze riscontrate sulle strade di quel Paese (grazie anche alla nostra abitudine di conversare con i turisti percorrendo l’Italia ed il resto d’Europa).
No, caro amico Giovanni, gli argomenti dolenti che affliggevano il turismo campanacciano ed in particolare quello itinerante, sono praticamente invariate e, a volte, ancora peggiorati.
Ora viaggiamo molto meno, ma leggendo le lettere e ascoltando le telefonate dei nostri lettori, ci sembra che le cose, per chi viaggia, da noi vadano sempre male. Una volta scrivemmo che anche facendo una tara circa l’abitudine nazionale al mugugno, se sono in tanti a lamentarsi, qualcosa non funziona a dovere.
Nella nostra qualità di cronisti del turismo, abbiamo viaggiato molto e ci è capitato di visitare paesi strani, a volte lontani dal nostro grado di civiltà, che si è affinato in millenni di storia.
Abbiamo anche soggiornato in una nazione, bella come la nostra, dove il paradosso sembra una regola e abbiamo riportato qualche esempio per evidenziare quanto siamo fortunati noi italiani, che viviamo in un’isola felice, a differenza degli abitanti di quello Stato che sembra non avere cittadini, ma sudditi. Si chiama Paese dei Campanacci.
Ed ecco che riportiamo alcuni esempi di assurdità rilevate in quel Paese.
• Appena arrivati, la prima cosa che ci ha colpiti è stata la segnaletica viaria: le strade principali non vengono indicate da numeri, bensì dal nome di personaggi vissuti 2.000 anni fa, spesso difficili da leggere e da ricordare per l’ospite straniero. Inoltre, sulla loro maggiore autostrada, vicino ad un punto importante di biforcazione (per fare un esempio come la nostra A1 da Modena a Bologna) per anni (finalmente si sono ravveduti) le segnaletiche erano piccolissime e in posizione centrale. Ovvie le difficoltà, per chi conosce poco la lingua, di leggere in velocità, oltre la corsia di sorpasso, nomi a lui inusitati e piccoli per giunta! Inoltre su quel tratto di strada (fate sempre conto che sia come la citata A1 da Modena a Bologna) l’asfalto era pieno di buche e di pezze. In alcune zone (fortunatamente poche) vi è lo strano vezzo d’indicare, sui cartelli stradali, i paesi attraversati con il termine dialettale!
• Vi sono poi anche delle autentiche “perle”: su una strada statale abbiamo trovato la targa “lavori in corso”, preceduta da un cartello che indicava il limite di velocità di 5 km/h. Preoccupati da tanta meticolosità e constatato che il nostro tachimetro segna 5 km/h quando il camper è fermo, ci siamo recati da un meccanico per farlo tarare. Il meccanico, ascoltatoci, ci ha consigliato di rimetterci in marcia dopo aver smaltito la sbornia! Avendogli garantito che siamo tutti astemi, ha toccato ripetutamente la fronte con l’indice; non abbiamo compreso il significato di tale gesto per lui.
• Altra cosa strana è che in quel paese, come in tutti gli altri nel mondo, i ragazzi, avuta in mano una motoleggera o un ciclomotore, per primo manomettano il motore per andare più veloci, poi spesso non ottemperino all’obbligo, colà vigente, di portare il casco; ciò ha comportato un numero impressionante di lutti tra ragazzi giovanissimi. Bene, che cosa hanno escogitato per evitare tali falcidie di ragazzi? Non hanno aumentato i controlli sui giovani centauri e punito gli indisciplinati, ma hanno stabilito che tutti, anche gli adulti e gli anziani, debbano portare il casco anche in motorino (cosa comunque molto saggia e che prima non esisteva). Un suddito del citato paese mi ha detto di essere preoccupato perché l’acrobata di un circo è caduto durante un esercizio sul trapezio; pertanto teme che in conseguenza di ciò tutti gli infelici campanacciani vengano obbligati a circolare con rete di protezione, regolarmente omologata, al seguito.
• Altro episodio che ci rende lieti di essere tornati in Italia. Colà abbiamo preso un treno. In quel paese la tariffe ferroviarie erano ritenute troppo basse dai governanti. Cosa avevano escogitato in un determinato periodo? Aumentate, con supplementi vari, le tariffe per la maggior parte dei convogli, le hanno lasciate invariate solo per quelli che praticamente servono solo a pochi. Possiamo assicurare che noi turisti non abbiamo affatto gradito l’iniziativa, però dubitiamo che anche gli indigeni ne siano molto lieti. Inoltre abbiamo avuto un’altra informazione esilarante: in un certo periodo, la Direzione delle locali Ferrovie ha ideato uno sconto per i nuclei familiari che viaggiano assieme, però tale sconto è sospeso per le festività. Domanda: a che serviva, visto che normalmente la famiglia si muove assieme in occasione di Feste?
• Anni or sono, anche loro hanno avuto una celebrazione, del tipo del nostro Giubileo, che attira, in particolare nella Capitale, moltissimi turisti; ci siamo capitati anche noi e, pur essendoci ben nota la città, abbiamo faticato non poco ad orizzontarci: lavori in corso a celebrazione iniziata, bus che hanno subito variazioni di percorso non indicate nei depliants, rarità di parcheggi, poche le toelettes pubbliche. In compenso, almeno nei giorni in cui vi abbiamo soggiornato noi, erano molto frequenti i cortei di manifestanti vari, i quali, come noto, non agevolano la circolazione.
• Nei campeggi, poi, non è come da noi dove le formalità d’ingresso sono minime: colà, anche la sosta di una sola notte, comporta la trascrizione dei dati di tutto l’equipaggio, perché il pernottamento di individui pericolosi come i turisti deve essere immediatamente comunicato alla Polizia e al Comune. Ci hanno detto che le uniche persone praticamente esenti sono gli zingari, che possono spostarsi e fermarsi piacere; sembra che tale giusto privilegio sia in fase di allargamento anche agli extracomunitari privi di permesso di soggiorno; ciò allo scopo di non metterli in imbarazzo chiedendo loro un documento che non hanno.
• Altra cosa che ci hanno raccontato è che se un cittadino campanacciano ha la sventura di perdere (o farsi rubare) la patente, il rinnovo di questa avviene dopo vari mesi e con un costo rilevante, non immediatamente e gratis come avviene fortunatamente da noi.
• Infine i divieti. Nel Paese dei Campanacci, come da noi, l’autocaravan è paragonata ad un’autovettura di pari dimensioni e, pertanto, dovrebbe potersi fermare dove è consentito e negli spazi regolamentati, così come avviene in Italia. Errore: ad libitum di alcuni Sindaci, vi è un fiorire di cartelli che vietano la sosta ai camper. Un autotreno, un carro armato, un incrociatore su carrello sì, ma il camper no! Ed è inutile protestare, forti del buon senso e della legge.
• Il turismo dovrebbe essere una delle principali risorse di quella Nazione, che non dispone, come la nostra, di ricchezze minerarie; eppure, avevano addirittura abolito il Ministero del Turismo, affidandone la cura ai vari Enti Locali. Ovviamente vi era un caos di disposizioni, spesso contrastanti. Ora il Ministero del Turismo è stato finalmente riattivato, ma il caos delle disposizioni è solo aumentato!|
• Abbiamo chiesto perché le associazioni di categoria, colà presenti come da noi, non si muovano allo scopo di spronare le Autorità a tutelare seriamente il turismo; in molti il nostro quesito ha provocato quello strano tic di picchiarsi la fronte con l’indice; qualche altro ci ha risposto che le Associazioni da quelle parti sono tante, ma che sono troppo occupate a litigare tra loro per potersi interessare di altri più futili interessi.
• Si potrebbe continuare a citare tante altre cose che a noi sembrano irreali e solo frutto della fantasia. Invece nel Paese dei Campanacci sono la pura realtà, che noi ci limitiamo a riportare, felici di vivere in Italia, dove le cose vanno invece in maniera eccellente. Una cosa mi ha colpito: avendo visto nelle edicole tanti giornali, abbiamo chiesto perché la Stampa, apparentemente libera dai bavagli imposti dalle dittature, non denunciasse alla pubblica opinione tali disservizi e malefatte. Qualcuno ha ancora una volta battuto l’indice sulla fronte come il meccanico di cui sopra, qualche altro ci ha detto, sottovoce, che nel Paese dei Campanacci certe critiche vengono “tout court” equiparate al vilipendio; il processo è rapidissimo (sono gli unici processi veloci in quel paese) e la condanna sicura come la morte. Inoltre la Stampa, se vuole sopravvivere e contare su un minimo di pubblicità, deve abituarsi a ragionare esattamente come i governanti, che pensano loro al bene di tutti. Qualche Giornalista ci ha provato appellandosi al diritto di cronaca e di critica, ma un povero lavoratore, condannato a pagare varie volte il proprio stipendio annuo, non è certamente invogliato a tentare la sorte. Li abbiamo capiti, ma provando ugualmente tanta tristezza.
Anni or sono mi è venuto un pensiero: visto come vanno le cose nel Paese dei Campanacci, non sarebbe meglio che si rivolgessero all’estero per trovare chi li possa governare a dovere? Personalmente un tempo avevo suggerito loro di dare la cittadinanza a Didi Amin Dadà, allora disoccupato, e di rimettergli la guida della nazione. Era ancora forte come un toro, il suo quoziente d’intelligenza non sarà quello di Einstein, né la cultura quella di Croce, ma forse, perdonandogli qualche scappatella, potrebbe affermarsi come l’uomo capace di risolvere i tanti problemi del Paese dei Campanacci.
Un’ultima cosa: abbiamo sentito molti turisti stranieri criticare duramente queste cose e affermare che non torneranno mai più in quello Stato, nonostante sia il più bello del mondo ed al quale sarebbe solo necessaria una maggior cura da parte dei cittadini e dei governanti per diventare il giardino della Terra, come il nostro è (o era) il giardino d’Europa.
Morale, non lamentiamoci dei piccoli difetti nostri; c’è chi sta peggio.
Quanto sopra era una realtà alla fine del secolo scorso, ma ci dicono che ben poco è variato.
Poveri Campanacciani!

Umberto Granati
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