image ​​L’articolo sul “Paese dei campanacci” è piaciuto a molti lettori, ma ha spinto altri a esprimere commenti riguardanti l’inopportunità di gettare benzina sul fuoco, in un periodo di generale crisi.​ Ringrazio per le critiche, specialmente quando sono costruttive e ci consentono il riesame di quanto abbiamo scritto, però qualora la situazione assuma l’aspetto di un dramma (e quella del turismo italiano è tutt’altro che florida) è bene parlare chiaro, fare l’esame di coscienza e avere il coraggio di emendare le cause che comportano il perdurare della crisi stessa, specialmente se ha assunto dimensioni planetarie. Tutte le Nazioni sono interessate al turismo, che è una notevole fonte di guadagno, oltre che d’immagine. L’Italia ha un potenziale d’immagine turistica senza paragoni sulla Terra. Abbiamo tutto per essere il faro d’attrazione del mondo, ma lo dimentichiamo, perdendo colpi su colpi. Le conseguenze di ciò dipendono anche dal Settore Privato, però è quello Pubblico che ha le responsabilità maggiori di quella che è, a nostro parere, una vera debacle. Ed è il settore pubblico che dovrebbe fare un serio esame di coscienza, sia al livello centrale, che periferico. Nel “Paese dei Campanacci” abbiamo riportato solo una parte delle lacune, spesso macroscopiche, che inficiano l’organizzazione turistica italiana. Alle tare scherzosamente tratteggiate dovrebbero esserne aggiunte altre, inaccettabili n una Nazione come l’Italia, faro di richiamo per il Mondo che vuole (o almeno vorrebbe) poter visitare e ammirare le nostre incommensurabili bellezze artistiche, monumentali e naturali che tutti c’invidiano, ma i nostri Governanti degli anni 40 erano arrivati alla determinazione infelice (fortunatamente corretta da poco) di abolire il Dicastero del Turismo, eliminato come cosa inutile. Allora ne furono spezzettati i compiti tra Regioni, Province e Comuni, quando il resto del mondo per la promozione turistica all’Estero utilizzava anche Ambasciate e Consolati! In Italia l’essenza del turismo è stata considerata come una grancassa politica da sfruttare ai fini elettorali (e personali) ben attenti a non scontentare il proprio bacino globale di voti, dopo di che si pensava a incassare tasse e benefici. ​Abbiamo, oltre alle grandi città, una miriade di piccoli Centri onusti di monumenti, opere d’arte e attrazioni turistiche, che anche noi Italiani non conosciamo e che potrebbero attirare centinaia di migliaia (se non milioni) di persone provenienti da tutto il Mondo. Siamo nel pieno 2.000 e ci comportiamo come se fossimo nell’ottocento, quando il turismo era appannaggio di una stretta elite di privilegiati.​ Oggi il turismo è un fenomeno di massa; vi sono Nazioni emergenti densamente popolate i cui abitanti verrebbero volentieri in Italia, ma che spesso non conoscono le multiformi caratteristiche di accesso e di vita della nostra Nazione. A livello centrale dovrebbe essere espletata una capace operazione divulgativa delle nostre enormi possibilità d’attrazione a visitare il nostro patrimonio culturale, storico e artistico. Spesso noi italiani ci dimentichiamo che, anche quando nel passato le avverse fortune avevano distrutta l’immagine culturale di Nazione egemone del mondo allora conosciuto, l’Italia è rimasta un faro d’attrazione di popoli che ne erano stati per secoli satelliti. Questa è un’opera che certamente non può essere delegata alle Regioni, alle Province, ai Comuni, che prediligono i propri interessi di bottega affidati alla promozione turistica locale, lasciando l’onere del livello globale solo all’E.N.I.T. Quest’ultimo ha sempre assolto i compiti, ma non può avere autorevolezza e disponibilità di un Ministero, che, oltre a tutto, dispone di Ambasciate e Consolati! ​ Prevalgono allora gli interessi di bottega a dispetto di quelli nazionali. Per quanto riguarda gli operatori, in Italia troviamo un’efficiente organizzazione degli albergatori, ma poca chiarezza in tutto il resto (Campeggi, Villaggi Turistici, Agritur Bed&Brekfast, Ostelli, Aree Sosta Camper) per i quali esistono solo pubblicazioni con classificazioni a volte aleatorie. Per queste, pochi i controlli. Le valutazioni variano da Regione a Regione e da Comune a Comune. Anche la pubblicistica del settore spesso trova difficoltà a valutare una struttura, se non dopo averla visitata recentemente. I turisti, specialmente gli stranieri, sono scoraggiati dalla variabilità delle tariffe, dei periodi di apertura stagionali (spesso accorciati per vari motivi) degli scioperi mirati sui periodi di maggior afflusso, dalle difficoltà organizzative e linguistiche in molti esercizi, delle carenze viarie e ferroviarie spesso in tilt per l’afflusso turistico, con la conseguenza di rinunce al soggiorno nel bel Paese. Le organizzazioni turistiche locali hanno Associazioni per la tutela dei propri interessi di bottega, troppo spesso prese dalla salvaguardia delle convenienze dei propri associati per poterne seguire quelle generali. ​Vi sono associazioni per tutelare gli interessi delle loro strutture consociate, ma appaiono spesso prevalentemente occupate a salvaguardare se stesse, i propri rispettivi Presidenti, Vicepresidenti, Consiglieri, eccetera. ​ Terminiamo con un quesito ai nostri Lettori: non sarebbe il caso di mutare registro e considerare il turismo quale la nostra maggiore industria e, ovviamente, valutarlo come la primaria ricchezza nazionale e conseguentemente, rivederne l’organizzazione?​

Umberto Granati ​ Via U. Maddalena, 43/b – 37130 Verona ​ Tel. 045/573431 – Fax. 045/8103648
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