Umbrella on Sandbar Vari lettori ci hanno scritto e telefonato per dirci che, pur apprezzando i nostri scritti semiseri riguardanti i guai del “Paese dei CAMPANACCI“, la situazione reale dell’economia italiana meriterebbe “prese di posizione” in ben altre direzioni. Per la Signora Marcella F. di Alessandria, ad esempio, le attenzioni dovrebbero essere rivolte verso il risanamento finanziario, prima di pensare alle vacanze, mentre il Signor Vincenzo R. di Roma afferma: “siamo alla fame, a chi è senza lavoro, sentir parlare di vacanze è come agitare il drappo rosso a un toro”. Altri lettori hanno affermato che, nella situazione finanziaria italiana, parlare di vacanze è un nonsenso.
Anche noi viviamo in Italia e seguiamo con inquietudine la situazione nella quale si trova la nostra economia, travagliata da un periodo di crisi indiscutibile, ma che, a nostro parere, è simile a quello di tanti altri Stati. Molte Nazioni non godono del benessere generalizzato oppure non dispongono della possibilità di poter attingere ad altri cespiti per rimpinguare le casse, quasi ovunque ormai esangui. Non siamo esperti di scienze economiche e pertanto inidonei ad avanzare proposte e forme di rilancio delle finanze pubbliche, però, grazie alla nostra attività, sappiamo che l’Italia, a parte altre possibilità d’incremento delle finanze pubbliche, dispone di un tesoro che potrebbe, se ben sfruttato, risanare i forzieri dello Stato. Parliamo del turismo, che attira verso il Bel Paese un numero sempre maggiore di persone, grazie anche ai mezzi di comunicazione attuali, che lo divulgano.
Solamente noi abbiamo censito ben 20.192 tra Musei e Monumenti di alto valore artistico o storico, che rendono l’ Italia, già avvantaggiata dal clima favorevole, privilegiata nel contesto di un mondo reso piccolo dai mezzi di comunicazione. Questo non lo affermiamo noi, ma, con ben altra autorevolezza, è l’UNESCU che pone l’Italia al vertice della classifica planetaria, assegnandoci il maggior numero di Siti nel mondo, ben 49, seguiti dalla Cina con 44, dalla Spagna con 43, dall’India con 39, dalla Francia con 37, dal Messico con 31 e così via decrescendo nel resto del Mondo.
E’ un patrimonio colossale, che potrebbe ulteriormente essere incrementato se noi ci decidessimo a valorizzarlo, anche facilitando gli stranieri a venire ad ammirare i doni che Dio e i nostri progenitori ci hanno donato. Parliamo delle incommensurabili ricchezze che possediamo sia nel settore artistico-culturale, che in quello naturale!
Vi sono nazioni, sinora con i confini chiusi, che hanno cominciato a godere del benessere e della libertà e che rappresentano in cifre circa la metà dell’umanità. Sono popoli che desiderano viaggiare e visitare luoghi per loro nuovi e attraenti.
Cosa offriamo a costoro per facilitare il loro desiderio? Ben poco.
A parte quelli di classe elevata, nella maggior parte dei nostri esercizi si parla solo italiano, lingua sconosciuta nel resto del mondo; pochi musei e monumenti sono dotati di registratori polilingue che sostituiscano gli inadeguati attuali“ciceroni”; non sempre i piccoli centri (che spesso celano splendidi tesori, praticamente ignoti) sono attrezzati a ricevere i turisti, la rete stradale non è più idonea al traffico, per non parlare dell’endemico caos urbano di alcune splendide città, inoltre svilite dal pattume!
Viviamo in un mondo dove il mezzo multimediale ha cancellato le frontiere e la presentazione dei prodotti viaggia alla velocità della luce ignorando le dogane, ma non sembra che tale strumento venga adeguatamente utilizzato in questo campo! Sono le conseguenze della passata abolizione del Ministero del Turismo! Il turismo, lo abbiamo già affermato più volte, è il nostro petrolio; non occorre raffinarlo, è sufficiente curarlo intelligentemente, magari copiando, come lo curano gli altri Stati meno fortunati. In varie occasioni non abbiamo mancato di denunciare casi di carenze, ma evidentemente le nostre parole sono volate al vento.
Viviamo in un periodo dove la pubblicità è presente ovunque e pertanto sarebbe opportuno che il prodotto Italia fosse reclamizzato accuratamente, con sistemi moderni, ma, principalmente, adeguando per prime le strutture pubbliche, che dovrebbero avere il compito primario della promozione all’estero e poi supportare l’organizzazione privata. Sarebbe un investimento altamente redditizio!

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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Umberto.granati@ libero.it

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