somatizzare

SOMATIZZARE

“Procedi seguendo i ritmi che la tua esistenza ti offre, affrontando le difficoltà come opportunità”

Anonimo

Da tempo ormai i sintomi psicosomatici sono argomento del quotidiano, parlando di se stessi o ascoltando un amico o leggendo riviste. Colon irritabile, cefalee, vertigini, sindromi fibromialgiche, iperidrosi, orticaria: sono solo alcune delle più frequenti e conosciute somatizzazioni.

Il dolore cronico e i sintomi non spiegabili attraverso la medicina tradizionale rappresentano a tutt’oggi una sfida per l’uomo, in cerca di spiegazioni e di modi o strumenti per eliminare il disturbo. Il fallimento delle cure tradizionali spesso ha come conseguenza la frustrazione, tanto del medico quanto del paziente, innescando un circolo vizioso di visite plurispecialistiche e costi sanitari sempre maggiori.

Ma iniziamo con il comprendere il concetto di “somatizzazione”, ovvero un meccanismo di traduzione nel corpo di emozioni o vissuti psicologici che, per ragioni fortemente legate alle esperienze di vita (traumi, elaborazioni irrisolte, etc), vengono espressi attraverso il soma. Ecco allora i sintomi, molteplici, variabili, aspecifici, spesso inspiegabili a un’ottica somatica meccanicistica.

Il termine “somatizzazione” è stato spesso abusato, e soprattutto collegato all’idea del “disturbo fittizio” che esisterebbe solo nella mente di chi lo lamenta, e quindi non meritevole di attenzione, bensì spesso di indifferenza se non insofferenza da parte delle persone che lo circondano.

In realtà i contributi delle neuroscienze, della neuroimaging e l’integrazione di metodi definiti “non convenzionali” o “alternativi”, hanno permesso di effettuare un assessment più completo dei fattori determinanti allo sviluppo di sintomi medici cosiddetti inspiegabili e, di conseguenza, impostare dei trattamenti specifici.

Le emozioni hanno precisi substrati neuroanatomici con precisi schemi di scarico somatico, attraverso cascate neurochimiche che influenzano lo stato neurovegetativo ed il sistema immunitario dell’individuo.

Quanti di noi hanno avuto l’herpes (labiale o lo zoster, comunemente chiamato “fuoco di Sant’Antonio”)? E quando di solito si manifesta? Distress, tensioni, preoccupazioni, emozioni represse sono le prime ad essere chiamate in causa. Ma in realtà alla consultazione del medico segue di solito una diagnosi legata strettamente ad un sistema immunodepresso.

Ecco allora la classica domanda di aiuto: ”Cosa posso fare per combattere questo disturbo?” . Semplicemente non combattendolo, ma mettendoci in ascolto di noi stessi, impariamo ad apprezzare la nostra esistenza nella sua pienezza, accogliamo emozioni come la rabbia, la tristezza o sentimenti di frustrazione, delusione o imbarazzo. Non cerchiamo di riempire sempre i vuoti, i silenzi…perché anche loro hanno un senso nella nostra esistenza, quello di entrare in contatto con noi stessi, portando a riflettere sul concetto di “Io esisto”.  Lasciamo andare le aspettative, le illusioni, le emozioni, le paure, i desideri…non blocchiamoli! Per ritrovare equilibrio con noi stessi viviamo il presente, lasciandoci andare al flusso della nostra vita, cogliamo le opportunità, viviamole senza etichettarle o classificarle: ogni esperienza rappresenta una possibilità di evoluzione, di confronto e di crescita!

 

Paola Nicolini