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L’alcool come compagno di vita

 

Abbiamo parlato nello scorso articolo della fame compulsiva che può prendere quando reprimiamo emozioni o quando tendiamo a controllarle troppo. Mi riallaccio proprio a questa riflessione per parlare di un altro “argomento spinoso”: quello dell’abuso di alcolici.

Qui entrano in gioco molti fattori: paura, ansia, senso di isolamento, possono contribuire ad eccedere nell’uso di questa antica bevanda. Magari si inizia per gioco, per “sentirsi grandi”, oppure per noia o per rimanere nel circolo di certe amicizie. Altre volte perché ci si sente soli e si colma questo buco con l’alcool.

Chi beve, comunque, tende a minimizzare ed a credere di essere il padrone delle proprie azioni: “Tanto quando voglio smetto…”, oppure “Se voglio posso anche non bere”.. La parte più difficile è proprio prenderne coscienza, perché si tende a negare il problema anche a se stessi.

C’è da dire che la società non scoraggia (se non a parole) l’uso dell’alcool, anche perché costituisce una “buona entrata” per le casse ed inoltre può rendere le persone più malleabili, controllate dal sistema.

Alcune domande da porsi, se notiamo di non poter fare a meno del dolce veleno, possono essere:

“Di cosa ho paura?”

“Cosa tento di sfuggire?”

“Cosa controllo eccessivamente?”

Ma anche:

“Quanto dipendo dal giudizio degli altri?” (Perché in fondo, quando si sta in gruppo e gli altri bevono, se io non lo faccio posso essere denigrato o deriso).

“Quanto non riesco ad accettare il ruolo che mi sono ritagliato nella società?”

In fondo bisogna rammentare che l’alcool può sembrare un appiglio: è per molti un’ancora, che però porta solo alla deriva.

 

Marilù Mengoni

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