eufemismo

Lingua italiana

Navigare tra le parole

 

di

Paolo Pivetti

 

L’eufemismo: prodotto di largo consumo.

Tutti sappiamo cos’è un eufemismo: è un modo gradevole di dire cose sgradevoli. La parola viene dal greco: eu, bene; phemì, parlo, dunque “parlo bene”. Il linguaggio comune ci consegna numerosi esempi di eufemismi: “passare a miglior vita” per morire; “non è una cima” per è uno stupido; “vedere il sole a scacchi” per stare in prigione; eccetera. L’eufemismo è meglio chiarito dal contesto del discorso; “non proprio una carezza” può voler dire uno strattone oppure un cazzotto a seconda della situazione; “Non del tutto calmo” può voler dire nervoso oppure, con un filo d’ironia, incavolato nero.

Fin qui l’uso, potremmo dire, tradizionale. Ma l’eufemismo non è soltanto questo: oggi sta diventando un allarmante segno dei tempi. Il National Cancer Institute americano ha proposto di sostituire la parola cancro con neoplasia. Perché mai? Per non spaventare i pazienti. Come se neoplasia, costruito come molti termini medici sul greco: neo cioè nuova, plàsis cioè formazione, non fosse a sua volta ancora più ansiogeno proprio perché più misterioso del vecchio, chiarissimo e crudele cancro, che tutti sappiamo cos’è: un granchio secondo l’etimologia latina cancer, che tenta di arraffarci, e contro il quale chi ne è preda lotta per liberarsene. E tante volte ci riesce. …

Nemmeno la parola pazienti è più esente dal contagio eufemistico: qualcuno, nel redigere il codice deontologico dei medici italiani, ha pensato bene di chiamarli d’ora in poi persone assistite…

La fabbrica dell’eufemismo si preoccupa di “piallare” il linguaggio per togliergli ogni asperità: per esempio, via il termine clandestini, sostituito con migranti irregolari. Certo, clandestini è una parola carica di tutta la sua drammaticità, ma sarà sempre più umana del burocratico migranti irregolari.  E che dire poi di disabili sostituito con diversamente abili; ciechi con non vedenti; sordi con non udenti. Lo scopo è sempre lo stesso: allontanarci dalla crudezza della realtà. Come quando si usa l’inglese killer, ricco di fascino cinematografico e avventuroso, invece di assassino, che tutti sappiamo bene cos’è. Così possiamo stare tranquilli, sentirci a nostro agio.  In fondo, persino la guerra è diventata una missione di pace o, nella peggiore delle ipotesi, un intervento umanitario