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Sebbene come abbiamo visto nella prima parte lo stato di flow non sia così semplice da esperire, tuttavia è assodato come un “allenamento focalizzato” possa predisporre l’individuo al suo raggiungimento.

In particolare mi soffermerò sulla preparazione mentale, dalla quale può promanare il flow. Credo che portare l’esempio di Michael Phelps alle Olimpiadi di Pechino del 2008 possa essere utile.

Dopo aver già vinto tre medaglie d’oro nei giorni precedenti, Phelps si trovava ad affrontare altre due gare, di cui la prima la più dura: 200 metri farfalla. Il suo allenatore Bob Bowman aveva colto fin dall’inizio il talento di Phelps e trasformò alcune sue caratteristiche, quale la predisposizione all’ossessività (tipica di molti atleti) in uno skill che gli permise di diventare campione.

Allenò Phelps con esercizi di rilassamento e di visualizzazione mentale, elaborando una serie di routine.

Il suo allievo poteva praticarla per raggiungere un’alta concentrazione e potenzialmente uno stato di flow che potesse fare la differenza, in uno sport dove anche un millisecondo porta alla vittoria.

Così Phelps ormai era abituato nella sua quotidianità a vedere la sua “cassetta”, ovvero la visualizzazione della gara perfetta! Questo lo aiutò ad ottenere un altro oro, sebbene nuotò alla cieca incorrendo in un problema rilevante: gli occhialini si erano riempiti d’acqua! Il campione nuotò senza ansia, con coinvolgimento nel fronteggiare questa opportunità d’azione (challenge) in uno stato affettivo positivo, concentrato al raggiungimento del suo obiettivo (WR).

Si comprende come i punti cardine per raggiungere l’esperienza ottimale nello sport risiedano nella formazione psicologica del tecnico e nella preparazione mentale dell’atleta.

 

Paola Nicolini