alice

 

Il 23 novembre al Circolo della Stampa è stato proiettato il film di Martin Scorsese “ Alice non abita più qui” con la magnifica interpretazione di Ellen Burstyn premio Oscar1975. Fin dall’inizio il film ci sconcerta con le prime scene tinte di rosso per cui lo spettatore si interroga se la pellicola è troppo vecchia o sia stata manomessa. Il filo conduttore che conduce alla comprensione è la colonna sonora. Dalla radio della casa esce un canto melodico che accompagnano i passi di una bimba che passeggiando in una campagna dai colori surreali, incurante dei richiami della mamma, si identifica con quel canto ripromettendosi che sarebbe diventata a tutti costi una cantante. La scena rimpicciolisce e scompare dallo schermo lasciando posto ad un’altra scena dai colori naturali di una casa dove vive Alice, la protagonista, in compagnia di un figlio adolescente impertinente e maleducato ed un marito assente, con il sottofondo di una musica ritmica, assordante quasi sgradevole. Il film è stato girato nel 1973 e per certi versi sfiora le problematiche femminili del film:”Kramer contro Kramer” girato nel 1979 da Robert Benton. Se paragoniamo la sofferenza di Alice a quella di Johanna riguardo alle loro aspirazioni disattese ,constatiamo che Alice ha abdicato per una vita matrimoniale, che a suo dire, sembrava darle sicurezza, scambiando gli atteggiamenti maschilisti del marito per una forza autoritaria e protettiva,mentre in Johanna c’era la sospensione di un desiderio mai appagato che si traduceva in silenzi ostili nei confronti del coniuge. Patetico è il comportamento di Alice quando usa tutti gli stratagemmi per abbattere quel muro di silenzio tra lei e il marito cercando di intrattenerlo a pranzo con dei piatti gustosi e una finta allegria parlando di tutto per dire niente. Quando la cortina di estraneità cala anche i camera da letto con un marito annoiato che guarda la televisione ed è scocciato dalle frasi premurose di lei ,Alice si rannicchia e si scioglie in un pianto sommesso. Riappare il sorriso sul suo volto quando sente le carezze del marito che cerca di confortarla. E’ un copione di comportamento femminile un po’ abusato nelle generazioni precedenti. Il sacrificarsi nel ruolo che ci si è imposte deteriora la relazione per mancanza di autenticità. Johanna, nell’altro film non ha resistito ed è fuggita. . Alice confida ad un’amica le sue intime fantasie e le sue contraddizioni, quando all’improvviso riceve la notizia della morte del marito in un incidente stradale. Si è sentita colpevole per le sue aspirazioni di libertà e ha realizzato che la sua relazione con il marito era fondata su un bisogno di protezione. Pesanti, ma reali, le frasi del figlio che la rimprovera di non essere abbastanza depressa per la sua vedovanza. Decide di ritornare a Monterey dove ha trascorso la sua infanzia per riprendere quel filo interrotto tanti anni prima, ricordiamo a proposito la scena iniziale del film. Quando si attraversano momenti tristi si va a ripescare i ricordi felici del passato. Così è per Alice che durante il lungo viaggio si scontra con la dura realtà di donna sola che deve provvedere economicamente per sé e suo figlio accettando il lavoro in un piano bar come musicista e cantante. Si trova a disagio perché incontra uomini volgari e un corteggiatore violento che la costringe a fuggire in un’altra cittadina, dove per guadagnare si umilia a fare la cameriera in un bar con una padrona sboccata e volgare e sempre in un contesto di gente rozza ad eccezione di David con il quale per la prima volta ha un dialogo vero. Alle sue garbate attenzioni gli urla in faccia il progetto di raggiungere Monterey per realizzare la sua vocazione di cantante. Il rispetto di quest’uomo che accetta e vuole accompagnare le sue aspirazioni fa desistere Alice dal suo programma iniziale perché comprende che il suo sogno lo sta rincorrendo con una modalità infantile di fuga nel passato. Responsabilmente fa un esame di realtà:si può fare la cantante a Tucson in questa città dove il figlio Tommy si trova bene e vuole andare a scuola e nel contempo stare vicino all’uomo che l’ama di cui lei stessa è innamorata. Certamente si può dire solo ora che Alice non abita più qui, cioè nel mondo dei sogni, ma in quante di noi donne abita ancora Alice?

 

PAOLA BONETTI

PSICOLOGA PSICANALISTA

E-mail: paolabntt@yahoo.com