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GRUPPO  DI  FAMIGLIA IN UN INTERNO

 E’ stato proiettato  recentemente al Circolo il film:”Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti del 1974. La data chiarifica il contenuto: gli anni che seguono la contestazione giovanile del ’68 che sovverte alcuni valori della società borghese ben rappresentata dal personaggio dell’ anziano professore dai modi signorili, che vive isolato nella sua vecchia casa tra libri e opere d’arte in compagnia della vecchia domestica, unica relazione umana. L’ingresso invadente nella sua vita della marchesa Brumonti  con il suo seguito, lo pone in contatto con la sua solitudine e il suo carattere scontroso verso una famiglia chiassosa che gli ricorda la sua, senza figli. La sua mancata paternità l’esercita poi nei confronti di Konrad, ex sessantottino nel tentativo , pur con linguaggi diversi, un dialogo e nell’assisterlo nella propria casa quando il ragazzo ha subito un pestaggio. Si può dire che questo film segna profondamente ciò che la società di quei tempi ha combattuto: prima di tutto  la figura del padre con le sue regole, subìta come autoritarismo trasferita poi nelle istituzioni. La libertà pensata come assenza totale di limiti è la presunzione dei giovani protagonisti che tronfi di una supposta autonomia usano un linguaggio e un comportamento volgare .I ragazzi invadono il salotto del professore ballando nudi in un gioco erotico a tre in nome di un piacere assoluto, sbandierato dalla ragazza come una carenza nella vita del professore che osserva allibito. Ricordiamoci che all’epoca c’è stata la rivoluzione sessuale della donna, che finalmente si appropria del suo corpo e rivendica il proprio godimento in antitesi a una mentalità bigotta che la relegava solo ad una funzione procreatrice. Il film sottolinea lo scarto tra una libera emancipazione ambita e sofferta dell’epoca e una interpretazione distorta dove non esiste un senso nel rapporto sessuale, un pensiero, ma tutto si riduce a un uso strumentale dell’altro per fini edonistici. Anche la marchesa usa il suo giovane amante come un suo giocattolino, ricattando con il denaro tenta di comprargli un appartamento sfitto come luogo dei loro incontri amorosi, di proprietà del professore, attiguo alla sua prestigiosa abitazione. Konrad si ribella, l’abito del gigolò gli sta stretto, ha nostalgia di quando studente dell’ accademia delle Belle Arti ha iniziato la contestazione e poi  per un odio profondo nei confronti della borghesia, s’è perso sfruttandola, concedendosi una vita ricca nelle alcove delle signore. L’amore per le bellezze dell’arte del professore lo risveglia, la riservatezza e i modi rispettosi dell’anziano  lo affascinano e in cuor suo, prima per scherzo, poi realisticamente lo elegge come proprio padre e prima di metter in atto il suo tragico gesto gli manda un biglietto d’addio firmandosi come suo figlio. La libertà ha le sue regole e cercando di abbatterle si cade inevitabilmente in una pulsione di morte che ci attanaglia e ci distrugge come Konrad. Processo inverso è quello del professore che impaludato nelle proprie aristocratiche abitudini per eccesso di difesa dai propri sentimenti  e dalle proprie emozioni, negli ultimi tempi non viveva più fino a quando la vita, imprevedibile, gli fa incontrare , scontrandosi, quella  famiglia ,chiassosa invadente,  che lo scuote dal suo torpore fino ad abbandonare le proprie certezze accendendo un minimo di relazione,  soprattutto con Konrad .Deve ammettere  l’esistenza di un legame con quel mondo così lontano,volgare, estraneo  alla sua educazione ma nello stesso tempo si sente coinvolto nelle vicissitudini dei vari componenti e incomincia a sentirsi vivo.   Durante un invito a cena nella propria casa, per troppo tempo isolata, scherzando chiama  famiglia  il gruppo dei vicini. La tragedia di Konrad chiude la finestra sul mondo ,sulla vita e non gli resta che attendere la morte, cullandosi nei ricordi   dei momenti  vissuti felicemente.

 

PAOLA  BONETTI

PSICOLOGA-PSICANALISTA

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