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Lingua italiana

Navigare tra le parole

 

di

Paolo Pivetti

 

Quante parole dentro un libro

 

Si sa: un libro è fatto di parole, serve per conservarle e per trasmetterle. Ma qui non parliamo di quelle: parliamo della famiglia di vocaboli, tutti d’origine antica, le cui storie s’intrecciano nella storia del libro.

E cominciamo proprio dal nome comune: libro. Deriva dal latino liber, anzi, per essere esatti dall’accusativo librum; perché come ben sappiamo nella stragrande maggioranza i nomi italiani derivanti dal latino vengono proprio dal caso accusativo.

Liber, però, indicava in latino innanzitutto la parte interna della corteccia dell’albero sulla quale i Romani trovavano comodo tracciare le loro scritture prima della scoperta del papiro egiziano. Di qui, il nome di liber dato ad ogni foglio vegetale recante uno scritto, e poi, per estensione, a ogni gruppo di questi fogli raccolti insieme: ecco il libro.

I Greci per indicare il libro usavano la parola biblìon perché bìblos era la materia fibrosa del papiro sulla quale erano abituati a scrivere. Storie che si somigliano. Il termine biblìon è passato nella nostra lingua in derivati come biblioteca, da biblìon più tèke che in greco significa “custodia”; o bibliòfilo, dove a biblìon è aggiunta la parola fìlos cioè “amico”. Ma il più importante di tutti i derivati di biblìon è il nome che designa il “libro per eccellenza”, cioè Bibbia, che in realtà deriva dal plurale biblìa essendo la Bibbia composta di tanti “libri”.

Quanto al papiro (pàpyros in greco, papìrus in latino) questa pianta palustre nell’antichità si tagliava in liste sottilissime che venivano lisciate, incollate e pressate insieme a formare una lunga striscia sulla quale era possibile scrivere; essa era poi arrotolata a formare il volumen, da cui il nostro “volume”. Ma attenzione: noi oggi chiamiamo volume un libro di fogli piatti, rilegati, mentre nell’antichità i fogli erano arrotolati: volumen appunto, da volvo, io avvolgo.

La discendenza di pàpyros e papìrus ha avuto fortuna in molte parti d’Europa per indicare la “carta”. in Francia papier, in Inghilterra paper, in Germania papier, in Spagna papel. E perché da noi carta?

Il nome curiosamente deriva dal latino charta a sua volta derivato dal greco khàrtes, ed entrambi significavano “foglio di papiro”. E così siamo da capo. Anche se sappiamo benissimo che la carta col papiro non c’entra, essendo un’antichissima invenzione dei Cinesi giunta a noi nel Medio Evo attraverso gli Arabi.

Buona lettura a tutti.