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Lingua italiana

Navigare tra le parole

di

Paolo Pivetti

 

Escort: l’ultima apparizione

 

Il mestiere più antico del mondo, fedelissimo a sé stesso nei millenni, è riapparso nella storia della lingua italiana con mille nomi diversi.

Meretrice, una delle forme più antiche, già presente in Dante, coglie nell’essenza il tipo di lavoro: dal latino mèretrix, che proviene dal verbo merère cioè guadagnare.

Prostituta, il termine ufficiale, anche sindacalmente accettato, è addirittura un vocabolo latino, dal verbo prostitùere che, composto di pro, davanti e statùere, mettere, collocare, significa mettere in mostra, mettere in vendita.

Scivoliamo in un linguaggio più disinvolto con puttana. Qui l’origine è innocentissima: va ricercata nel latino putus cioè ragazzo (putto da noi) il cui femminile puta, non registrato nei classici, è trasmigrato nelle lingue volgari: pute nell’antico francese, puta nel veneto e nell’emiliano col significato anche di zitella. Nell’emiliano addirittura c’è il diminitivo putìna (con una ì molto corta) per dire bambina. Furono i francesi a coniare putaine per un certo mestiere fatto dalle ragazze. E di lì l’abbiamo preso.

Tra i nomi d’origine antica c’è anche baldracca, da Baldacco, nome medievale di Bagdad, che veniva confusa con Babilonia, tipico luogo di peccato, come ci racconta anche l’Apocalisse. Da baldracca, attraverso sgualdracca, a cavallo del Cinquecento si arrivò a sgualdrina.

Nella modernità si comincia a girare attorno al problema, a cercare di dire e non dire, a coniare eufemismi in stile buonistico. Ed ecco passeggiatrice in quanto “donna da marciapiede”, con la variante scherzosa peripatetica, o il più consolidato battona, “che batte i marciapiedi”, fino al capolavoro eufemistico di lucciola, da una vecchia canzone “Noi siam come le lucciole / brilliamo nelle tenebre…”. Quest’ultimo termine, oggi lievemente dimenticato, riempì le cronache di qualche tempo fa in corrispondenza con una forte ondata migratoria di questo tipo di lavoratrici sia dall’Est europeo che dalla Nigeria.

Ma ormai siamo andati oltre, e ci viene in aiuto, come sempre, l’inglese, lingua dell’oggi, del business globalizzato. Salendo di grado, e di prezzo,  ecco la figura della escort. E qui uno non ha nemmeno il coraggio di pensare alle parole crude e franche che ci ha tramandato l’antichità: perché escort alla lettera vuol dire scorta, guardia: anche quella del re. E di seguito a ciò, anche in inglese, ”accompagnatrice”, con annessi e connessi.

È l’ultima apparizione di un mestiere antico. E detto in inglese, sembra un job come un altro.