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La  Grande Guerra di M.Monicelli

In occasione del Cineforum del Circolo, curato dal prof. Gianni Patricola ,che si ispira al Cinema dedicato alla storia italiana del novecento ,non poteva mancare la proiezione del film: “La Grande Guerra” di M.Monicelli premiato a Venezia nel 1959 con il Leone D’oro.

Grande scalpore  ha suscitato la pellicola in quegli anni che ha subìto tagli dalla censura perché secondo i politici offendeva l’immagine eroica dei soldati al fronte, osannati ed esaltati in battaglia dalla letteratura dannunziana, però spogliati come individui, per essere  sempre comunque sacrificati all’amor patrio. Il regista fa una operazione opposta. Avvicina la macchina da presa ad ognuno di quei soldati con le proprie storie e fragilità, documentando con realismo le loro sofferenze. Filo conduttore sono due soldati lavativi,interpretati da Gassman e Sordi che con le loro furbizie e piccole  vigliaccherie ci fanno conoscere una umanità dolente,gente semianalfabeta che per la prima volta mischia i vari dialetti per difendere, senza sapere perché, un’Italia unita da poco tempo .Non mancano nel film  episodi di umanità .Incisiva è la scena dei protagonisti costretti a fare la guardia in una zona desertica del Carso dove vedono uscire da un diroccato casolare, un giovane austriaco fischiettare allegramente, intento a prepararsi un caffè. Oreste e Giovanni, i due soldati, si guardano negli occhi e fanno fatica a premere il grilletto . Adducono teorie pacifiste per non assumersi la responsabilità di quell’esecuzione, poi decidono di farla insieme ma:”..dopo, quando l’austriaco  avrà gustato il caffè..”  finché una pallottola di un compagno mette fine alla loro titubanza. Siamo di fronte alla consapevolezza che il nemico è formato da persone come noi e uccidere, per quanto lo stato di guerra depenalizzi l’omicidio fa problema. Oggi c’è la  cosiddetta “guerra chirurgica” con mezzi tecnologici sofisticati e il nemico è un’entità astratta, un bersaglio , nulla più. Freud ha analizzato questi aspetti e nei suoi studi aveva scoperto che l’uomo primitivo dopo aver ucciso i nemici sentiva il bisogno di isolarsi per alcuni giorni  nella foresta per purificarsi del sangue versato, prima di avvicinarsi alla propria capanna e accostarsi alla propria moglie. Le contraddizioni della vita si esercitano anche in guerra quando chi ha un ruolo di comando non ha la lucidità di applicare le regole senza considerare il momento drammatico che si sta vivendo .E’ la storia di una giovane staffetta  costretta a obbedire al sottotenente Loquenzi disattendendo i consigli gridati dal generoso e temerario soldato Bordin che lo vedeva bersaglio del fuoco nemico. Intenso e sprezzante è lo sguardo dell’esperto soldato nei confronti del sottotenente che assiste alla morte del giovane che ha dato la vita per portare gli auguri di Buon Natale del Comando Generale. Contraddittoria e stonata è anche l’enfasi del discorso di una donna notabile del paese che festeggia l’accoglienza dei soldati che avanzano macilenti, sporchi, silenti dopo la sconfitta di Caporetto. Oreste e Giovanni i questa occasione riescono con inganno a racimolare dei soldi per andare al  “Ballo delle Mimose” a Trieste,  ma alla stazione incontrano la vedova di Bordin inconsapevole della morte del marito. Imbarazzati offrono il loro denaro per le necessità familiari della donna, essendo madre di cinque figli, con la scusa che poi sarebbero stati risarciti dal marito. Generosità e cialtroneria convivono in questi due individui che toccano i nostri sentimenti più profondi, ora limpidi  e sinceri, altre volte ambigui, appartenenti alle nostre parti oscure che non vogliamo riconoscere. I due amici non avrebbero mai immaginato di morire da eroi dopo aver fatto di tutto per non combattere in prima linea. Hanno accettato volontariamente dal comandante un incarico nel paese vicino,lontano dall’avamposto di difesa che sarebbe stato teatro a poche ore di grande scontro. Avute le coperture burocratiche e intuendo che la situazione sarebbe peggiorata, decidono di dormire in un fienile lontani dalla battaglia e al sicuro. Sono scoperti da un comando austriaco che li interroga e li minaccia per sapere le informazioni sul contrattacco italiano ma quando il comandante nemico oltraggia gli italiani per la loro vigliaccheria, un sussulto di patriottismo emerge  in  Giovanni e Oreste che si offrono alla morte pur di non tradire i compagni.

Bellissimo film che tocca profondamente le nostre corde emotive perché nonostante la crudezza delle scene di guerra, la sofferenza  delle  lunghe attese dei soldati al fronte dove fame e freddo fanno da padroni, trasuda umanità in tutti i suoi personaggi, accompagnati dalle note melanconiche delle canzoni del Carso.

 

PAOLA BONETTI

PSICOLOGA-PSICANALISTA

E-mail: paola.bntt@gmail. com

Categories: Spettacolo