pompei1 Gli ultimi articoli, in modo particolare quelli sulla Venere di Morgantina, hanno evidentemente fatto centro, perché recentemente ci hanno contattato molte persone, prevalentemente giovani e giovanissimi, i quali hanno chiesto informazioni riguardanti il nostro patrimonio archeologico e in particolare quello di Ercolano e di Pompei. Siamo ben lieti di fornire qualche veloce risposta, iniziando da Pompei, che ci è sembrato l’argomento più “gettonato”. Cominciamo dalle date: Pompei è stata distrutta nell’anno 63 dal terremoto, al quale seguì nel 79 la devastante eruzione del Vesuvio, che la seppellì assieme ad Ercolano. Le due splendide città rimasero nell’oblio per quasi 20 secoli. Infatti solo nel 1748, in seguito ad un ritrovamento fortuito sul Colle Civita, vennero alla luce i primi monumenti sepolti nella zona di Ercolano. L’allora Re Carlo di Borbone ordinò una campagna di ricerche, che, iniziate nel 1780, sono tuttora in corso a Pompei ed Ercolano, ma, a nostro avviso, con aspetti non molto convincenti. Una cosa è certa: nel 1° secolo D.C. Pompei (e con lei Ercolano) era una fiorente città, racchiusa da un’imponente cerchia muraria. La furia e la violenza del terremoto e dell’eruzione cancellarono ogni segno di vita, fino a quando, nel 1748 venne ordinata una nuova campagna di ricerche che iniziò nel 1780 e che è tutt’altro che terminata. A parere di molti scienziati, infatti, la zona nasconde ancora altre sorprese. Però, sono le manchevolezze interne che vogliamo evidenziale: personale impreparato o assente, servizi, a cominciare da quelli igienici e quelli di ristoro, carenti, parcheggi non organizzati, collegamenti con la città precari. Di chi la colpa di ciò? Allora, o coloro che scrivono il presente sono paranoici, oppure qualcosa non quadra a Pompei. Come ci dicevano al Liceo, tertium non datur. Il mondo riconosce che le rovine delle Città sepolte dal Vesuvio rappresentino un rarissimo tesoro per tutta l’umanità, specchio della vita reale di un popolo già di alta civiltà 20 secoli orsono e pertanto da considerare gemme da curare e salvaguardare come oggetti preziosi, oppure noi tutti, custodi di tale tesoro, siamo barbari, perché permettiamo che ignavia, furti e mallaffare agiscano indisturbati. Innanzi tutto un concetto base: sarebbe indispensabile procedere nel modo usuale per i gioielli: custodire e vigilare il tesoro con cura, in modo che non venga danneggiato o rubato, cioè proteggerlo dai vandali e dai ladri, molti dei quali nostri coevi. Questo è un dovere. Poi vi è anche il diritto di ricavare un dovuto riscontro economico da parte dei visitatori, denaro che però deve essere appannaggio solo del Sito che ha in custodia tale ricchezza, in modo che nei prossimi millenni sia ancora possibile ai posteri di ammirare tale immenso tesoro, del quale noi siamo i legittimi e fortunati usufruttuari, con il compito morale di lasciare ai nostri discendenti intatto tale capolavoro. Ora è d’obbligo una domanda: lo facciamo? A noi sembra di no. Siamo pertanto degli inadempienti abituali a un nostro preciso dovere! Vi è qualche Magistrato in ascolto?

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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