La Venere di Morgantina Abbiano ricevuto un cortese “cicchetto” da parte del Signor Davide L. M. riguardante i nostri articoli sulla Venere di Morgantina, che il nostro interlocutore giudica troppo severi, se non addirittura faziosi, nei confronti della Sicilia. Egli afferma (e su questo siamo perfettamente d’accordo con lui) che la Sicilia, al tempo dei secoli bui, era una terra di alta civiltà, spesso alla pari (se non superiore) alle altre Regioni italiane dell’epoca e che i Normanni “seppero sapientemente coniugare” la loro arte con quella araba precedente e cita, tra l’altro, la Cattedrale di Monreale, il Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina e tante altre altissime opere d’arte che non hanno nulla da invidiare con quelle create altrove nello stesso periodo. Giunti in Italia all’inizio del secondo millennio al seguito di Guglielmo il Conquistatore, i Normanni s’imposero in un primo momento con la forza delle armi, per poi assimilare la precedente civiltà, derivata da Greci, Romani e Arabi, in un’Isola ormai da secoli terra di conquista da parte delle popolazioni barbariche. Queste, prima di civilizzarsi a loro volta, distrussero purtroppo molte insigni opere d’arte, ma poi, per fortuna, furono assorbiti a loro volta dalla civiltà e ne rispettarono molte altre, giunte fino ai nostri giorni (e spesso oggi non onorate come avrebbero meritato). In tale succedersi d’invasioni barbariche seguite, una volta civilizzati, da altri barbari che approfittarono della loro forza per conquistare terre nuove, la Sicilia fu forse la Regione che in Italia fu più soggetta alle scorrerie di popoli incivili, ma,ciò nonostante, può vantare meravigliosi tesori, non sempre però mantenuti con la cura che sarebbe loro dovuta. La Venere di Morgantina ne è purtroppo un esempio. Si tratta di un’altissima opera d’arte che dovrebbe essere custodita come un gioiello prezioso e che non meriterebbe di essere trattata nel modo che noi abbiamo descritto nei due articoli a lei destinati. Non abbiamo la competenza necessaria per quantificare il valore della Venere, ma una cosa è certa: si tratta di un’opera di altissimo pregio, creata in Italia circa due millenni or sono, patrimonio nostro grazie a coloro che l’hanno ritrovata e grazie anche a chi l’ha onestamente restituita a noi. Però abbiamo il i diritto di stigmatizzare il fatto che un capolavoro sia tenuto senza il rispetto dovuto alle cose preziose, patrimonio di tutti noi. Siamo eredi di una Terra benedetta da Dio e colma di meraviglie concesseci da Lui ed abbiamo il dovere di custodirle come si devono trattare le cose preziose. A Morgantina ciò purtroppo non avviene. Et de hoc satis!

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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