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CINEFORUM del CIRCOLO:  “LA FAMIGLIA “di  Ettore Scola

Continua al Circolo la proiezione dei film che rappresentano storicamente il nostro secolo. Gianni  Patricola, conduttore del Cineforum ha scelto questa volta“LA FAMIGLIA” di Ettore Scola (1987).   Nel film,  la storia d’Italia  dal 1900 al 1980,  viene tratteggiatadallo scorrere della vita di tre generazioni. Già dalla prima scena, che rappresenta un  gioco di Carlo, il protagonista,  che lotta con il fratellino e il cuginetto rincorrendosi per il corridoio per abbattere gli austriaci, s’intuisce come la casa sia l’unico luogo sicuro dove questa grande famiglia vive e percepisce avvenimenti  molto lontani.   Tutto il film è girato all’interno di una casa dallo stile umbertino dove il passare del tempo si percepisce dai particolari dell’arredamento che cambia e si ha notizia  degli eventi  esterni   tramite la radio e poi con la televisione. Siamo in un’area  dove i sentimenti sono circoscritti in questo luogo  che funge da barriera con il mondo esterno  e rende i suoi abitanti impermeabili  ai cambiamenti sociali come quelli affettivi.
Carlo, professore di Lettere, si scontra con il cugino Enrico che all’ascesa del fascismo decide di andarsene a Parigi invitandolo a fare altrettanto,  ma lui si schernisce con motivazioni qualunquiste assestandosi su una posizione di comodo. E’ un uomo che non si lascia toccare dalla passione  politica, ma nemmeno da quella affettiva. Cresciuto in famiglia all’ombra del padre  professore  universitario, lo segue nella carriera rimanendo nella stessa casa  e sposerà  Beatrice una ragazza innamorata di lui a cui dà lezioni sempre nella propria casa. Irrompe in questo periodo Adriana, sorella dell’allieva, appassionata musicista che sconvolge gli schemi  mentali del giovane professore con un alternarsi di tenerezze e litigi frequentandolo assiduamente di nascosto per non ferire i sentimenti della sorella. Quando Adriana è costretta a partire per Milano per un breve periodo,  per seguire un corso di perfezionamento, Carlo benché innamoratissimo non riesce a trovare una mediazione e tronca la relazione che sta diventando per lui difficile. Angosciato volta le spalle al proprio desiderio perché non sa reggere ad una breve separazione e non sa adattarsi a una realtà a volte scomoda. Seguire i propri desideri  significa assumersene la responsabilità ma Carlo preferisce un matrimonio tranquillo senza problemi. Una mattina mentre gioca con i figlioletti una telefonata da Parigi scuote il suo torpore: è Adriana che annuncia l’audizione del proprio concerto alla radio. Mentre con la moglie sente la musica, il suo sguardo si allontana e si posa con nostalgia sulla fotografia della cognata. Ha cercato in passato di soffocare i suoi veri sentimenti e ora ne è vittima perché ritornano prorompenti  impedendogli di vivere a fondo la sua realtà coniugale. Imbarazzante e carica di tensione è la scena del pranzo dedicato ad Adriana e al suo fidanzato di passaggio a Roma. Carlo non sa trattenere la propria gelosia attuando comportamenti aggressivi e infantili. La cognata con poche parole  riesce ad avere un filo diretto con il suo cuore  dicendogli  cose sgradevoli  ma sempre aderenti alla realtà, poi se ne va come nel suo stile. Un vero amore rende omaggio alla verità anche se comporta dolore e si lascia toccare dalle emozioni. Il fratello colpito da una profonda depressione dopo essere stato prigioniero in India durante la 2° guerra mondiale, mentre Carlo lo accudisce, gli cita un brano delle “ Mie prigioni” d i S. Pellico  alludendo alla loro casa. Carlo infatti è intrappolato da se stesso e non riesce a relazionarsi neppure con il nipotino che gioca. E’presente fisicamente, ma non gli dà ascolto e continua la sua lettura nel proprio studio diventato la sua roccaforte. Quando si concede ad essere autentico e incontra Adriana, ospite per due giorni nella sua casa deserta quando tutta la famiglia è al mare, si lascia trasportare dai sentimenti e dichiara tutta la sua fragilità chiedendole aiuto. L’affascinante cognata pur soffrendo fugge per non cedere a compromessi ed essere la sua amante clandestina. Carlo, tornato al mare, in famiglia si rifugia in un angolo nascosto a mangiare un cocomero con il figlio che sentenzia: “il cocomero è un desiderio che non viene mai appagato..” Si può dire che questa frase è in sintonia con il film che scorre sul filo del desiderio. Verso la fine della vita, nel suo ottantesimo compleanno, vedovo con figli sposati e nipoti, le verità di Carlo vengono a galla nei colloqui con il fratello e con Adriana che gli comunica che Beatrice, la moglie, aveva sempre saputo del loro amore. Una espressione di amarezza attraversa il volto del protagonista che mormora:  “siamo stati tutti zitti, che peccato, che sciupio!!” Adriana, come sempre lapidaria: “è a lei che dovevi dirlo!!”. Continuano i festeggiamenti del compleanno e il film sfuma in chiusura con una foto di famiglia come all’inizio,  quando il nonno di Carlo dissertava sul nome del nipote che dalla lingua germanica significa “uomo libero”, nome certamente non azzeccato per l’animo del protagonista.

PAOLA BONETTI

PSICOLOGA-PSICANALISTA

E-mail: paola.bntt@gmail.com

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