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14 LIFE COACH  INFANZIA ITALIA: LO SPETTRO DEL VUOTO ISTITUZIONALE SUL FUTURO DELL’INFANZIA, l’Italia “potrebbe essere un paese per bambini…”. Parte prima  – luglio 2014 –

È difficile parlare di benessere della persona, di crescita e armonia di sviluppo, riduzione del danno se il dibattito che affronta tali tematiche trascura la conoscenza di quali siano le offerte sociali e culturali che costituiscono il terreno su cui ciascuno affonda le sue radici di vita e di sviluppo. Riprendendo l’argomento “bambino”, i rischi evolutivi sono strettamente correlati alla carenza di supporto socio educativo al suo contesto di vita, familiare, economico e territoriale. Le leggi internazionali e nazionali a favore dei diritti dei bambini e degli adolescenti sono state elaborate con la necessaria preparazione e acutezza di una società al culmine dell’attenzione verso i diritti civili ed etici della persona. Dagli inizi del ‘900 pensatori, ricercatori scientifici ed esperti di tutto il mondo hanno ispirato i legislatori, mosso le coscienze dei politici e nutrito la cultura sociale per arrivare all’unisono a sintetizzare le regole essenziali per il rispetto e la cura dei minori. Nello specifico la CONVENZIONE ONU DEI DIRITTI DEL FANCIULLO, stipulata nel 1989 e ratificata in Italia nel maggio 1991 L. 176, ha declinato in 54 articoli gli obblighi degli Stati e della comunità internazionale nei confronti dell’infanzia, offrendo altresì le linee guida per l’attuazione di provvedimenti a favore di tali diritti. Un elemento di innovazione è stato quello di fornire una visione allargata ed integrata fra ciò che si intende per bambino e il necessario collegamento con i bisogni della famiglia, affinché la stessa possa rappresentare il primo e adeguato luogo di vita e di crescita. Numerosi gli stati europei che nella realizzazione di politiche nazionali e locali, hanno formulato piani di intervento a favore delle famiglie e dei minori con un’ottica di prevenzione del disagio evolutivo e con l’aggiunta di evidenti azioni ad interesse socio economico rivolto alla società civile. Ad esempio in Germania, nel 2013, è stata realizzata un’importante riforma sociale che garantisce il diritto di UN POSTO ALL’ASILO NIDO PER OGNI BAMBINO NATO. Questo provvedimento permette alla madre di dare continuità al suo contratto di lavoro e ad avere interlocutori esperti con cui confrontarsi sui temi della crescita. Inoltre lo stato tedesco ha provveduto al “Betreungsgeld”, ossia l’assegno mensile per le famiglie che non ricorrono all’asilo nido. Scrive il Corriere della Sera in un articolo sulla riforma in Germania: “La rivoluzione tedesca: così le donne potranno lavorare… Il nord Europa fa scuola. ” riprendendo alcuni dati significativi sull’offerta di asili nido in Danimarca, Inghilterra, Paesi Scandinavi e facendo riferimento al trattato di Lisbona che stabilisce la soglia di posti nido per il 33% dei bambini. (Corriere della Sera del 31 luglio 2013).

In Italia con la legge 451/97 viene istituito il Piano di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo in età evolutiva (Piano Nazionale Infanzia) con l’obiettivo di conferire priorità ai programmi riferiti ai minori e di rafforzare la cooperazione per lo sviluppo dell’infanzia nel mondo. E con la legge 285/97 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza” vengono stabiliti i criteri di ripartizione dei fondi alle regioni sulla base di diversi punti critici tra i quali la carenza di strutture per la prima infanzia, la percentuale di dispersione scolastica nella scuola dell’obbligo, la percentuale di famiglie con figli minori che vivono al di sotto della soglia di povertà stimata dall’ISTAT.
Nell’articolo precedente (Life Coach 13) sono stati introdotti alcuni dei fattori preoccupanti della situazione italiana nell’ambito delle disattese applicazioni delle leggi in vigore a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, con lo scorporamento e dispersione a livello nazionale di cariche e responsabilità circa la realizzazione delle azioni necessarie a dar vita al sistema degli interventi programmati.

Alcuni dati:

 

Fondi specifici per l’infanzia
e l’adolescenza
2008
(mln €)
2009
(mln €)
2010
(mln €)
2011
(mln €)
2012
(mln €)
2013
(mln €)
2014
(mln €)
Fondo infanzia e adolescenza
(L. 285/97)
43,9 43,9 40,0 35,247 40,0 39,60 30,69
Fondo servizi prima infanzia 206,5 100 10048 0 7049 0 0
Sezioni Primavera 30,4 24,4 24,9 16,521 0 11,87 n.d.

“7° Rapporto CRC  www.gruppocrc.net

Non è solo una questione di soldi, la trappola mediatica della “…coperta troppo corta ” non trova riscontro nei report economici esistenti. Per alcune regioni italiane, come emerso dalla Conferenza Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza di Bari (27-28 maggio 2014), si è evidenziata una incisiva carenza nel programmare e spendere le risorse economiche disponibili. Un esempio, la Regione Campania ha rinunciato ad investire i soldi statali già presenti dal 2009, 2010 e 2012, di ben oltre 34 milioni di euro. Nella Conferenza il dibattito si è focalizzato su uno specifico problema che coinvolge l’intera rete dei servizi rivolti alle famiglie con minori, quello della mancanza assoluta di un quadro organico delle politiche per l’infanzia a livello nazionale, regionale e locale.
L’Italia quindi, contemplando l’ampio panorama delle leggi a favore dell’infanzia, potrebbe essere un paese per bambini… ma la realtà politica e istituzionale è ben lontana dal garantire un adeguato sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini penalizzando, in particolare, quelli provenienti dai ceti al di sotto della soglia limite di povertà.

A tali bambini non solo non vengono garantiti ma addirittura negati i diritti alla vita e alla crescita.

                          ….e la storia continua…                                               Daniela Testa

 

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