calze

Lingua italiana

Navigare tra le parole

di Paolo Pivetti

 

calze, calzoni, mutande, slip e altro…

 

Via alle vacanze, facciamo la valigia. Attenti a non dimenticare niente, serve un vero e proprio inventario: calze, calzoni, mutande slip e altro. Quante storie curiose nei nomi degli indumenti…

Cominciamo dalle calze. Nella nostra lingua madre, il latino, calx è il tallone, e per estensione il piede, cioè quella parte del corpo che calca la terra (verbo calcare, uguale in latino e in italiano). Calceus è dunque nella lingua latina la calzatura in genere: perché s’indossa sopra il calx, ovvero il piede.

Nel latino medievale si passò dal maschile al femminile: da calceus a calcea. Nel frattempo, assieme alla lingua si trasformavano anche le calzature e la calcea, che in origine era una scarpa, divenne la calza, cioè quell’indumento di maglia che s’indossa sotto la scarpa.

La quale scarpa, tra parentesi, non ci proviene dal latino ma probabilmente dal germanico skarpa che voleva dire originariamente tasca di pelle.

Dalle calze al calzoni il passo fu breve: bastò allungarle un poco e farle arrivare fino all’inguine. In passato, e in origine, i calzoni erano infatti aderenti alle gambe e le fasciavano come vere e proprie calze. Oggi noi confondiamo i calzoni con i pantaloni, e su questo argomento merita che ci soffermiamo.

Pantaloni: storia curiosa di una parola nata in Italia, emigrata in Francia e poi ritornata da noi. Pantalone è in origine un nome proprio, forma dialettale veneta di Pantaleone, nome assai diffuso ai tempi della Serenissima; tanto diffuso che fu dato ad una delle più celebri maschere della Commedia dell’Arte: Pantalon de’ Bisognosi. La maschera originale di Pantalone non indossava dei calzoni attillati, come si conveniva a un vecchio signore borghese, ma delle strane brache, strane per il tempo s’intende, dritte e ampie, lunghe fino alla caviglia. Furono i Francesi ad apprezzare l’invenzione di questo bizzarro costume teatrale e a trasformarlo in vero e proprio capo di moda. E in omaggio alla celebre maschera, chiamarono il nuovo abbigliamento pantalons. Il termine, e con esso la moda dei pantalons, si diffuse rapidamente in Francia alla fine del Settecento quando, con la Rivoluzione, il calzone aderente, proprio dei nobili e delle classi elevate, fu abolito sotto la spinta ideologica dei giacobini, e i rivoluzionari immediatamente si misero in pantalons. Il termine, così francesizzato, rivalicò le Alpi e s’insediò da noi come pantaloni che ben presto si affiancarono nell’uso italiano ai più antichi calzoni. Oggi i due nomi coesistono a significare la stessa cosa. Quanto alle brache invece, con la forma dialettale braghe, il nome deriva dal latino braca, di origine celtica, che gli antichi Romani avevano preso a prestito nientemeno che dai Galli, dato che per loro erano un indumento sconosciuto.

Restiamo al latino con un indumento intimo che va cambiato spesso: le mutande. Mutandus, gerundio presente, in latino significa infatti“da cambiare” ovvero “che va cambiato”. Mentre la variante moderna slip deriva dall’inglese, e non si riferisce alla frequenza dei cambi ma alla facilità con cui lo stesso indumento s’infila (e si sfila). To slip infatti significa in inglese “scivolare”.

Ed ora, la valigia è fatta. Possiamo partire.