Settembre 2014-09-07 Milano  GALASSIE, NEBULOSE, COMETE

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Non pensavamo che un argomento  fino ad ora non trattato dal GSA Master News come quello delle Stelle , dell’universo e dei suoi segreti potesse suscitare tanto interesse e ne siamo ovviamente compiaciuti.

Sulla scia di questo entusiasmo sono andata al  Civico Planetario “Ulrico Hoepli” di Milano dove ho conosciuto il Direttore Scientifico  il Prof. Fabio Peri , laurea in Fisica, insegnante di Matematica, Fisica e Musica . Gia’ si è anche diplomato in pianoforte presso il conservatorio di musica G.Verdi di Milano. Si dedica con passione anche all’utilizzo musicale dei computers, alla composizione di musica per teatro e commedie musicali.

Ha fondato un complesso “ DEPRODUCERS”  www.deproducers.it/fabio-peri-special-guest

Mi ha promesso che sara’ presto ospite del GSA , in un Mercoledi del Circolo. Del resto siamo dirimpettai in Corso Venezia . Il Planetario al civico 57 e il Circolo della Stampa al  civico 48.

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Nel frattempo

Nel frattempo ci ha riscritto anche l’ing. Marcello Barnaba , ingegnere romano. Ha portato delle interessanti  aggiunte a quanto gia’ scritto in precedenza.

Per questo ripubblichiamo il suo pezzo per intero.

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ing. Marcello Barnaba-Roma

 

Lui le chiama per nome, le presenta una ad una con il suo telescopio elettronico, ne spiega la storia, parla delle costellazioni di cui fan parte, e ne descrive perfino il carattere (“questa è stabile, quest’altra è un po’ballerina, ecco, guardate quel gruppo al centro di quella nuvoletta: sono giovani, da poco rinata da nuove fusioni cosmiche per effetto della forza di gravità”) e fa il conto degli anni (luce) che ci dividono da loro. Di tutte fa notare che vediamo soltanto adesso, “in diretta”, com’erano centinaia o migliaia di anni fa. “Nel frattempo”, dice, “possono essere cambiate, anche molto. Però dovremmo attendere altrettanti anni per vederlo con i nostri occhi”.

Si chiama Marcello Barnaba, ingegnere informatico, poco più che trentenne, subacqueo, astrofilo appassionato di fisica e cosmologia. Attore di una fervente attivitàdi innamorato delle stelle e di divulgazione scientifica, “per trasmettere una visione cosmica che possa cambiare il mondo in meglio”, sorride.

Lo abbiamo incontrato sull’isola di Ventotene, al largo di Formia, nella casa che ha trasformato per tutto il mese di Agosto in un osservatorio ben attrezzato. Marcello riceve gli amici quasi ogni sera, perché da queste parti il firmamento sa mostrarsi come in un planetario (e a volte anche meglio!).

. “Il nostro pianeta e tutto ciò che lo compone, compresi noi umani e tutti gli animali e vegetali, non siamo in niente diversi dalla materia che compone l’Universo.

“L’universo è composto principalmente di cinque elementi: idrogeno, elio, azoto, ossigeno e carbonio; noi siamo composti principalmente di quattro elementi: idrogeno, azoto, ossigeno e carbonio. Quattro su cinque, siamo fatti degli elementi più comuni che ci siano lì fuori.

“Questi elementi, ad eccezione dell’idrogeno, sono forgiati nelle stelle. Il carbonio che compone il nostro corpo è stato forgiato in una stella lontana qualche miliardo di anni fa. Siamo figli delle stelle, fatti di polvere di stelle. Parte integrante e del tutto simile alla struttura dell’Universo di cui facciamo parte, con l’Universo stesso dentro di noi.

“Molto probabilmente, attorno a stelle distanti dal nostro sole possono esistere pianeti animati da elementi vegetali e animali simili a noi. Fisiologicamente un po’diversi, ma formati da una struttura chimica uguale alla nostra, basata sul carbonio. Perché il carbonio è un elemento chimico molto versatile, che consente la costruzione di molecole complesse come quelle richieste dalla vita”.

Niente male per chi da sempre fantastica sugli extraterrestri: sono come noi, fatti della stessa materia. Noi li stiamo cercando da sempre, forse loro stanno cercando noi. Ma, dunque, soltanto da pochi decenni la cosmologia è riuscita ad arrivare a questa certezza sul modello di evoluzione dell’universo intero. Marcello parla di anni luce, la distanza che la luce percorre in un anno: circa novemila miliardi di chilometri. La stella più vicina è a quattro anni luce, la nostra galassia è ampia centomila anni luce, ed è solo l’inizio. Questo ci può dare l’idea di quanto sia esteso l’Universo che conosciamo attraverso l’osservazione e grazie alle nuove tecnologie.

Sappiamo che c’è stato il Big Bang, momento in cui l’Universo è nato, 13 miliardi di anni fa, e si espande fin da allora. Possiamo osservarne solo una parte: quella delle stelle la cui luce ha avuto tempo sufficiente per raggiungerci. Oltre, non riusciamo a guardare. È un orizzonte cosmico, non dissimile dall’orizzonte che vede un navigatore in mare aperto.

Inoltre, la materia visibile compone solo qualche punto percentuale dell’intero Universo. La gran parte del resto è invisibile. Adesso la scienza le chiama materia oscura ed energia oscura. Oscure perché, letteralmente, non si ha (ancora) bene idea di che cosa siano o come funzionino. Le più grandi menti sono al lavoro per risolvere questi puzzle… spaziali.

Con Luisa Poluzzi, direttore del GSA ho intervistato Marcello Barnaba. Ci ha raccontato molto di più di quanto descritto finora. Qui sotto trovate anche un breve ma straordinario passaggio del grande Carl Sagan. Scienziato e divulgatore che ha contribuito a inviare nel cosmo il Voyager 1, il manufatto umano in assoluto più distante dal nostro pianeta (19 miliardi di chilometri in questo momento), il primo ad uscire dai confini del sistema solare, e con una missione di viaggio che dureràper un miliardo di anni in giro per la galassia. A bordo vi sono le registrazioni delle nostre lingue parlate, la mappa su come trovare il puntino azzurro che chiamiamo Terra e altri documenti. Un messaggio in bottiglia lanciato dall’umanità per un navigatore galattico lontano nello spazio e nel tempo.

Mentre il Voyager si trovava oltre l’orbita di Nettuno, il pianeta più distante dal Sole, Sagan convinse la NASA a farlo ruotare su se stesso, per inquadrare il nostro pianeta e scattare una foto alla Terra. Questa fotografia.

Luisa Poluzzi e Renzo Magosso

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