CASTELLACCI

OSTEOPOROSI POST- MENOPAUSALE

 

La menopausa è un evento naturale che si verifica in tutte le donne con la fine del ciclo riproduttivo nell’arco di età compreso tra i 40 e i 60 anni; essa può manifestarsi in modo fisiologico ovvero in seguito ad un intervento chirurgico o ad altra patologia.

Come conseguenza della menopausa può verificarsi, nella maggior parte delle donne, una sindrome importante detta osteoporosi.

Per osteoporosi post-menopausale o osteoporosi primaria di tipo I si intende una patologia sistemica a carico dello scheletro caratterizzata da una perdita di materiale organico e minerale del tessuto osseo causata dalla carenza ovvero dall’assenza di ormoni estrogeni conseguenti appunto la menopausa; ne consegue un aumento della fragilità ossea e un aumentato rischio di frattura. Dopo la menopausa la densità ossea si riduce dell’1-2% ogni anno, in particolare nei primi 10 anni. Le parti ossee più soggette a frattura, sia essa spontanea o legata a traumi anche di lieve entità, sono a carico del radio e ulna ( frattura di Colles), a carico del collo femore e delle vertebre (solitamente le ultime dorsali o le prime lombari). Inoltre, a causa dell’osteoporosi, la guarigione di dette fratture risulta essere più lenta e problematica. La perdita di materiale osseo è progressiva, se non si interviene opportunamente, e spesso asintomatica per lungo tempo. Tuttavia quando la diminuzione della densità ossea è elevata le ossa possono andare incontro a deformità e si possono avvertire dolori intensi e persistenti. Esistono altre forme di osteoporosi come l’osteoporosi senile legata ai naturali processi di invecchiamento cui anche l’apparato osteo-articolare va incontro, ovvero osteoporosi secondarie a patologie di tipo endocrino come l’ipo o l’ipertiroidismo o il diabete mellito; osteoporosi di tipo farmacologico per il prolungato uso di barbiturici, di corticosteroidi, di eparina e altri; per l’eccesivo consumo di alcol, fumo di sigaretta, prolungata immobilizzazione, dieta squilibrata, basso peso corporeo e per varie patologie come nefropatie infantili, epatopatie, artrite reumatoide, anemia, infiammazioni batteriche, neoplasie.

Per evitare che la menopausa provochi la sindrome osteoporotica, è opportuno che le donne in recente menopausa siano sottoposte all’esame noto come Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), un esame non invasivo, di breve durata, capace di mettere in evidenza uno stato più o meno accentuato di demineralizzazione del tessuto osseo, in particolare delle vertebre, delle ossa delle mani e dei piedi. Questo esame può essere effettuato mediante apparecchiature moderne a emissione molto modesta di raggi X ovvero mediante apparecchiature ad Ultrasuoni molto utili quando si debba controllare semestralmente gli effetti della terapia anti-osteoporosi e l’eventuale rischio frattura. Il controllo semestrale si rende indispensabile per fermare la demineralizzazione che inizia e prosegue costantemente senza che la paziente se ne possa accorgere. Dopo i 65 anni è consigliabile effettuare un controllo densitometrico una volta all’anno. E’ utile associare esami ematici e delle urine per valutare i processi di formazione e di riassorbimento osseo (come calcitonina e paratormone ematici, calcemia, fosforemia, fosfatasi alcalina, calciuria e fosfaturia delle 24 ore, fosfatasi alcalina ossea, idrossiprolinuria,) Possono essere indicati altri esami per un maggiore approfondimento metabolico del tessuto osseo come la protidemia frazionata, omocisteina,

osteocalcina, metaboliti della vitamina D, fosfatasi acida (siero), idrossiprolina (siero, urine).

Per la terapia dell’osteoporosi post-menopausale sono disponibili 20-30 farmaci, molto diversi tra di loro per l’efficacia, talora molto modesta, e per gli effetti collaterali indesiderati talora così “pesanti” da non essere tollerati dalle pazienti. Inoltre, i suddetti farmaci provvedono a compensare solo alcuni aspetti della problematica osteoporotica.

Nella mia più che ventennale esperienza clinica sull’osteoporosi post-menopausale, verificata su un numero di più di 1.500 pazienti in diverso periodo di menopausa, l’utilizzo di un unico farmaco perfettamente bilanciato nei suoi componenti di natura omeopatica, ha permesso di curare non solo i disturbi propri dell’osteoporosi ma anche i disturbi collaterali dell’osteporosi medesima.

A questa terapia di base, per aumentarne l’efficacia, il medico curante deve consigliare una dieta opportuna con frutta, verdura, cereali, semi oleosi (in particolare le mandorle) e legumi;  una attività fisica costante come una passeggiata al giorno di 30 minuti, il ballo, aquagym, tai chi, Pilates. E’ molto importante l’esposizione alla luce solare, pur con le dovute precauzioni, per favorire la sintesi della vitamina D.

Nel caso in cui la paziente lamenti dolore provocato dall’osteoporosi, ovvero dopo una frattura, sono molto utili cicli di magnetoterapia per il suo effetto anti-dolorifico, anti-infiammatorio e stimolante l’osteogenesi.

Il tabagismo, un eccessivo consumo di alcool, caffè, sodio, e proteine animali, interferiscono con l’assorbimento di calcio anzi, per compensare l’acidosi metabolica che queste sostanze provocano, l’organismo mette in atto meccanismi di tamponamento naturale, impoverendone le riserve di calcio. Quando necessario sarà di utilità l’assunzione di prodotti basici per contrastare l’acidosi e riportare in equilibrio la bilancia acido-base dell’organismo.

Recenti studi hanno dimostrato che la salute delle ossa non è importante solo per contrastare l’osteoporosi ma anche per avere una buona memoria perché l’osteocalcina, un ormone prodotto dalle cellule del tessuto osseo (gli osteoblasti), stimola la formazione di neuroni nell’ippocampo e la produzione di neurotrasmettitori serotonina e dopamina.

Il follow-up delle pazienti in menopausa è un obbligo del medico che ha programmato la cura integrata dell’osteoporosi post-menopausale.

D.ssa Patrizia Castellacci

Categories: Salute e benessere