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Club del Mercoledì

Si è aperto quest’anno il  24 settembre  il Club del Mercoledì con la presentazione del libro” I bambini ci guardano” seguito da un corto ,opere  entrambe del professore  Mario Guidorizzi docente all’università di Verona e Venezia di Storia del Cinema e vero appassionato della questione morale tra cinema e società. Quello che m’ha colpito nel professore, è che della gentilezza ne ha fatto uno stile di vita. Lo sottolinea  sempre nel suo libro che questo stile dovrebbe esistere sempre nei rapporti tra individui , purtroppo in disuso, ai giorni nostri,   soprattutto tra i giovani che per un errore concettuale di sfrondare certi formalismi, pensano di raggiungere a una comunicazione più rapida, spesso in crisi, con metodi sbrigativi e poco ortodossi. E’ l’eredità di quella contestazione degli anni ’70 dove la parolaccia serviva a scuotere un certo perbenismo borghese carico di ipocrisia  di cui  molti film si sono ispirati, con la scusa di rappresentare la realtà. La nuova generazione priva di motivazioni, ha preso a  modello quei comportamenti e in competizione con i coetanei vuole dimostrare al gruppo  chi “è il più forte”in un crescendo di arroganza e maleducazione scivolando a volte nella china pericolosa del ciber-bullismo. Urge per il prof. Guidorizzi, una pedagogia del cinema , del linguaggio cinematografico  da portare nelle scuole per far scoprire la bellezza ai nostri  ragazzi e farli discutere sui temi importanti della vita, rappresentata sugli schermi  e dare loro degli strumenti di critica.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 L’analfabetismo del linguaggio cinematografico  porta ad una violenza di immagini riprese con i telefonini  alla portata di tutti , scene rubate alla privacy o costruite con sadismo, trasformando un mezzo di comunicazione in una pistola che ferisce e annienta la dignità di una persona. Purtroppo non c’è nessuna legge che riguarda questo settore. Riguardo all’educazione dei giovani Freud così si esprime: “è  come equipaggiarli con un abbigliamento estivo e fornirli di carte geografiche di laghi italiani per una spedizione polare.” Ai suoi tempi si riferiva all’inesistenza di una educazione sessuale ora si può applicarla  ai comportamenti sociali perversi. Se ritorniamo ancora alla gentilezza, esiste un ponte di accoglienza da chi la vive cercando di mettere a proprio agio l’altro cercando di conoscerlo e intuirne le aspettative  non chiudendosi in un individualistico e riduttivo principio “basta non fare male al prossimo”. E’ chiaro che per essere gentili necessita un esercizio di virtù o un processo di incivilimento per dirla con Freud, cioè  il superamento delle nostre forze istintuali con una lotta continua che esercita un peso notevolissimo sulla vita del singolo a favore della vita civile. Esistono però uomini dotati di una forza spirituale di trascinare gli altri da caratterizzare una civiltà. Pur non credente Freud fa riferimento a Gesù ipotizzando come personaggio nato da una mitologia lontana con il grande merito di avere appoggiato l’etica sull’amore: così diversa dall’obbedienza timorosa di una punizione come quella dei  primi germi morali della posizione Edipica. Freud fa una netta distinzione tra  “senso di colpa ”di origine filogenetica e “rimorso” derivante quest’ultimo dopo un’azione criminosa nella realtà. E’curioso mettere a confronto la nostra generazione, oppressa dai sensi di colpa, con quella attuale che alla ricerca costante di sensazioni sempre più forti, non riesce a trovare il senso e il nesso delle varie situazioni sprofondando in angosce che cerca di alleviare con giochi pericolosi per sé e gli altri senza provare rimorso. Il consumismo delle sensazioni estromette i giovani  dal fare esperienza. Da una generazione nevrotica si passa ad una gioventù che vive in un mondo psicotizzato. E’ interessante la critica  del professor Guidorizzi riguardo ai film:” Un posto al Sole “ di George Stevens (1951)  la cui narrazione potrebbe essere definita “non delitto con castigo” mentre  per“Match Point” (2005) di Woody Allen : “delitto senza castigo” cioè senza ombra di rimorso verso azioni criminose narrate in molti film. Questo libro di critica cinematografica ci costringe a pensare se ci soffermiamo alla cronaca quotidiana degli adolescenti che identificandosi con gli antieroi del cinema ne imitano le gesta in un clima di anaffettività con gravi conseguenze e solo dopo una fase di recupero nasce in loro la consapevolezza delle loro azioni. Nasce il desiderio di intervenire, far conoscere la bellezza che avvia ad un atteggiamento etico e fare nostra una frase di Freud: ..La felicità nella vita viene cercata prevalentemente nel godimento della bellezza dovunque essa si presenti ai nostri sensi e al nostro giudizio: la bellezza delle forme e dei gesti umani, degli oggetti naturali e dei paesaggi delle creazioni artistiche e persino scientifiche…offre scarsa protezione contro la sofferenza incombente, ma può in grande misura compensarla. IL godimento della bellezza si distingue per un suo modo di sentire particolare leggermente inebriante. L’utilità della bellezza non è evidente…eppure la civiltà non potrebbe farne ameno.”

PAOLA  BONETTI

PSICOLOGA-PSICANALISTA    e-mail:paola.bntt@gmail.com

 

guidorizzi
Prof. MARIO GUIDORIZZI

Insegna Storia del Cinema presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona. Autore di una trentina di volumi di argomento cinematografico e di numerosi saggi critici e filosofici.                             Il  prof. Guidorizzi  è  anche regista e produttore di alcuni film e documentari.

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