Lecco: ‘Non farti stropicciare, agisci’, nuovi opuscoli contro la violenza sulle donne, un fenomeno purtroppo trasversale

“Violenza contro le donne: questa s…conosciuta.” Un tema forte e, purtroppo, sempre più attuale, attorno al quale aleggiano e persistono ancora troppi pregiudizi.
Se n’è parlato venerdì sera, in sala Ticozzi, con l’associazione L’Altra Metà del Cielo – Telefono Donna di Merate che per l’occasione ha presentato un nuovo opuscolo dal titolo “Violenza contro le donne. Non farti stropicciare, agisci” indirizzato a tutte le persone che entrano in contatto con questo problema, per sensibilizzare e informare su questo fenomeno. Un messaggio di tristezza, dolore e sofferenza, da cui però traspare una luce, quella della donna.

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Le relatrici della serata

In questi ultimi anni molti, troppi sono stati i femminicidi e la violenza sulle donne purtroppo è sempre più diffusa. Anche sul territorio lombardo, nella realtà a noi vicina, il numero delle donne vittime di soprusi che si rivolgono ai centri antiviolenza è aumentato nel corso degli ultimi anni. Con questa pubblicazione intendiamo colmare questa lacuna, attraverso la realizzazione di una guida pratica e di facile consultazione per tutti coloro che, nella nostra provincia, si trovano ad affrontare i temi della violenza e del trattamento.” Queste le parole di Amalia Bonfanti, presidente dell’associazione L’Altra Metà del Cielo – Telefono Donna di Merate, che ha aperto la serata di ieri. Insieme lei, a dare il loro importante sostegno, la dott.ssa Paola Nicolini (psicoterapeuta), l’avv. Alessandra Colombo, la dott.ssa Simona Milani (direttore Azienda Speciale Retesalute), la dott.ssa Francesca Bonacina (Assessore alle Pari Opportunità) e Lella Vitali (operatrice Telefono Donna di Merate).

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Immagini tratte dall’opuscolo

Per sconfiggere questa piaga sociale, bisogna innanzitutto conoscerla e capirla. La dott.ssa Nicolini ne ha fatto un’analisi chiara e approfondita, in grado di offrire gli elementi utili per riconoscerla ed affrontarla.
Il maltrattamento contro le donne è un fenomeno diffuso in modo omogeneo e trasversale rispetto alle culture, le etnie, i gradi di istruzione, le fasce di reddito e di età. Si può affermare dunque che appartenga più alla normalità che alla patologia. La maggior parte dei casi di violenza sulle donne, secondo le statistiche, avviene nell’ambito domestico, il luogo che paradossalmente dovrebbe evocare sicurezza, amore, protezione. La violenza è spesso perpetrata quindi proprio dal partner, fidanzato, marito o convivente. Infatti, da una statistica diffusa dal Ministero delle Pari Opportunità, risulta che in Italia, ogni tre morti violente, una riguarda donne uccise proprio dal partner. Ultimamente, di violenza domestica se ne parla in modo più assiduo anche perché scandita proprio dagli episodi che riescono ad affiorare e raggiungere l’opinione pubblica, rompendo quel muro di omertà che cela questi fatti. In virtù di questo omertoso silenzio, le statistiche che parlano di violenza sulle donne, sono notevolmente sottostimate. Leggendo i dati di una ricerca condotta dall’ISTAT, nel 2010, su un campione di 25.000 donne, solo l’8,4% degli stupri viene denunciato e nel 93,8%, la violenza subita è intrafamiliare. Il dato grave e preoccupante è che il 33,9% delle donne che subiscono violenza dal partner e il 24% di quelle che l’hanno subita per meno di un “non partner”, non denuncia la violenza subita. Purtroppo, il silenzio che avvolge questi atti, non aiuta a comprendere le dimensioni effettive di questo devastante fenomeno sociale.

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L’organizzazione mondiale della sanità definisce la violenza contro le donne come l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro sé stessi, altre persone o contro un gruppo o una comunità da cui conseguono o da cui hanno alta probabilità di conseguire lesioni, morte, danni psicologici, compromissioni nello sviluppo e depravazioni.
La violenza di genere si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico, talvolta toccandone solo uno, altre volte nello spietato mix di tutti questi aspetti. Gli episodi si ripetono nel tempo, assumendo progressivamente gravità sempre maggiori. Questo reiterato rituale “ciclo della violenza” è stato oggetto di studio da parte di Lenore E. A. Walker il quale lo ha definito come il progressivo e rovinoso vortice in cui la donna viene inghiottita dalla violenza continuativa, sistematica e quindi ciclica da parte del partner.

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Amalia Bonfanti

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La Dott.ssa Paola Nicolini

Walker ha identificato le quattro fasi nelle quali questa violenza si perpetra:
– Fase di tensione: la violenza non si manifesta in modo diretto ma è molto sottile e viene praticata attraverso la gestualità, gli atteggiamenti, la mimica e il tono della voce. Qualsiasi pretesto è valido per svalutare o insultare la donna. C’è continuamente tensione e irritazione.
– Fase di espressione della violenza: si manifesta con urla, insulti, minacce, deprivazioni di sonno, rottura di oggetti, prima che la donna sia aggredita fisicamente e si esprime attraverso spintoni, strette violente, schiaffi, pugni, calci, fino ad arrivare all’uso di armi o alla violenza sessuale. Spesso, è proprio in questa fase che la donna cerca coraggiosamente aiuto, per disperazione, per paura.
– Fase di riappacificazione: l’uomo si pente, cerca di cancellare o minimizzare il proprio comportamento, cerca di discolparsi. La donna spesso cede e si illude nel cambiamento promesso dal partner.
– Fase della luna di miele: l’uomo adotta un atteggiamento amorevole e gentile, è premuroso, attento e servizievole. È in questa fase che vengono ritirate le denunce. L’illusione di un rapporto cambiato e basato sul rispetto e sull’amore, presto darà nuovamente spazio alla tensione.

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Generalmente, quando la violenza è radicata, lo schema dei cicli descritti si ripete, spesso con un bilancio sempre più pesante rispetto al precedente episodio. Con il trascorrere del tempo, il periodo di remissione diminuisce, la soglia di tolleranza della donna aumenta, fino ad arrivare ad accettare come consuetudine normale e giustificata la violenza subita. Quando il ciclo descritto si consolida, la violenza stessa è l’unica modalità che consente all’uomo di tornare a uno stato di calma. Mantenere viva questa situazione perversa, pone la donna e anche i suoi figli in un oggettivo pericolo di vita nei casi più estremi. Cercando di tutelare i figli spesso le donne provano a minimizzare o nascondere la violenza subita, ma questo comportamento non modifica il clima di tensione e sofferenza che ristagna in famiglia. Per un bambino essere testimone di violenza ha effetti devastanti tanto quanto esserne vittima diretta. Le strategie che la donna adotta per anestetizzare il proprio dolore appaiono efficaci in un primo momento ma, successivamente, si trasformano in ulteriore disagio e malessere. Alcool, droghe o psicofarmaci, non solo non risolvono questo problema, ma indeboliscono la donna e le sue energie necessarie per affrontare la situazione. L’assuefazione a questo stato di cose aumenta il potere coercitivo dell’uomo sulla donna fino a legittimare il suo comportamento.

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Il maltrattamento è dunque un fenomeno molto complesso, classificabile, come accennato prima, in 4 diverse tipologie.
maltrattamento fisico: ogni forma di violenza che mina l’integrità fisica della donna, o le sue proprietà. L’aggressione può manifestarsi attraverso spinte, tirate di capelli, morsi, schiaffi, pugni, calci, bruciature con le sigarette, privazione di cure mediche, privazione del sonno, ecc.;
maltrattamento psicologico: ogni abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità della donna. La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia, l’isolamento, sono alcune delle form in cui si manifesta la violenza psicologica. In questa categoria rientra anche il fenomeno dello Stalking, ossia l’insieme dei comportamenti con i quali una persona affligge una donna con intrusioni e comunicazioni ripetute e indesiderate, al punto da provocargli ansia o paura
maltrattamento economico: ogni forma di privazione o controllo che limiti l’accesso all’autonomia economica della donna. Viene esercitata ostacolando la ricerca di un lavoro, sabotando ogni tentativo che pone la donna nella condizione di poter lavorare per costruirsi una indipendenza economica.
maltrattamento sessuale: ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali, senza il consenso della donna. Contrariamente a quanto si crede, la maggior parte delle violenze sessuali viene agita da persone conosciute: ex partner, amici, vicini di casa, colleghi.

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Simona Milani

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Lella Vitali

Le conseguenze sulla vittima sono devastanti, e possono riguardare le aree fondamentali della vita di un individuo: emotiva, cognitiva, somatica e comportamentale.
Per interrompere questa spirale di violenza è necessario innanzitutto riconoscere che si è vittima di maltrattamento senza minimizzare o giustificare. Chiedere aiuto è il primo coraggioso passo per riappropriarsi della propria vita. Nei centri antiviolenza, la donna trova numerose risposte e un clima di fiducia e solidarietà. Il compito delle associazioni infatti è proprio quello di accogliere la sofferenza, dare un volto e fare capire alla donna che si può avere una relazione di stima e giudizio. L’obiettivo è dunque ridare un’autonomia attraverso un’autostima, attraverso la fiducia in se stessi.
Non solo centri antiviolenza e associazioni si occupano del fenomeno, ma anche le istituzioni hanno deciso di farsi carico di questo tema. Mi sembra che in questi anni l’ambito provinciale abbia sviluppato un senso di accoglienza. Qualcosa sta veramente cambiando. Siamo riusciti a stabilire delle prassi operative che vanno al di là delle persone presenti in quel momento nel servizio” ha dichiarato la dott.ssa Simona Milani, direttore Azienda Speciale Retesalute.

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Per questo, come ha aggiunto infine Amalia Bonfanti, “è importantissimo, anzi indispensabile, non essere soli.
Durante il corso della serata sono intervenuti poi anche l’avvocato Alessandra Colombo, che ha approfondito la questione legislativa sul tema, e l’assessore alle Pari Opportunità di Lecco Francesca Bonacina, che ha illustrato i primi sviluppi del progetto S.T.A.R. – Sistema Territoriale Antiviolenza in Rete (si vedano gli articoli correlati).

Fonte: http://www.leccoonline.com/

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