monete

Lingua italiana

Navigare tra le parole

di Paolo Pivetti

 

moneta: si risale a Giunone

 

In questi tempi duri per la moneta, ormai soppiantata dal bancomat e dalle varie forme di pagamento elettronico, è bello risalire nella storia e scoprirne le nobili origini, partendo anzi da molto lontano.

Nella culla della nostra civilta, quell’ampia regione che è bagnata dal mar Mediterraneo, nei tempi antichi la ricchezza era costituita innanzitutto da greggi o da mandrie. I più poveri possedevano due pecore, quelli un po’ meno poveri una decina di capre; i ricchi un numero più o meno fitto di greggi; i re, migliaia di bestie, pecore soprattutto, e bovini. Era il tempo, avvolto nella leggenda, dei re pastori.

Nel mondo latino si chiamava pecus il gregge, e anche la singola pecora. Di qui i termini peculium e pecunia, cioè l’insieme del bestiame posseduto, che poi vennero a significare per estensione averi, ricchezze. Nella nostra lingua è rimasto il termine dotto, oggi usato a volte ironicamente, pecunia o peculio; mentre rimangono nell’uso gli aggettivi derivati: peculiare, che significa “proprio” dunque “particolare”; e pecuniario, come in “pena pecuniaria “ per dire multa.

Secondo la leggenda, fu Servio Tullio, il quinto dei sette re di Roma, a coniare le prime monete in metallo, e volle che vi fosse incisa l’immagine di una pecora. Da questa immagine si chiamò pecunia la moneta stessa. Ma come si è passati da pecunia a moneta?

Qui dobbiamo scomodare una dea, nientemeno che a Giunone, la più potente delle dee, moglie di Giove e “first lady” dell’Olimpo. Giunone, Juno in latino, era veneratissima, le venivano riconosciute le più diverse virtù. C’era Juno Regina, la cui statua troneggiava nel Campidoglio accanto a quella del sommo Giove (Jupiter); c’era Juno Lucina, dea della luce, invocata particolarmente durante il parto; e Juno Pronuba, che favoriva i matrimoni (l’aggettivo pronubus deriva da  pro nuptiis, cioè “a favore delle nozze”; da cui anche in italiano, pronubo). E c’era in fine Juno Moneta, che vuol dire alla lettera “ammonitrice”, dal verbo “monere”, consigliare: si ricorreva a lei tutte le volte che c’era un grave dubbio da risolvere, come dire Giunone del Buon Consiglio.

Sul Campidoglio, proprio nel punto dove oggi sorge la basilica dell’Aracoeli, era stato eretto a questa particolare Giunone un tempio che il popolo chiamava brevemente Moneta; e accanto a questo tempio si costruì la prima zecca di Roma, che presto fu indicata col nome stesso di moneta. E proprio questo termine alla fine passò a indicare addirittura il prodotto della zecca, cioè il denaro che vi si coniava. È arrivato tal quale fino a noi.