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Lingua italiana

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di Paolo Pivetti

 

vernice: un nome da regina

 

Berenice fu il nome di un’antica regina, vissuta nel III secolo avanti Cristo. E con questo siamo già sulla buona strada per arrivare  alla conclusione della storia: si può intuire facilmente la derivazione di vernice da Berenice con la trasformazione della b iniziale in v e la caduta di quella e che stava tra due consonanti. Però in questa storia la cosa interessante non è la conclusione ma l’intreccio, la strana vicenda che ha portato il nome di una regina a trasformarsi in quello di una sostanza liquida e densa che tutti ben conosciamo, colorata o incolore che sia, e che si spalma su varie superficie per proteggerle o decorarle.

Berenice è un nome latino ma di origine greca: dal greco classico Pherenike, alla lettera “che porta alla vittoria”, composto dalla fusione del verbo phèrein, portare, con il nome nike, vittoria, e di qui, per successiva evoluzione, divenuto Berenike.

“Apportatrice di vittoria” fu dunque un nome bene augurante, e la nostra Berenike (alla greca) o Berenice (alla latina), se ne fregiò mentre regnava sulla Cirenaica, che allora apparteneva al regno d’Egitto (oggi è una tormentata regione della Libia). Sulla vita e la morte di Berenice fiorirono leggende: uccisa da un figlio per contrasti ereditari, la sua chioma fu portata in cielo, dove infatti esiste una costellazione detta la Chioma di Berenice.

Tornando alla storia, Berenice fondò, sui ruderi di un insediamento antico, una città in riva al Mediterraneo, cui diede il suo stesso nome, e che tra parentesi corrisponde all’attuale Bengàsi.

Da questa Berenice cirenaica, che era uno dei maggiori porti commerciali del Mediterraneo, i Romani importavano grossi quantitativi di una resina di colore giallo, la sandracca, che loro chiamavano sandaràca derivando il nome dal greco sandaràke, e che si estraeva da una pianta conifera molto diffusa su quelle terre, il ginepro articolato (Tetraclinis articulata). La sandracca, molto simile alla gommalacca, veniva ridotta in polvere; poi, con l’aggiunta di speciali oli, se ne otteneva una mistura che, arricchita di sostanze coloranti, si poteva applicare col pennello su vari materiali, e oltre ad una funzione decorativa, ne assumeva una protettiva. Per dare un nome a questa mistura finale i Romani risalirono alla città d’origine della sandaraca, cioè Berenicem. Quando il latino a poco a poco si trasformò in italiano, ecco il pasaggio berenicem – verenicem – vernicem – vernice (i nomi italiani derivano di solito dal caso accusativo latino).

Ecco dunque come una regina, per le vicissitudini avventurose della lingua, può finire liquefatta, inscatolata e poi messa in vendita in un colorificio.